La riscossa degli zapatisti

L'Ezln annuncia la propria espansione in Chiapas con ventidue nuove realtà autonome. La reazione di Obrador e i rapporti tra il movimento e il nuovo governo del Messico

“Abbiamo rotto l’accerchiamento”. Così l’esercito zapatista di liberazione nazionale ha annunciato al Messico che il movimento autonomo non si è fermato. Nel silenzio, lontano dai riflettori che per anni li avevano accompagnati gli zapatisti messicani non hanno fermato il loro cammino e, a più di venticinque anni dal ‘levantamento’, hanno annunciato la propria espansione.

Tramite cinque comunicati apparsi sul loro sito nel mese di agosto, l’esercito zapatista di liberazione nazionale (Ezln), ha annunciato che sono stati creati undici nuovi centri di resistenza autonoma e ribellione zapatista (Crarez), sette caracoles e quattro municipi autonomi nuovi. Ad oggi, quindi, i centri dell’autonomia zapatista in Chiapas sono 43. Le nuovi sedi saranno situate nei municipi di Ocosingo, Chicomuselo, Motozintla, Amatenango del Valle, Tila, Chilón e San Cristóbal de las Casas. Uno nascerà nei pressi del ejido (terreno a gestione collettiva) di San Quintín, dove si trova una delle caserme dell’esercito messicano.

“Dopo anni di lavoro silenzioso, nonostante l’assedio, nonostante le campagne di menzogne, nonostante le diffamazioni, nonostante i pattugliamenti militari, nonostante la Guardia nazionale, nonostante le campagne di controinsurrezione mascherate da programmi sociali, nonostante l’oblio e il disprezzo, siamo cresciuti e siamo diventati più forti”.

Nei comunicato non sono mancati gli attacchi al presidente messicano Andrés Manuel López Obrador (Amlo).

“Col nuovo capoccia in Messico sono continuate anche la persecuzione e la morte: in appena pochi mesi, una decina di compagni militanti del Congresso Nazionale Indigeno-Consiglio Indigeno di Governo sono stati assassinati. Tra essi, un fratello molto rispettato dai popoli zapatisti: Samir Flores Soberanes, freddato dopo essere stato segnalato dal capoccia che, peraltro, procede con i megaprogetti neoliberali che fanno scomparire popoli interi, distruggono la natura, e convertono il sangue dei popoli originari in guadagno per i grandi capitali”.

Almeno apparentemente, però, il presidente ha accolto con favore la notizia dell’espansione zapatista, e in una conferenza il 19 agosto ha dichiarato: “C’è stata una dichiarazione di Zapatismo che diceva che si espanderanno, che creeranno comuni più autonomi. Benvenuti, avanti, perché questo significa lavorare a beneficio delle comunità e dei popoli, tutto ciò che non vogliamo è la violenza”.

L’esercito zapatista di liberazione nazionale resta un oppositore delle politiche di López Obrador e, nel gennaio 2019, durante i festeggiamenti per i 25 anni della rivoluzione, aveva dichiarato che si opporrà ai progetti chiave del presidente messicano. I rapporti tra zapatisti e Obrador sono stati a più riprese burrascosi. Uno dei momenti di scontro più forte è stato nel 2006, quando in occasione della campagna presidenziale nella quale Obrador era candidato, l’Ezln lanciò la sua alternativa ‘Otra campaña‘ invitando apertamente a non votare per lui.

L’Ezln si era sollevato in armi il 1 gennaio 1994, lo stesso giorno in cui è entrato in vigore l’accordo messicano di libero scambio con gli Stati Uniti e il Canada (Nafta). I combattimenti sono durati circa 12 giorni e hanno provocato la morte di decine di persone, per lo più zapatisti. Dopo il cessate il fuoco le parti hanno, nel 1996, firmato gli accordi di San Andres, secondo i quali il governo avrebbe dovuto modificare la Costituzione inserendo il riconoscimento dei popoli e delle culture indigene, garantendo loro autonomia. Promesse non rispettate, dal momento che, appena insediato, l’allora presidente Ernesto Zedillo Ponce de León rafforzò la presenza militare e paramilitare nelle zone di influenza degli zapatisti, favorendo di fatto numerosi atti di violenza e massacri di civili. Il movimento scelse allora di tornare nella Selva Lacandona, nel Sud-Est del Chiapas. Qui l’Ezln ha coltivato le proprie relazioni con altri movimenti internazionali, cominciando a recuperare terre da coltivare e difendendole. Relazioni che, a detta del movimento, sono stati fondamentali per l’attuale l’espansione:

“Grazie alle sorelle, fratelli e fratelli del Messico e del mondo che hanno partecipato agli incontri e semenzai che abbiamo convocato nel tempo, la nostra immaginazione e creatività, così come la nostra conoscenza, si sono aperte e si sono fatte più universali, cioè più umane. Abbiamo appreso a guardare, ascoltare e parlare con l’altro senza prenderci gioco, senza condannare, senza etichette. Abbiamo appreso che un sogno che non abbracci il mondo intero è un sogno piccolo.

Ciò che si rende noto ora ed è pubblico, è stato un lungo processo di riflessione e ricerca. Migliaia di assemblee comunitarie zapatiste, nelle montagne del sudest messicano, hanno pensato e ricercato strade, modi, tempi. Sfidando il disprezzo del potente, che ci taccia d’ignoranti e tonti, abbiamo usato l’intelligenza, la conoscenza e l’immaginazione”.

Il video realizzato in occasione del 25esimo anniversario dell’Ezln

di Red/Al.Pi.

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