La “revisione” della memoria

Da quest’anno gli studenti dei licei della Republika Srpska seguiranno in alcune materie il programma scolastico importato dalla vicina Serbia

di Edvard Cucek

Da quest’anno scolastico 2019/20 gli studenti dei licei di terzo e quarto anno nella entità bosniaca di maggioranza serba – Republika Srpska – seguiranno in alcune materie il programma scolastico importato dalla vicina Serbia. Ancora da settembre dell’anno scorso le classi nona della scuola dell’obbligo hanno cominciato a studiare la Storia utilizzando esclusivamente i libri stampati in Serbia. La Storia come materia scolastica in Bosnia ed Erzegovina fa parte del “Gruppo delle materie scolastiche nazionali”, gruppo composto dalla lingua materna (in questo caso il serbo) geografia, storia, musica, arte e le scienze. Il famoso “Gruppo” è da qualche anno, come prevede anche la Costituzione bosniaca, garantito agli scolari nei Comuni a maggioranza bosgnacco mussulmana nella stessa RS. I croati bosniaci della RS non godono di questo privilegio in quanto in questa entità dopo le pulizie etniche non esistono più paesi a maggioranza croata.

Una cosa simile è diffusa anche nell’altra entità bosniaca, quella che conosciamo come Federazione della Bosnia ed Erzegovina. Nelle sue unità più piccole, ovvero cantoni / županije di maggioranza bosgnacco mussulmana oppure croato bosniaca, il Gruppo delle materie scolastiche nazionali è una realtà nelle scuole. Stessa modalità anche nelle città dove una maggioranza assoluta non esiste ma le scuole spesso sono – anticostituzionalmente- divise e i loro programmi scolastici sono diversi proprio a causa delle presenze dei “Gruppi delle materie scolastiche nazionali” sopra elencate.

Viaggiando sulle cresta dell’onda di un revisionismo che nella regione sta esplodendo (affermazioni della Presidente della Croazia Kolinda Grabar Kitarović riguardo Jasenovac, dichiarazioni della Premier serba Ana Brnabić su Srebrenica, sporadici casi delle riabilitazioni dei collaborazionisti nazifascisti mussulmani in Bosnia) la Serbia, poi seguita dalla entità bosniaca Republika Srpska, ha cominciato con la “preparazione” delle nuove generazioni per affrontare le recenti vicende del conflitto nella ex Yugoslavia e a riproporre la interpretazione della natura del ruolo della Serbia e dei serbi da entrambe le sponde del fiume Drina durante la Seconda Guerra mondiale.

La Yugoslavia nel 1991. Dopo la guerra mondiale e prima della sua disintegrazione

A prescindere dall’abbondanza di interpretazioni della storia locale del conflitto mondiale 1941/45 volutamente inseriti nei libri cercando sempre di sminuire le responsabilità dei serbi, della Serbia e dei governi – in primis quelli collaborazionisti con nazifascismo – gli autori, in maniera quasi laconica affrontano il passato dei due personaggi cruciali per la storia moderna serba come il generale del cosiddetto “Esercito Jugoslavo in Patria”, fedelissimo al Governo del Regno Jugoslavo in esilio di nome Dragoljub Draža Mihajlović, e del Governatore fantoccio della Serbia occupata Milan Nedić, insediato al potere grazie alla Germania nazista.

Una storia complessa

Il primo personaggio di cui alcune mosse e decisioni che hanno segnato la storia meno della prima e più della seconda Yugoslavia, da certi punti di vista ancora non del tutto chiare e comprensibili, comunque era  ed è – innegabile da una fitta documentazione storica spesso firmata da lui stesso – un criminale di guerra. Capo supremo dell’esercito collaborazionista- Četnici-, responsabile delle stragi contro tutti i popoli, compresi i serbi (se simpatizzanti dei comunisti), partigiani e del Movimento Popolare della Liberazione di Tito (NOP). Nei casi in cui gli ordini non partivano direttamente da lui resta poco dubbio che fosse a conoscenza di tutto ciò che era compiuto dai soldati controllati dai suoi sottoufficiali.

Inizialmente schieratosi con gli antifascisti insieme ai suoi seguaci (paradossalmente fedeli al Governo yugoslavo della dinastia Karadjordjević in esilio proprio perché firmatari del Accordo Tripartito con le forze dell’Asse) con le prime azioni militari combatté il nazifascismo. Sostenuto soprattutto dal governo britannico e dai servizi segreti britannici presenti sul territorio indecisi tra il Movimento della Liberazione di Tito e i Četnici del Generale Draža, molto presto dimostrò il vero carattere della sua battaglia descritta molto semplicemente in una delle tante testimonianze dell’epoca. Dopo 20 giorni di tentativi del quartier generale di Tito di rintracciare Il Generale dei Cetnici avvenne il primo incontro tra i due il 26.10 1941 di cui l’unico argomento era la proposta di Tito di trovare un’intesa tra i due movimenti nominalmente antifascisti e di liberazione popolare durante il quale è stato raggiunto un accordo di tolleranza, collaborazione e tregua permanente.

Le responsibilità di Dragoljub Draža Mihajlović

Dragoljub Draza Mihajlovic

Già il giorno successivo Mihajlović convocò i più stretti collaboratori, comandanti delle varie formazioni militari tra di loro chiamati Vojvode (Duca) per prendere la decisione di inviare una delegazione ufficiale agli occupanti tedeschi a Belgrado e offrire loro l’immediata collaborazione nel combattere i partigiani di Tito. All’incontro con il rappresentante della inteligence della Wermacht capitano Josef Matl, ne precedette un altro con il Governatore del Governo serbo collaborazionista Milan Nedić. La decisione di avviare la collaborazione tra L’esercito Yugoslavo in Patria- (VJuO) sotto il commando del Generale Dragoljub Draža Mihajlović, fedele al governo monarca dei Karadjordjević in esilio, e la Wermacht tedesca era pienamente condivisa. Lo conferma anche un dettagliato verbale redatto da Josef Matl inviato a Berlino in cui si ribadisce che la collaborazione, dopo l’incontro con gli ufficiali tedeschi, diventerà definitiva con i Četnici sotto il commando della Wermacht tedesca, con diversi obiettivi principali tra cui anche il ripristino delle condizioni di sicurezza in Serbia come prima del 28.06.1941.

A partire dal 1943 nella regione serba di Sangiaccato e dal 1944 in tutta la Serbia le azioni militari tedesco četniche contro -Movimento della Liberazione Popolare- di Tito diventarono la realtà documentata e ancora oggi facilmente ricostruibile.

Mentre i Četnici in Serbia su richiesta del loro comandante supremo si mettevano sotto il comando delle forze tedesche che avanzano nell’occupazione del Paese in Bosnia, Croazia e su tutto il territorio incluso nello Stato fantoccio autoproclamato “Stato Indipendente Croato” sostenuto dalla Germania nazista ed Italia fascista, le formazioni dei Četnici, partendo dal aprile del 1942, tendono in vari modi a mettersi sotto il comando del quartier generale degli Ustascia. Gli Ustascia furono esercito ufficiale dello Stato Croato fantoccio fondato da un altro criminale di guerra di nome Ante Pavelić. Il primo dei circa 12 avvicinamenti delle formazioni dei Četnici agli Ustascia si verificò già il 27.04.1942 con la richiesta di una delle importanti divisioni dei Četnici chiamata “Kočić” (in onore dello scrittore della regione di Bosanska Krajina Petar Kočić) di avere sostegno logistico e la disponibilità degli ospedali dai collaborazionisti croati per i Četnici feriti. Poi diventerà un’intesa per combattere insieme i partigiani e i comunisti. Dopo quella data undici formazioni dei Četnici ufficialmente comandati da Draža Mihajlović avviarono la stretta collaborazione con gli Ustascia oppure si mettono a loro disposizione per compiere azioni militari da loro ordinate.

Nei libri della storia dai quali giovani serbi, e non solo, in Serbia e nella entità bosniaca Republika Srpska, dovranno studiare la propria storia di questa parte documentata non c’è nemmeno un cenno. Mihajlović viene descritto un po’ come vittima di un frazionamento del suo movimento ed esercito causa per la quale i crimini e le stragi ordinate dai suoi ufficiali sottoposti erano attribuiti a lui anche se l’assenza del suo controllo sull’intero esercito era evidente. Gli autori non mettono in dubbio la sua convinzione antifascista e il patriottismo, nonché l’amore per il popolo serbo ovunque, dimostrato anche con la fedeltà al governo yugoslavo in esilio. Ignorando in questo modo anche la grossa responsabilità del fatto che lo stesso governo prima di scappare e lasciare il paese nelle mani degli occupanti firmò un accordo con le potenze di Germania, Italia e Giappone. L’Accordo Tripartito insieme al Regno della Yugoslavia fu firmato anche da Bulgaria, Ungheria, Slovacchia e Romania.

Il Generale Dragoljub Draža Mihajlović insieme ad altri 23 accusati è stato processato durante cosiddetto “Processo di Belgrado” – dal 10.06 al 15.07 del 1946 – aperto e al quale hanno partecipato circa 60 giornalisti di tutto il mondo. La sentenza finale, fucilazione, in quanto Mihajlović era colpevole, è stata presa considerando l’abbondante documentazione originale degli archivi di cetnici, italiani tedeschi e bulgari oltre alle testimonianze. Dal 2006 davanti al tribunale di Belgrado è in corso il processo per la riabilitazione di Dragoljub Draža Mihajlović.

Il profilo di Milan Nedić

Il secondo personaggio, altrettanto discutibile, nei libri attuali della storia di provenienza serba viene descritto senza il dovuto rispetto al lavoro pluridecennale dei storici di tutta l’Europa. Questi fu l’organizzatore della prima Esposizione Antimassonica- per la quale si può dire senza mezzi termini che fosse stata prima antisemita e poi anticomunista (servì per attribuire tutti i mali alla massoneria composta esclusivamente dagli ebrei e comunisti). Una delle foto esposte in quell’occasione ancora oggi rispecchia il clima che il Governo di Milan Nedić era riuscito a creare nel proprio Paese. La Esposizione era pubblicata e promossa nei giornali più importanti dell’epoca come “Obnova” e “Borba”.

L’alto ufficiale dell’Esercito del Regno di Yugoslavija, già nel novembre del 1940 fu licenziato ed espulso dall’esercito nonostante il suo ruolo del ministro dell’Esercito e della Flotta Jugoslava. La decisione presa dal Reggente Paolo (Pavle Karadjordjević) in persona fu argomentata con “eccessivo sostegno e le simpatie pubblicamente espresse per la Germania nazista di Hitler da parte del ministro Milan Nedić”. Nonostante l’allontanamento di Nedić dai circoli influenti della politica serba prima dell’occupazione, nazisti tedeschi, appena entrati nella Serbia già sottomessa, provvidero di ricambiare la fedeltà di Nedić. Fu il comandante della Wermacht per la Serbia Heinrich Dankelmann a inaugurare in via ufficiale il governo fantoccio con il nuovo capo Milan Nedić come ministro del “Governo della Salvezza Nazionale” nel agosto del 1941. Solo due anni dopo, nel novembre del 1943, Nedić divenne anche il ministro dell’Interno. Nel frattempo la sua rigidità e determinazione nell’intento di “liberare” la Serbia dagli Ebrei e dai Rom gli diede il vergognoso primato di poter comunicare “solennemente” a Berlino che la Serbia dall’agosto del 1942 era finalmente uno Stato senza Ebrei, primo Paese del Europa divenuto “Judenfrei”. Dei 12-16000 Ebrei (a seconda delle fonti storiche) residenti in Serbia, ne sono stati uccisi circa 11000 mentre gli altri furono o deportati e quelli più fortunati riuscirono a sfuggire alle innovative “camere a gas mobili” usate in Serbia. I camion- camere a gas – permettevano ai nazisti e alla gendarmeria di Nedić di eliminare gli esseri umani portandoli verso le fosse comuni senza necessariamente accedere alle strutture del campo di sterminio a Sajmište vicino a Belgrado.

La sua fedeltà e la passione per il nazifascismo, Nedić la dimostrerà in maniera sensazionalista ed inequivocabile nel 1943 con la lettera di auguri indirizzata al Fuhrer in occasione dei 10 anni dalla sua vittoria alle elezioni ed insediamento al potere “portando alla Germania e all’intera Europa la prosperità e rispetto in tutto il mondo”.

Nedić, firmatario delle leggi razziali applicate anche a chi era sposato con gli Ebrei o i Rom, nei libri di Storia pubblicati dal ministero della Pubblica istruzione serba viene descritto come la persona che cercò di ammortizzare l’impatto tra gli occupanti nazisti e la popolazione della Serbia con il compito di evitare distruzione e vittime. Nedić in seguito, insieme ad alcuni membri del suo governo nel 1945 scappa dalla Serbia ma viene arrestato in Austria e dagli americani rispedito nella nuova Yugoslavia socialista. Il 04.02.1946 si suicidò nella cella del carcere dove aspettava il processo. Le circostanze di questo gesto non sono mai state chiarite. Davanti il tribunale di Belgrado dal 2008 è in corso il processo per la riabilitazione di Milan Nedić.

Revisionismo

La decisione di introdurre l’insegnamento della Storia recente compresi i conflitti 1991-1999 in Serbia è stata presa nonostante l’embargo dell’OSCE del 1999 su questo tema. Recentemente si è costituita una commissione composta degli storici della regione con il compito di lavorare sulla documentazione per offrire a tutte le repubbliche ex jugoslave la possibilità di insegnare una storia condivisa basata sui fatti innegabili di cui l’introduzione nelle scuole deve essere da tutti concordata.
La decisione della Serbia e Republika Srpska è stata comunque preceduta dalla direttiva del ministero dell’Istruzione del Cantone di Sarajevo del 15.03.2018 di inserire (sempre nelle scuole cantonali) anche quattro importanti argomenti da studiare durante le ore di Storia. Assedio di Sarajevo con tutto ciò che implica, diritti umanitari nel contesto dell’assedio, pulizia etnica (crimini di guerra contro l’umanità in Bosnia 1992-1995) e genocidio di Srebrenica. Secondo gli autori dei testi da studiare tutte le norme richieste nella qualificazione degli avvenimenti storici sono state rispettate.

Nelle prima immagine senza didascalia, il manifesto antisemita dice “Chi pesa di più sulla bilancia? Nessuno perché l’ebreo tiene l’equilibrio”

Nella seconda:Lettera del Governatore Nedić pubblicata sui giornali dell’epoca

In copertina, libri di Storia

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