Il tempo delle minacce. Il punto

Si combatte in Ucraina, nel Mar Rosso, a Gaza. Anche se qualche segnale fa sperare

di Raffaele Crocco

E’ il tempo delle minacce, su questo non c’è dubbio. Ad esempio, quelle che l’inviato russo alle Nazioni Unite, Vasily Nebenzya, ha lanciato contro Israele e il cosiddetto Occidente in genere. Ha detto, Nebenzya, che “comporterebbe conseguenze politiche una possibile fornitura di sistemi di difesa aerea Patriot da parte di Israele all’Ucraina”. In ogni caso, ha aggiunto mostrando metaforicamente i muscoli, “le armi, indipendentemente da chi le invierà in Ucraina, alla fine verranno distrutte, proprio come quelle provenienti dall’Occidente e dagli Stati Uniti”.
E’ il segno di come le guerre regionali abbiano, in questa fase della storia umana, matrici planetarie e legami comuni. Nelle parole dell’inviato russo all’Onu c’è netta la spaccatura fra “antagonisti” e “filoamericani”, sempre più impegnati a contendersi rotte mercantili, commerci, risorse e controllo anche culturale del Pianeta. Nell’Ucraina invasa da più di 27 mesi dalla Russia di Putin, la guerra continua crudele. Il numero dei morti in divisa, fra le due parti, sta diventando impressionante e ai civili non va meglio. Le città, gli snodi ferroviari e stradali, le centrali elettrice e idriche continuano ad essere colpite, rendendo difficile la situazione della popolazione.

A Kiev dovrebbero arrivare a breve i tanto desiderati caccia intercettori F16. Il Presidente Zelensky li sta chiedendo agli alleati europei e statunitensi dall’inizio della guerra. Ora, i Paesi Bassi hanno finalizzato le licenze di esportazione per la flotta di aerei da combattimento F-16, che saranno consegnati all’Ucraina. Lo ha annunciato in settimana il ministro della Difesa, Kajsa Ollongren. Verranno consegnati a Kiev 24 jet di quarta generazione, fabbricati negli Stati Uniti. Per ragioni di sicurezza, non è stata rivelata la data esatta della consegna. Nel frattempo, sul piano puramente militare, si registrano gli attacchi russi all’aeroporto militare di Myrhorod, nella regione di Poltava. Ci sono stati morti e sarebbero stati danneggiati alcuni aerei SU-27. Alcune emittenti russe hanno mandato in onda i filmati dell’attacco.

In settimana, l’allarme antiaereo è spesso scattato in quattro regioni: Kiev, Poltava, Sumy, e Chernihiv. Alcuni bombardamenti sul Donestsk e sulla città di Ukrainsk hanno provocato morti e feriti fra la popolazione.  Si combatte ancora anche a Gaza, dopo quasi 9 mesi. L’esercito israeliano afferma di avere praticamente distrutto la forza armata di Hamas, che nel frattempo, assieme alla Jihad islamica, ha respinto il piano statunitense per la tregua. Hamas chiede “lo stop totale all’aggressione israeliana nella Striscia di Gaza”. Una richiesta che arriva mentre si continuano a contare i morti per i raid israeliani nella Striscia e la popolazione continua a fuggire. Inoltre, un altro comandante hezbollah è stato ucciso in settimana nel Sud del Libano.

Nonostante la risposta negativa, Washington non ha chiuso la porta. Alcune, ma non tutte, le richieste di Hamas sono “realizzabili”, ha spiegato il segretario di Stato Usa, Antony Blinken. “Gli Stati Uniti – ha aggiunto – lavoreranno per chiudere l’accordo per il cessate il fuoco a Gaza e presenteranno proposte concrete per il dopoguerra entro poche settimane”. Dopoguerra che, ora, anche il governo Netanyahu vede un po’ diverso, aprendo alla possibilità che siano i palestinesi, attraverso l’Autorità nazionale palestinese, ad autogovernarsi. Una scelta che tenta di ammorbidire il dissenso e la condanna internazionali attorno all’operato del governo israeliano. Nei giorni scorsi, la Commissione d’inchiesta creata dal Consiglio Onu sui Diritti Umani ha spiegato di ritenere che “nel quadro dell’offensiva israeliana a Gaza sono stati commessi crimini contro l’umanità, in particolare di sterminio, persecuzione di genere contro uomini e ragazzi palestinesi, omicidio, trasferimento forzato, tortura e trattamenti inumani e crudeli”. Parole durissime per Tel Aviv.

Poco distante, si continua a combattere nel Mar Rosso. Le forze statunitensi hanno abbattuto almeno tre droni marittimi del gruppo yemenita filo-iraniano Houthi. Erano desinati a colpire delle navi mercantili filoisraeliane. Anche laggiù, la guerra fra bande per controllo del Mondo sembra non dover finire mai.

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