Iraq: civili in fuga, da anni

 

Unhcr / R. Nuri

 

L’avanzata degli jihadisti dello Stato islamico dell’Iraq e del Levante (Isis) ha costretto in pochi giorni alla fuga  500mila civili iracheni. Scappano da Mosul – città del nord dell’Iraq caduta nelle mani dei miliziani sunniti – cercando di raggiungere la Regione autonoma del Kurdistan, considerata  ad oggi più sicura.

“Le persone arrivano visibilmente in preda al panico – spiegano i funzionari dell’Unhcr – stipate su auto e autobus sotto il sole cocente, mentre migliaia sono a piedi. Fuggono con i vestiti in spalla, un po’ di soldi e nient’altro. Arrivano ai posti di blocco senza sapere dove andare e come pagare le spese”.

Un esodo di massa che prosegue in queste ore e che aggrava la già drammatica condizione che i civili iracheni vivono da anni.

Secondo i dati dell’Alto Commissariato per i Rifugiati, relativi al 2013, nel Paese sono presenti oltre 1 milione di sfollati interni.  All’inizio dell’anno la migrazione forzata di civili in fuga dai combattimenti ha interessato la regione di Anbar, nell’Iraq occidentale, con oltre mezzo milione di profughi. Ma è tutto il Paese a non trovare pace e stabilità.

Il sito internet dell’organizzazione indipendente Iraq Body Count, rende pubblico il numero di civili iracheni uccisi dalle violenze, mese per mese, dall’invasione anglo-americana  del 2003 ad oggi.Dall’inizio del 2014 al mese di giugno sono stati uccisi oltre 5.800 civili, nel 2013 oltre 9.000 (più di mille solo nel mese di settembre, uno dei più sanguinosi).  Per fare un passo indietro, nel 2008 le vittime civili sono state oltre 10.000. Più di 5.000 nel 2009.

Attentati e violenze di ogni tipo hanno attraversato l’Iraq negli ultimi 11 anni, lontano dall’attenzione dei media e nonostante la fine della guerra annunciata ufficialmente nel 2003 dall’allora presidente statunitense George Bush.

 

Unhcr / R. Nuri

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