L’alba di Yerevan

Eletto il sindaco della capitale armena con un voto trasparente. Il primo grande risultato della Rivoluzione di Velluto

Testo e foto di  Teresa di Mauro da Yerevan

Se osservate una carta geografica, difficilmente vi capiterà di notare l’Armenia. E’ così piccola che sembra quasi nascondersi. Assomiglia a quel pezzo di puzzle che non inserireste mai all’inizio, perché è impossibile capire con che cosa possa combaciare, talmente è piccolo ed arzigogolato. Ma se fate un po’ di attenzione la vedete, incastrata alla perfezione tra Turchia, Iran, Azerbaijan e Georgia.

Negli ultimi mesi però, sembra si senta stretta, non solo tra le montagne caucasiche che di certo sono tanto belle quanto ingombranti. Si sente stretta anche sotto l’appellativo di Paese “vittima” che sin dall’epoca del Genocidio le è stato attribuito e sotto cui lei stessa, per anni, si è nascosta. La “ Rivoluzione di Velluto” avvenuta tra il mese di Aprile e quello di Maggio, è stata la dimostrazione che gli Armeni vogliono girare pagina e i fatti poi, hanno seguito le parole: la lotta alla corruzione, problema viscerale nella storia dell’Armenia indipendente, è stata portata avanti con crescente attenzione dal nuovo governo guidato da Nikol Pashinyan e le indagini del Servizio di Sicurezza Nazionale non hanno risparmiato neanche il sindaco Taron Markarian, il quale ritrovandosi al centro di uno scandalo per appropriazione indebita nei riguardi dell’associazione di beneficenza di cui era a capo, ha dato le dimissione il 9 Luglio.

Dopo l’entusiasmo iniziale nel vedere un altro rappresentante del vecchio regime fare un passo indietro, al nuovo governo si è presentata una grande sfida: garantire elezioni libere, democratiche e trasparenti nel giro di pochissimi mesi. Così, il 6 Settembre, il Parlamento ha approvato all’unanimità un progetto di legge che prevede il pagamento di una multa più alta per coloro i quali vengano accusati di voto di scambio ed un implemento del periodo di detenzione che va dai quattro agli otto anni.

Le elezioni comunali

Il 16 Luglio, a Yerevan, c’è stato il primo tentativo di elezione del nuovo sindaco, ma né il Partito Repubblicano, né la coalizione” Yelq” si sono presentati. Entrambi avevano sperato infatti nello scioglimento del Consiglio per prepararsi alle elezioni anticipate. E così è stato, il quorum non è stato raggiunto e le nuove elezioni sono state indette per Domenica 23 Settembre. Sono stati in dodici i partiti politici a candidarsi ( nel 2017 erano solamente in tre),tra questi però, non è risultato il Partito Repubblicano.

Secondo la legislazione armena può essere nominato alla carica di sindaco, il candidato il cui partito raggiunga la maggioranza dei voti. In caso di esito differente, il sindaco viene nominato tramite voto segreto. Risulta partito vincitore quello che ottiene più del 40% dei voti mentre la soglia minima per poter entrare in Consiglio Comunale è pari al 6% e all’ 8% per le coalizioni.

La coalizione uscita vincitrice dalle recenti elezioni è stata “My step” , alla cui guida è Nikol Pashinyan e dentro alla quale sono affluiti anche gli attivisti che in questi mesi si sono schierati a fianco di quest’ultimo e del suo partito. Insieme, si sono aggiudicati l’81,06% dei voti. A seguire, con una grandissima differenza percentuale: “Prosperous Armenia” con il 6,95% e “Luys” Alliance con il 4,99%. Nonostante le percentuali ottenute siano inferiori a quelle minime previste dalla legge, i partiti sopra citati entreranno lo stesso a far parte del Consiglio comunale poiché secondo il codice elettorale armeno, devono essere almeno in tre.

Il nuovo sindaco di Yerevan sarà Hayk Marutian, un famoso comico ed attore, il quale ha acquisito notorietà in campo politico per il suo attivismo e per essere stato un aperto sostenitore di Pashinyan durante la rivoluzione. Da quest’ anno è membro del Partito “Civil Contract”. “Sarò uno di voi e guarderò la città con i vostri occhi” ha dichiarato poco dopo aver saputo i risultati delle elezioni.

Effetto Velluto

Dal punto di vista della trasparenza, sono state pochissime le segnalazioni ricevute dal Comitato Investigativo Elettorale (in tutto 24), il cui lavoro è stato affiancato dal gruppo di osservatori reclutati dell’Ombudsman, il difensore nazionale dei diritti umani e da 662 volontari di otto ong locali. Il 23 Settembre è stato per gli Armeni un giorno di conferme. Il processo democratico innescato con la rivoluzione di velluto ha dimostrato di procedere nel migliore dei modi auspicabili: la seria lotta alla corruzione di questi mesi ha garantito lo svolgimento delle prime elezioni libere, democratiche e trasparenti della storia dell’ Armenia indipendente.

Così, dopo la vittoria della rivoluzione e i grandi risultati delle recenti elezioni, gli Armeni appaiono sempre più sicuri della responsabilità che ognuno di loro ha nel contribuire a cambiare il proprio Paese. Ormai sono irrefrenabili. La prossima volta che vi capiterà di osservare una carta geografica, soffermatevi a guardare dove si trovi l’Armenia. Vi sorprenderete nel vedere che un Paese tanto piccolo, possa sprigionare una tale forza.

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