Il successo della tregua di Eid

In Afghanistan si torna a combattere ma il cessate il fuoco ha funzionato. Aprendo uno spiraglio nella guerra infinita

I combattimenti sono ripresi in Afghanistan dopo la fine della tregua tra governo e guerriglia ma un bilancio si può forse iniziare a fare proprio mentre la marcia per la pace spontanea partita dall’Helmand 38 giorni fa è arrivata (ieri mattina) a Kabul per sottolineare la necessità di un prolungamento del cessate il fuoco.

Come è noto, il presidente Ashraf Ghani aveva ha lanciato la proposta di otto giorni di cessate il fuoco a cavallo di Eid el-fitr, la festa che celebra la fine del digiuno rituale. I talebani avevano aderito all’idea per soli tre giorni (da giovedi notte a domenica notte). Ghani in seguito si è però spinto a proporre un prolungamento della tregua chiedendo di aderire anche ai turbanti in armi. I talebani però hanno rifiutato, chiarendo che la loro non era stata una decisione dovuta all’appello del governo ma una scelta autonoma che comunque prevedeva una tregua solo con gli afgani e non con gli stranieri. Da ieri dunque riprende la guerra contro invasori e “puppet” locali. Ma il dato resta.

La tregua ha funzionato con scene incredibili di abbracci e strette di mano tra talebani e parenti ma anche con soldati e ufficiali dell’esercito. Molti di loro (35mila dice il governo) sono entrati nelle città e nei villaggi – dove da anni non possono mettere piede – aderendo alla richiesta che non lo facessero armati. La tregua ha tenuto e, trattandosi della prima in assoluto, si conferma un successo totale. La speranza di un prolungamento era appunto una speranza e può anche darsi che abbiano influito i due attentati nella provincia di Nangarhar (uno dei quali rivendicato dallo Stato islamico) che hanno ucciso civili, soldati e talebani facendo scattare, da quel momento, il divieto per i guerriglieri di recarsi a incontri con parenti o soldati. Lo Stato islamico ce l’ha messa tutta per far deragliare questa anticamera di uno spazio negoziale, ma le sue stragi hanno solo un effetto tattico e in realtà rafforzano il desiderio di pace.
Un desiderio che è ormai esploso pubblicamente e di cui la marcia di circa 800 chilometri dall’Helmand è il segno. La gente comune vuole la pace, dall’Helmand a Kunduz, da Herat a Kabul. Le donne di Helmand ieri hanno chiesto ai talebani di aderire al prolungamento della tregua e gli attivisti della marcia sono pronti a consegnare a governo e talebani un piano in 4 punti: estensione del cessate il fuoco; colloqui di pace tra governo e talebani; accordo su leggi condivise; ritiro delle truppe straniere. Un programma chiaro, condivisibile e accettabile.

Cosa succederà adesso? Un successo raggiunto non è per forza l’apertura di una road map senza intoppi ma se la tregua ha funzionato è anche perché la gente comune si è data da fare: marciando, protestando, alzando la voce, reiterando le richieste. La saggezza imporrebbe a governo e talebani – ma anche alle forze di occupazione – di capire che l’occasione è storica. Che bisogna agire con prudenza e facendo tacere le armi.

Nell’immagine di copertina un biglietto augurale disegnato da Nidhi Mishra per Indian Express che celebra la fine del Ramadan

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