Il pianeta protagonista all’Onu

''Siamo in piena emergenza climatica' - dice il Segretario generale  Antonio Guterres - e per questo non abbiamo tempo da perdere''. Per il 12 dicembre Nazioni Unite e Gran Bretagna organizzeranno un summit mondiale per celebrare i cinque anni dell'Accordo di Parigi

di Gianna Pontecorboli da New York

Per 51 milioni e mezzo di persone in tutto il Mondo, la crisi del Covid 19 è stata resa ancor più drammatica da inondazioni, fuochi e uragani. E i danni provocati dal riscaldamento del pianeta hanno toccato senza distinzioni le regioni più’ povere e le più’ ricche. Oltre due milioni di persone sono state minacciate dagli indomabili incendi sulle coste della California,, mentre altri 437 milioni di esseri umani, tra le popolazioni più’ vulnerabili, sono stati esposti ai danni di una calura estrema. Questi dati, contenuti nel drammatico rapporto della Croce Rossa Internazionale presentato mercoledi alla stampa internazionale, hanno fatto da base, il giorno seguente, per la tavola rotonda ad alto livello sui cambiamenti climatici organizzata al Palazzo di Vetro in occasione delle settimana ministeriale dell’Assemblea Generale .

”Le cifre confermano quanto già sapevamo dai nostri volonterosi volontari in prima linea ”ha spiegato il presidente della Croce Rossa Internazionale, Francesco Rocca,”la crisi climatica non e’ stata fermata dal Covid-19 e milioni di persone hanno sofferto per la coincidenza delle due crisi. Non abbiamo altra scelta che quella di confrontarle contemporaneamente”. ”Siamo in piena emergenza climatica”, gli ha fatto eco il Segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres,” e per questo non abbiamo tempo da perdere”.

In una sessione dell’Assemblea Generale all’insegna della preoccupazione e del pessimismo per la drammatica situazione internazionale, la questione dei cambiamenti climatici ha senza dubbio rappresentato uno degli argomenti di punta e uno dei più’ controversi. E ad aprire la strada per un discorso più ampio è stata principalmente l’inaspettata posizione della Cina, che ha annunciato che il Paese che oggi produce il 28 per cento delle emissioni globali si impegnerà raggiungere la ”neutralità’ del carbone” entro il 2060. Dimenticando la vecchia posizione che voleva la Cina al riparo, come Paese in via di sviluppo, dall’obbligo di ridurre le emissioni, la dichiarazione di Xi-Jinping ha allineato Pechino con la posizione degli altri 60 Paesi che si sono già impegnati a farlo entro il 2050. ”L’umanità’ non può più ignorare i ripetuti avvertimenti della natura”, ha detto il Presidente cinese nel suo discorso di fronte all’Assemblea Generale. La clamorosa svolta, che per la prima volta ha messo la Cina in una posizione di leadership nella lotta ai cambiamenti climatici, è stata accolta con un certo scetticismo da molti degli osservatori, anche per la mancanza di dati pratici concreti, ma ha sicuramente rappresentato una spinta all’azione collettiva. Accanto alla nuova posizione cinese, inoltre, vi e’ stato l’impegno dell’Europa a ridurre entro dieci anni le proprie emissioni del 55 per cento rispetto ai livelli del 1990.

L’insieme dei nuovi sviluppi ha avuto un effetto di spinta ed è stata sicuramente una delle ragioni per cui la lotta ai cambiamenti climatici è stata uno degli argomenti su cui un numero crescente di leader si sono trovati nei giorni scorsi d’accordo nel chiedere un’azione pratica, rapida e coordinata . ”Nessuno può’ dire che non eravamo stati avvertiti, ce la faremo”, ha promesso aprendo la tavola rotonda il primo ministro inglese Boris Johnson.

L’evento è stato l’occasione per annunciare che il prossimo 12 dicembre le Nazioni Unite e la Gran Bretagna organizzeranno un summit mondiale sul clima per celebrare i cinque anni dell’Accordo di Parigi e in vista della Cop26 prevista per l’anno prossimo a Glasgow. Al summit, secondo quanto è trapelato, dovrebbero partecipare ”i leader mondiali che hanno mostrato di essere più ambiziosi sul clima. In dubbio, ha notato qualcuno, potrebbe essere la partecipazione di Donald Trump, che ha fatto uscire gli Stati Uniti dagli accordi di Parigi. In vista del summit di dicembre, l’enfasi è rimasta, per tutti gli oratori, sulle soluzioni pratiche che gli Stati piccoli e grandi potrebbero trovare nei prossimi anni per ridurre le emissioni di ossido di carbonio e sulle risorse finanziarie e tecnologiche necessarie per farlo. E sull’impegno che anche la società civile dovrà dare nella lotta, sia nei Paesi sviluppati sia nelle regioni più povere e minacciate.

Antonio Guterres, da parte sua, ha indicato con chiarezza le sei diverse azioni concrete necessarie per superare una crisi globale, dalla fine degli investimenti nelle industrie inquinanti, al supporto ai posti di lavoro e a all’economia verde. ”Tutti i Paesi devono avere il proprio piano per garantire una transizione”, ha chiesto ai partecipanti. L’appuntamento per presentarlo nei dettagli, al di là delle parole, è ora a pochi mesi di distanza, ma sarà un periodo comunque lunghissimo per chi ha dovuto lasciare le proprie case, per un incendio o una carestia.

In copertina foto di Li-An Lim (Unsplash)

Tags:

Ads

You May Also Like

“Restart”, la rinascita degli studenti armeni

Nel nuovo movimento dal basso crescono i futuri giovani leader del Paese

di Teresa Di Mauro Yerevan – E’ con la rivoluzione di velluto, lo scorso aprile, ...

Repubblica Centrafricana, la morte non sempre fa notizia

di Raffaele Crocco Qualche giorno fa, era l’8 giugno, la giornata laggiù era dedicata ...

L’Africa prima vittima del riscaldamento globale

Ma è responsabile solo del 4 percento delle emissioni. Il silenzio dei media

Nell’indagine della World Metereological Organization delle Nazioni Unite, nel “Rapporto sul clima globale 201” ...