Dal Venezuela in crisi

Emergenza umanitaria senza precedenti: milioni di poveri e di rifugiati. Intervista a  Marcelo Garcia Dalla Costa, responsabile dell’unità di urgenza di Intersos

Sul grande Paese latinoamericano e sulla sua crisi, abbiamo intervistato Marcelo Garcia Dalla Costa, responsabile dell’unità di urgenza di Intersos, appena rientrato dal Venezuela, attraversato da una crisi economica e sociale.

In generale, quali sono le condizioni di vita in Venezuela?  E  dall’osservatorio di Intersos, quali sensazioni hai dello stato d’animo generale, e dell’appoggio o delle critiche al governo?

“Sebbene la crisi umanitaria sia presente in Venezuela da ormai più di cinque anni, il paese ha ancora più che mai bisogno di aiuto. “

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Circa 5 milioni di persone, il 10% della popolazione totale, è stata costretta a lasciare il proprio paese per cercare migliori opportunità di vita e lavorative nel resto dell’America Latina. Tra i venezuelani rimasti nel paese, ben sette  milioni vivono in stato di grave necessità, stando alle stime dell’OCHA (l’Ufficio della Nazioni Unite per il Coordinamento degli Affari Umanitari) e la maggior parte di essi sono anziani e neonati. Il 60% di coloro che fuggono sono invece donne e bambini. Le condizioni di vita rimangono quindi estremamente basse, e una grande porzione della popolazione non ha accesso a servizi di base come elettricità, servizi igienici di base e cibo. Inoltre, la prolungata crisi politica del paese, che vede il potere esecutivo e legislativo scontrarsi ormai da anni, ha ripercussioni reali su tutti i settori della vita pubblica, se si pensa per esempio alla forzata dollarizzazione del Bolívar che ha reso ancora più inaccessibili per la popolazione vulnerabile beni di prima necessità. Comprensibilmente, la popolazione è stremata dall’insieme delle conseguenze che la crisi ha portato, e rassegnata alla possibilità di miglioramenti nel breve termine”. 

Un commento sul possibile futuro del Paese 

“Lo stato venezuelano è attualmente in grande difficoltà, sia dal punto di vista economico sia politico, ma soprattutto da quello umanitario. L’apparato statale è largamente assente in quanto alla capacità di fornire i servizi di base (educazione, salute, forniture di acqua, luce e gas, etc) alla popolazione locale, ad eccezione del distretto capitale di Caracas e quello di Miranda. Di conseguenza, quasi tutto il Paese si trova a vivere una crisi umanitaria senza precedenti. In particolare poi, le fasce della popolazione che risultano più a rischio sono le popolazioni locali al confine amazzonico con Colombia e Brasile e i migranti in transito verso i confini per poter uscire dal paese. Il futuro resta quindi incerto, ma c’è sicuramente la necessità di venire a capo dell’agognata crisi politica a livello nazionale, e di continuare a contribuire con aiuti umanitari al miglioramento delle condizioni di vita fino a che non si raggiungerà un livello adatto di stabilità della nazione.” 

“Intersos risponde a questa crisi intervenendo sia in Venezuela che in Colombia, in particolare nei territori di frontiera. I numeri di questa crisi sono paragonabili a quelli della crisi Siriana anche se nessuno in Europa conosce la gravità della situazione venezuelana. Quello a cui si assiste al confine tra i due paesi è un flusso di gente disperata che scappa dalla povertà del Venezuela ma che arrivata in Colombia o nel resto della regione, spesso senza documenti e tramite passaggi illegali controllati da gruppi armati, si ritrova in una situazione di ulteriore vulnerabilità e senza diritto di accesso ai servizi essenziali di base. La maggior parte di loro si ritrova a vivere per strada e nei vari insediamenti informali senza accesso ai servizi sanitari fondamentali, garantiti solo a chi riesce a fare la richiesta formale di asilo. Si tratta purtroppo di pochi e limitati casi poiché la procedura burocratica, già molto complessa e lunga di per sé per i venezuelani, è stata complicata dall’emergenza Covid-19.  Tra queste persone ci sono anche tanti colombiani che avevano cercato rifugio in Venezuela dalle violenze e dal conflitto, e che ora vogliono ritornare nel loro Paese; dove però non hanno più nulla. Inoltre, alla frontiera si incontrano anche molti pendolari e venezuelani che vogliono tornare indietro, avendo perso le loro entrate economiche e lavoro informale come conseguenza del lockdown e delle misure contro il Covid-19.” 

A questo proposito ed in una situazione così complessa di emergenza sociale e sanitaria, Intersos ha attivato progetti a sostegno della popolazione venezuelana sia in Venezuela sia in Colombia?

“In Venezuela, negli stati di Tachira, Apure e Merida, un team di Intersos costituto da personale internazionale e operatori locali, si occupa in particolare di protezione dell’infanzia, di salute e accesso all’acqua e ai servizi igienici negli ambulatori sanitari pubblici. Inoltre, con il supporto di Unicef sono stati attivati in alcuni ospedali dei sistemi di “defensoria hospitalaria” per dare supporto psicologico e legale per i bambini senza documenti, per quelli vittime di abusi e per i minori non accompagnati per i quali si attivano sistemi per il ricongiungimento con le famiglie o per la collocazione in centri o famiglie adottive. Per quanto riguarda nello specifico i progetti legati alla salute le attività di Intersos consistono nella formazione del personale sanitario che lavora nei centri di salute statali e nel frattempo si negozia ad accordo quadro con le autorità venezuelane per fornire a nove ambulatori statali medicine, macchinari e materiale sanitario. Inoltre, si attiveranno dei servizi integrati di salute e protezione attraverso tre cliniche mobile con personale medico e degli psicologi.“

“In Colombia il lavoro di Intersos è invece al momento più improntato sulla protezione dei migranti e rifugiati ma anche degli sfollati interni vittime del conflitto. Nello specifico Intersos  assicura supporto psicologico, si occupa di assistenza e supporto legale dei migranti e ai più bisognosi fornisce anche voucher per spese affrontare spese mediche o per pagare l’affitto in caso di emergenza. A dicembre scorso è partito anche un nuovo progetto per la distribuzione di Kit igienico-sanitari e voucher monetari nella zona di confine tra Colombia e Venezuela perché se già prima le condizioni di vita per i migranti venezuelani erano drammatiche, adesso, con il Covid-19, sono molto peggiorate.”

(Red/Ma. Sa.)

In copertina una mappa del Venezuela 

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