Il Governo spara sui maestri

di Andrea Tomasi

Non proprio un bel segno quando il Governo uccide i propri insegnanti. Succede in Messico, per l’esattezza a Oaxaca, nel sud del Paese. Durante una manifestazione pubblica la polizia ha sparato ai maestri. Dieci sono morti. «Secondo il bilancio ufficiale, vi sarebbero 6 morti, 51 feriti e 25 detenuti. Le cifre delle organizzazioni popolari parlano invece di 10 morti, oltre un centinaio di feriti e di arresti indiscriminati. I maestri hanno pubblicato i nomi di 9 persone uccise, la decima non è stata ancora identificata» racconta Gearaldina Colotti dalle pagine del Manifesto. Domenica 24 luglio le forze dell’ordine hanno fatto fuoco nella notte. I docenti – è stata la spiegazione – hanno sparato per primi e sono «infiltrati da gruppi radicali». Dall’altra parte si fa notare invece che in città erano presenti cecchini e agenti speciali con armi di grosso calibro: presenze che si sono notate fin dall’inizio della mobilitazione popolare, indetta per protestare contro le politiche neoliberiste. Sabato 23 maestri della Coordinadora Nacional de Trabajadores del Estado (Cnte) di Oaxaca hanno promosso marce e blocchi stradali: una protesta sostenuta anche da operai studenti. Un’operazione di opposizione democratica contro le decisioni firmate da Enrique Peña Nieto, presidente del Messico. Prima delle uccisioni goverantive 500 maestri erano stati attaccati da 800 effettivi della polizia federale a Salina Cruz (Oaxaca). La Coordinadora è sul piede di guerra dal 15 maggio. Obiettivo: la difesa della scuola pubblica. Sono state organizzate marce nella capitale. «Nonostante la linea dura scelta dalle autorità statali e federali che hanno minacciato di sostituire i docenti in lotta, in alcuni stati lo sciopero ha interessato il 95% degli istituti prescolari, elementari e secondarie». La Cnte è uno dei sindacati latinoamericani più combattivi ha 200mila iscritti in tutto il Messico, 80mila solo ad Oaxaca. Contesta la riforma della scuola, avviata nel 2013 che, tra le altre cose, prevede la «valutazione obbligatoria dei maestri come condizione per l’accesso al lavoro, a un miglior salario e ad avanzamenti di carriera e per la loro permanenza nel sistema educativo». Un provvedimento – dicono i sindacalisti impegnati nella lotta – che ha già provocato migliaia di licenziamenti (sono 9.000 – si dice – i posti di lavoro a rischio). Sono centinaia le adesioni di intellettuali ad una petizione per sostenere le ragioni dei docenti. Nell’appello si legge che è in corso, da parte del Governo, di una «una campagna di discredito» contro gli insegnanti che si oppongono al cambiamento delle regole contrattuali. Si parla di «brutale repressione». Nel documento si chiede al presidente Peña Nieto di «rispondere alle giuste rivendicazioni della Cnte», di «liberare i prigionieri politici» e di garantire la sicurezza «delle migliaia di persone che si sono mobilitate contro la riforma educativa». Secondo il rapporto 2015-2016 di Amnesty International in Messico – dove governa il «Partito rivoluzionario istituzionale – hanno continuato a verificarsi in maniera diffusa sia le sparizioni forzate con il coinvolgimento dello stato sia le sparizioni per mano di attori non statali. A fine anno, il governo ha riferito che le persone date per disperse erano 27.638 (20.203 uomini e 7.435 donne) ma non ha specificato quante di queste fossero vittime di sparizione forzata. «Nei pochi casi in cui tali episodi sono stati indagati dalle autorità giudiziarie, i procedimenti si sono dimostrati generalmente viziati e le autorità non si sono impegnate per cercare le vittime. L’impunità per questi reati è rimasta pressoché assoluta. A ottobre, la procuratrice generale della repubblica ha creato uno speciale ufficio giudiziario con l’incarico di esaminare i casi di persone vittime di sparizione o date per disperse». E ancora: «In Messico il ricorso alla tortura e ad altri trattamenti crudeli, disumani e degradanti da parte dell’esercito e delle forze di sicurezza è un fenomeno diffuso, così come l’impunità di cui godono i responsabili (…) Tortura e maltrattamenti sono aumentati, la Commissione nazionale dei diritti umani ha ricevuto più di 7000 denunce verso ufficiali federali tra il 2000 e il 2013. Molte altre denunce sono state probabilmente presentate presso le diverse commissioni dei diritti umani a livello statale, ma non esistono dati ufficiali a riguardo».

 

Messico, la polizia spara ai maestri, dieci morti

https://it.wikipedia.org/wiki/Enrique_Pe%C3%B1a_Nieto

messico

foto tratta da www.milanolatinfestival.it

 

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