Le vittime prima di tutto

Una riflessione sul conflitto infinito che in questi giorni occupa le cronache mediorientali scatenato dagli sfratti a  Gerusalemme
il Direttore Raffaele Crocco

di Raffaele Crocco

Da uomo e da giornalista, cerco di mettere ordine alla rabbia e all’orrore per quanto sta accadendo in Palestina e Israele in queste ore. Cerco di piangere i morti innocenti mettendoli al centro di ogni riflessione, facendone il fulcro del racconto. Che resta racconto di errori, furbizie politiche, menefreghismi irresponsabili. Sono giochi di potere, combattuti mettendo in campo con la cattiva informazione, alimentando i sensi di colpa, costringendo tutti a schierarsi come tifosi in uno stadio. Nel mezzo – sul campo da gioco – restano solo i cadaveri.
E allora, cerchiamo di ricordare, di ricordare davvero:

• Israele sta in modo illegittimo occupando la terra che è assegnata all’Autorità Palestinese dagli accordi di Oslo nel 1993, ratificati dalla comunità internazionale, oltre che dalle rappresentanze delle due parti, Rabin per Israele e Arafat per i palestinesi. A monte di questo, c’è una risoluzione delle Nazioni Unite che nel 1948 assegnava a Israele e ai palestinesi due differenti pezzi di terra, per creare due diverse nazioni. Questo è un dato incontestabile. Metterlo in discussione – come avviene da tempo nella comunità internazionale – significa cancellare le regole del gioco. Ad esempio: farebbe diventare legittima l’invasione dell’Alto Adige da parte dell’Austria, per reclamare un pezzo di terra che storicamente gli apparteneva. Ignorare questa regola del diritto significa creare precedenti pericolosi. Se Israele occupa la Palestina – che non gli appartiene – perché non permettiamo la stessa cosa a Mosca per la Crimea?

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• Nell’occupare quella terra, Israele ignora anche i più elementari fondamenti della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo. I palestinesi vengono trattati come esseri umani di serie B, lasciati – come forma evidente di ricatto – senza assistenza sanitaria, senza lavoro, senza diritti. L’unica via che gli viene indicate è di andarsene via, vero obiettivo oggi di Israele
• Le questioni storico-religiose non giustificano – sul piano del diritto – l’occupazione delle terre degli altri. Se in Israele gli integralisti sognano la Grande Israele biblica, beh: è un problema loro. Somigliano a Mussolini che sognava la rinascita dell’Impero Romano. Esattamente come lui, si tratta di velleità e onanismi, non giustificati nemmeno dal considerarsi il “Popolo Eletto”.
• Quello, però, a cui Israele ha sovrano diritto è di vivere in pace, all’interno di confini riconosciuti. Per almeno quattro decenni, si è ritrovata circondata da Stati che volevano semplicemente “ricacciare tutti gli ebrei in mare”, mentre la comunità internazionale aveva riconosciuto loro il diritto ad uno Stato. La vita degli israeliani, delle persone, è stata un continuo allarme, una continua paura. E’ un elemento che non va mai dimenticato.
• Vengo a questi giorni: non posso parlare degli sfratti, degli omicidi, degli arresti arbitrari nei confronti di palestinesi da parte di Israele per le vicende di Gerusalemme Est, senza raccontare dei 120 razzi mandati da Hamas, da Gaza, dei morti israeliani e della paura di quella gente. Hamas, mentre si combatteva per strada a Gerusalemme Est, ha rispostato l’attenzione nella sua principale area di influenza, Gaza. Perché? La battaglia – politica e sociale – era altrove, dove Abu Mazen, legato al vecchio e laico Olp, è più forte. Hamas ha colpito, creando la reazione israeliana che al momento ha portato a venti morti. Sia chiaro: il colpevole resta il governo israeliano, con la decisione di sfrattare famiglie da Gerusalemme Est, di proseguire con l’occupazione illegittima della terra e di reagire con una strage. Ma Hamas sembra rappresentare sempre più uno specifico interesse ideologico, più che l’interesse del popolo palestinese oppresso. E su queste basi, pensare ad Hamas come ad una soluzione diventa davvero difficile.

Ci sarebbe da parlare a lungo, ancora. Dovremmo raccontare dell’ambiguità dei Paesi arabi, sempre pronti a mettere sul piatto delle trattative internazionali la “causa palestinese”, salvo evitare ogni tipo di intervento efficace. Oppure, si dovrebbero scoperchiare i canali delle false informazioni, della propaganda di parte, delle notizie raccontate solo a pezzi, senza quadro d’insieme, colpendo la pancia delle persone.
Mi limito invece a quello che ho scritto, per condividere con voi il dolore di un dramma che pare non avere mai soluzione. Un dramma enorme che vede donne, uomini, bambini palestinesi e anche israeliani morire ogni giorno, uccisi dalla nostra incapacità di dire “Basta!” a chi questa guerra la vuole trascinare all’infinito.

In copertina: Gerusalemme, foto di Andrew Shiva / Wikipedia

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