La strada della pace

Lavorare contro la guerra significa esserci, con concretezza e creatività ovunque si possa farlo: nella scuola, nelle associazioni, al lavoro, al bar con gli amici

di Raffaele Crocco

E’ solo questione di intelligenza. E’ una costruzione lenta. E’ un agire quotidiano coerente. E’ mettere assieme scientificamente – lasciamo il cuore altrove, per un momento – un sistema sociale e di convivenza che abbia nella Pace il proprio epicentro.

Cerchiamo di capire. Noi viviamo la pace, da sempre, come evento eccezionale, straordinario della nostra condizione umana. Partiamo dal presupposto della “normalità” della guerra. In qualche modo riteniamo inevitabili che nel Mondo, oggi, ci siano 34 guerre combattute e almeno 17 situazioni di crisi. La guerra viene giustificata, subita, tollerata, ammessa. E’ la traccia su cui studiare chi siamo stati, da quale storia veniamo. Non immaginiamo mai il contrario. Non ci insegnano a pensare il contrario.

Il nostro immaginario è popolato di bellissimi e violenti eroi, che in guerra han dato il meglio. Sono belli, potenti, eternamente giovani. Sanno combattere e per questo – chissà perché poi – sanno anche governare con giustizia. Sono riformatori, progressisti, innovatori. Insomma, il meglio del meglio, nella storia umana, lo troviamo tra coloro che hanno fatto la guerra. Eppure, noi sappiamo misurare con esattezza che è vero il contrario. Noi, oggi, sappiamo con precisione che nei Paesi in cui si è scelta la strada della Pace, della riconciliazione, il benessere è diventato diffuso. La nostra economia – quella italiana, intendo – è cresciuta nel più lungo periodo di Pace che si sia mai conosciuto dal 1300. In Pace abbiamo inventato cose utili – frigoriferi, frullatori, motori a energia alternativa – facendoli diventare un bene comune. In Pace abbiamo costruito la democrazia, che è la cosa migliore che abbiamo trovato per risolvere i conflitti. In Pace – con gli strumenti immaginati dall’Onu con gli obiettivi del millennio – abbiamo comunque ridotto la fame nel mondo, migliorato la qualità e la diffusione dell’istruzione, garantita la tutela della salute.

Tutto questo è stato fatto in Pace. La guerra non solo porta morte immediata e paura, ma distrugge le intelligenze, le piega alla necessità della sopravvivenza, non le invita alla bellezza dell’invenzione. La guerra arricchisce pochi e sempre quelli. La guerra disgrega le comunità, annulla la memoria e la storia. La guerra crea ingiustizia. Il problema è che la Pace richiede pazienza e buona volontà. E’ creatività vera, cioè mette in moto la capacità più alta dell’essere umano. Servono determinazione e concretezza, quelle richiamate da papa Francesco nel suo messaggio per la Giornata Mondiale della Pace del 2019. Nel discorso c’è un passaggio, fra gli altri, che aiuta a dare corpo, fisicità, all’idea di agire, cioè alla“buona politica”.

E’ una citazione presa da Paolo VI: “Prendere sul serio la politica nei suoi diversi livelli – locale, regionale, nazionale e mondiale – significa affermare il dovere dell’uomo, di ogni uomo, di riconoscere la realtà concreta e il valore della libertà di scelta che gli è offerta per cercare di realizzare insieme il bene della città, della nazione, dell’umanità”. Significa mettere i piedi nel piatto, esserci, lavorare con concretezza e creatività ovunque si possa farlo: nella scuola, nelle associazioni, al lavoro, al bar con gli amici. Se siamo esseri creativi – e lo siamo – non possiamo che essere costruttori di Pace. Possiamo lavorare nei quartieri , ovunque, per ridurre le ingiustizie, per ridare dignità al lavoro, per ristabilire l’idea di accoglienza, per trovare il modo di risolvere gli inevitabili conflitti.

Farlo nella propria casa – anche questo dice papa Francesco – significa farlo ovunque e per tutti. Non è poco. Soprattutto, è possibile

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