La piazza di Tbilisi

In Georgia le proteste non si fermano da quando il Parlamento ha bocciato l’emendamento che prevedeva il passaggio al sistema proporzionale. Cariche nella notte

di Teresa Di Mauro da Tbilisi

Le proteste non si fermano a Tbilisi.
Da quando il Parlamento ha bocciato l’emendamento che prevedeva il passaggio da un sistema elettorale di tipo misto ad uno di tipo proporzionale, l’opposizione è scesa in piazza e la tensione è progressivamente cresciuta nella capitale georgiana. Quella che va avanti da due settimane non è però la prima ondata di malcontento.

A Giugno infatti, sono stati circa in 10 000 a scendere in piazza dopo che il deputato russo Sergey Gavrilov, partecipante alla cerimonia di apertura dell’assemblea interparlamentare sull’ortodossia è intervenuto sedendosi sulla poltrona del presidente. Il gesto ha riacceso tensioni mai veramente sopite tra Georgia e Russia, deterioratisi dopo la guerra del 2008, finita con i russi a un passo da Tbilisi e il riconoscimento da parte del Cremlino dell’indipendenza delle due regioni secessioniste georgiane: Abkhazia e Ossezia del Sud.

La tensione, già alta all’interno dell’assemblea, ha spinto le proteste in piazza, dove i manifestanti si sono espressi contro l’influenza russa nel Paese. Durissima è stata la reazione della polizia che ha disperso i partecipanti utilizzando proiettili di gomma, gas lacrimogeni e cannoni d’acqua. Il bilancio è stato di circa 240 feriti, di cui 2 hanno perso un occhio a causa dei proiettili.

Le proteste di novembre

Le proteste sono ricominciate nuovamente nella capitale il 14 novembre, dopo la bocciatura dell’emendamento che ha spinto 12 deputati a lasciare il partito “Sogno Georgiano”. Il 18 Novembre, i manifestanti accampati davanti agli ingressi del parlamento sono stati violentemente rimossi dalla polizia antisommossa con l’utilizzo di cannoni d’acqua ed in 37 sono stati arrestati.

Il 25 Novembre, il segretario generale del partito al governo “Sogno georgiano” e sindaco di Tbilisi, Khaka Kaladze, ha dichiarato “chiusa” la possibilità di votare alle elezioni politiche del 2020 con il sistema elettorale proporzionale tanto auspicato dall’opposizione e per di più promesso dal leader dello stesso partito, Boris Ivanishivili dopo le proteste avvenute a giugno. “Secondo l’opposizione, lo status quo giova al partito “Sogno Georgiano” che è al potere dal 2012”, riporta Radio free Liberty.

In migliaia hanno preso parte alle proteste avvenute lunedi sera di fronte al Parlamento, dove vari rappresentanti dei partiti d’opposizione sono intervenuti e Rustaveli, una tra le vie principali della capitale, è stata nuovamente bloccata. I discorsi pieni di rabbia sono durati fino a tarda serata ed in centinaia si sono accampati, come la volta precedente, intorno al Parlamento con lo scopo di bloccarne l’ingresso.

La reazione della polizia

E’ stato nella notte, quando la temperatura nella capitale era intorno allo zero, che per la seconda volta in una settimana, la polizia è intervenuta usando cannoni d’acqua per disperdere i manifestanti. Secondo la dichiarazione del ministero dell’Interno sono stati in 28 ad essere arrestati per “aver disobbedito alla polizia” e “per atti di vandalismo”. Tra questi, riporta Radio free Liberty, “Ako Minashvili and Gia Tevdoradze membri del partito d’opposizione Movimento di Unità Nazionale”. Il ministero della Sanità parla invece di 4 feriti, di cui 3 ancora in ospedale.

Archil Talakvadze, il portavoce del parlamento georgiano ha chiesto all’opposizione di ritornare “al normale processo politico”, mentre Davit Bakradze, leader del partito d’opposizione “Georgia europea” ha dichiarato che le proteste si fermeranno solo quando il governo sarò pronto ad accettare che le votazioni delle prossime elezioni politiche avvengano con un sistema elettorale proporzionale.

Testo e foto dell’autrice

Tags:

Ads

You May Also Like

Kashmir, il rischio di un’isteria nucleare

Per ora sulla questione himalayana lo scontro tra India e Pakistan  è solo a parole. Ma c'è chi  soffia sul fuoco sempre accesso di un nuovo possibile conflitto

di Emanuele Giordana Il 16 agosto scorso, durante una visita del ministro Rajnath Singh ...

Nigeria, ancora una strage

L'attacco sferrato dal gruppo Boko Haram sulla folla che aveva appena partecipato ad una veglia funebre è il più grave del 2019

Per la Nigeria il gruppo terroristico Boko Haram continua ad essere un problema grave ...

Assalto alle chiese

In Nicaragua gli ultimi episodi di una feroce repressione non risparmiano neppure le strutture cattoliche. L'effetto Morales. Analisi di una situazione a forte rischio di conflitto

di Adalberto Belfiore Turbe di fanatici pro governo hanno fatto irruzione martedì scorso nella ...