In carcere il fotoreporter Mauro Donato

Il fotoreporter stava lavorando ad un progetto sulla migrazione lungo la rotta balcanica

Mauro Donato è in carcere in Serbia dal 21 marzo. La sua colpa (vera) è quella di essere un fotoreporter. Una figura scomoda che da tempo segue la rotta balcanica a fianco dei migranti che la percorrono. Raccoglie storie, fissa immagini che rimarranno e andranno ad ampliare il suo lavoro: Exodus rotte migratorie, storie di persone, arrivi, inclusione.  Un grosso progetto di informazione e sensibilizzazione sul tema delle migrazioni al cui lavora insieme a Regione Piemonte.

La sua colpa (inventata) è stata quella di aver aggredito due persone. L’accusa è già ampiamente smentita dai testimoni.

Sul caso si sono espresse anche l’Assemblea dei CdR e dei Fiduciari della Rai, l’Usigrai, l’Fnsi e  l’Associazione Stampa Subalpina per richiedere alle autorità italiane di intensificare le pressioni sul governo serbo.

Prima dell’arresto di Donato l’Osservatorio Balcani Caucaso aveva denunciato tramite una pubblicazione prodotta nell’ambito del progetto European Centre for Press and Media Freedom, cofinanziato dalla Commissione europea, la situazione di scarsa libertà dei media e la sicurezza dei giornalisti in Serbia.

Il documento, scritto da Antonela Riha, dipingeva un quadro fatto di attacchi e minacce contro i professionisti dell’informazione.

Secondo i dati dell’Associazione indipendente dei giornalisti della Serbia (NUNS), nei primi mesi del 2018 sono stati segnalati 15 casi di attacchi fisici, gravi minacce e pressioni contro i giornalisti. Nel 2017 sono stati registrati invece 92 casi. Le vittime non possono contare su un’adeguata tutela giudiziaria.

In uno studio condotto dalla Fondazione Slavko Ćuruvija, dal titolo “Controllo e libertà dei media: testimonianze dei giornalisti” emerge   che il 74% dei giornalisti in Serbia “ritiene che vi siano seri ostacoli all’esercizio della libertà di stampa, o che non ne esistano nemmeno i presupposti”, e che la situazione sia peggiorata negli ultimi cinque anni, mentre quasi due terzi dei giornalisti intervistati ritengono che “i media siano perlopiù controllati dall’establishment politico”.

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