Kenya, addio all’uomo degli elefanti

di Andrea Tomasi

Alla fine ci sono riusciti. L’uomo che sussurrava agli elefanti e ai rinoceronti non c’è più. Il nemico giurato dei bracconieri, dei «cercatori di avorio», è stato eliminato. Esultano i commercianti della preziosa materia, ricavata dalle zanne degli animali.

Lui si chiamava Esmond Bradley Martin. Americano, settantacinquenne, è stato trovato morto in Kenya. Un taglio sul collo. La moglie lo ha trovato in un lago si sangue nella sua abitazione di Nairobi.

La polizia parla di «rapina andata male». O andata benissimo se la si vuole guardare con gli occhi di chi vedeva in lui – un’icona dell’ambientalismo militante in Africa, una bandiera nel mondo – era divnetato un ostacolo ingombrante.

«Bradley Martin – ricorda l’Ansa – ha trascorso decenni rischiando la vita per documentare segretamente le vendite illegali di avorio e corni di rinoceronte, viaggiando in Cina, Vietnam e Laos, spacciandosi per compratore e contribuendo a stabilire i prezzi del mercato nero. Era arrivato in Kenya dagli Stati Uniti negli anni ‘70, durante un’impennata nelle uccisioni di elefanti per l’avorio».

Il suo lavoro sui mercati illegali della fauna selvatica ha contribuito a spingere la Cina a vietare il commercio di corno di rinoceronte negli anni 90 e le vendite di avorio.

Insomma la sua scomparsa, anche se adesso entrerà nel mito dell’animalismo mondiale, non verrà pianta da chi vedeva in lui solo un abile scocciatore.

È anche merito del suo lavoro che alcuni mercati dei avorio, ancora legali, sono stati chiusi. La sua presenza è stata di richiamo per i media stranieri e nazionali, che non si occupavano di crimini contro la fauna selvatica.

«Il suo lavoro – si legge sul sito GreenMe – in Cina è ampiamente riconosciuto per aver incentivato a vietare il commercio di avorio nel Paese e la vendita di corno di rinoceronte negli anni ‘90».

Grazie a lui è stata fatta luce sul contrabbando di rinoceronti e avorio in Kenya e sul commercio in Cina, Vietnam e Laos. «Soprattutto negli ultimi anni aveva lavorato in questi tre Paesi con la collaboratrice Lucy Vigne, fingendosi compratori di avorio e andando in posti in cui pochi avrebbero osato mettere piede. In un casinò gestito da cinesi in Laos, la strana coppia è venuta a contatto con gangster, spacciatori di droga e trafficanti di persone, pistole e animali selvatici».

Di questa denuncia restano molti documenti, anche fotografici e video. E sul terreno purtroppo restano le carcasse degli animali che non è riuscito a salvare da solo.

L’associazione ambientalista «Save the Elephants» dice che tra il 2002 e il 2011 (Maisels et al 2013) la popolazione di elefanti del mondo è stata quasi decimata: una riduzione del 62%. Tra il 2010 e il 2012 sono stati uccisi 100.000 elefanti.

In Africa sono rimasti in vita 350.000 elefanti (dati 2016). L’organizzazione non governativa «Burn the Ivory» fa sapere che ogni anno gli esemplari ammazzati sono circa 35.000. «L’elefante africano sarà completamente estinto entro 10 anni».

«Nonostante la CITES-Convention on International Trade in Endangered Species (Convenzione sul commercio internazionale delle specie minacciate di estinzione) – conosciuta come la Convenzione di Washington – per la protezione di 35mila specie di piante e animali o parti di esse che rischiano l’estinzione, il commercio di avorio continua senza sosta».

Per fermare il massacro, l’allora presidente Daniel Arap Moi decise di mettere al bando l’avorio attraverso un’azione esemplare: un grande falò con il motto “Una Nazione rende omaggio ai suoi elefanti”. Per dare un esempio contro il traffico di avorio e per salvare gli elefanti rimasti, il 18 luglio del 1989, inaugurò un luogo speciale nel Nairobi National Park: l’Ivory Burning Memorial Site, il Memoriale dove l’avorio diventa cenere.

Come avvenuto in Kenya nel 1989 (dove l’avorio è stato messo al bando con un grande simbolico falò di zanne, voluto dall’allora presidente Daniel Arap Moi), altri Paesi hanno agito, almeno sul versante formale: «Lo Zambia nel 1992 ne ha distrutte 9,5 tonnellate; seguito dal Gabon nel 2012 con 4,8; le Filippine, 5 nel 2013; gli Stati Uniti, 6 tonnellate nel 2013; la Cina, 6 tonnellate all’inizio del 2014; nel febbraio del 2014 Francia e Chad, rispettivamente con 6 e 1,1 tonnellate e il Belgio che nel mese di aprile del 2014 ne ha distrutte 1,5 tonnellate».

 

 

 

http://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/africa/2018/02/05/kenya-ucciso-cacciatore-trafficanti_0aca6241-8a84-4742-a4ac-10af43078837.htmlhttps://

 

www.greenme.it/informarsi/animali/26534-esmond-bradley-martin-cacciatore-trafficanti-avoriohttps://

 

www.nuovaresistenza.org/2015/12/quei-100mila-elefanti-uccisi-in-due-anni-per-lavorioafrica-express-notizie-dal-continente-dimenticato/

 

foto degli elefanti tratta da tratta da http://www.abc.net.au/news/2018-02-06/leading-investigator-of-ivory-esmond-bradley-martin-dies/9398530

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