L’embargo su Cuba continua

Gli Usa bocciano la fine delle sanzioni. E l'italia si accoda

di Maurizio Sacchi

Domenica 28 marzo il Malecòn, il celebre lungomare de L’Avana, è stato invaso da centinaia di veicoli d’epoca. Auto americane vecchie ormai di 60 anni, quanti ne sono passati dal primo embargo degli Stati uniti contro  Cuba. Da allora l’importazione di veicoli, e di un’infinità di altri beni, è dventata impossibile. E da quando è collassato il blocco comunista dell’Europa dell’Est, l’isola ha sopravvissuto come ha potuto in uno stato di esclusione dalla gran parte dei Paesi del mondo. 

Contro l’embargo, inasprito a più riprese dall’amministrazione Trump, manifestavano i cubani che si sono dati appuntamento nelle vie della capitale. Manifestazioni simili si sono avute in più di 50 Paesi del mondo. Perchè malgrado le promesse dell’amministrazione Biden di febbraio, le restrizioni che durano da più di mezzo secolo per ora non sembrano destinate ad allentarsi.

La risoluzione presentata al Consiglio per i diritti umani delle Nazioni unite sulle ripercussioni negative delle sanzioni economiche applicate da alcuni Paesi ad altri,  presentata da  Cina, Stato di Palestina e Azerbaigian, a nome del Movimento dei Paesi non allineati – ad eccezione di Colombia e Perù  – ha visto infatti il voto contrario degli Stati uniti. L’Italia si è allineata, come anche Austria, Brasile, Francia, Germania,  Giappone, Gran Bretagna, Paesi Bassi e Polonia..  Anche se la mozione è formalmente  passata con 30 voti favorevoli, 15 contrari e 2 astenuti, di fatto lo schierarsi  del fronte nordamericano e europeo a favore del mantenimento dell’embargo la rende praticamente inutile, visto che i contrari continueranno a bloccare le vie di commercio verso l’sola. https://www.farodiroma.it/la-risoluzione-che-condanna-le-sanzioni-a-cuba-e-venezuela-e-stata-approvata-dal-consiglio-per-i-diritti-umani-delle-nazioni-unite/

Esattamente due mesi fa, l’addetto stampa della Casa bianca Jen Psaki in una conferenza stampa aveva dichiarato:.

“La nostra politica su Cuba è governata da due principi. Primo, il sostegno alla democrazia e ai diritti umani, che sarà al centro dei nostri sforzi. Il secondo è che gli americani, in particolare i cubano americani, sono i migliori ambasciatori della libertà a Cuba. Quindi rivedremo le politiche dell’amministrazione Trump “..

Il tema dei diritti umani è quindi la ragione per cui a Cuba si imponga l’embargo. E’ anche il tema su cui Joe Biden ha chiamato a raccolta gli alleati storici, principalmente sul fronte Atlantico e Pacifico, nel dichiarato intento di contrastare prima di tutto la crescente influenza della Cina sullo scenario internazionale; e di rompere le alleanze che Pechino sta costruendo, tra cui la Nuova via della seta.

Questo è percepito a Cuba come un ennesimo tradimento.

Durante la presidenza Trump, e nel pieno della prima ondata di Covid-19, quando l’isola mandava medici in aiuto dei Paesi più in difficoltà. scriveva Josefina Vidal Ferreiro, opinionista per Al Jazeera:

https://www.aljazeera.com/opinions/2020/6/21/cubas-two-pandemics-the-coronavirus-and-the-us-embargo/

“È un peccato che il governo degli Stati uniti abbia cercato di screditare l’assistenza internazionale di Cuba, anche usando pressioni e minacce contro i Paesi per costringerli a cancellare questi accordi di cooperazione medica [sostenendo che] … il governo cubano stia sfruttando questi medici perché, nel caso di Paesi che possono permettersi di fornire un risarcimento monetario, una parte di esso è trattenuta dal governo cubano.

Tuttavia, lavorare all’estero è completamente volontario e la parte che il governo cubano tiene per sè va all’acquisto di forniture mediche, (… ). In questo modo siamo in grado di fornire assistenza sanitaria gratuita e di alta qualità al popolo cubano.”

Dopo l’inclusione di Cuba nella lista dei “Paesi canaglia” da parte di Trump, con le conseguenti misure punitive, mossa eseguita poco prima di lasciare la presidenza, ci si aspettava il cambiamento di rotta promesso da Joe Biden durante la campagna elettorale. 

Ma ora il tema dei diritti umani, che rappresenta il punto di forza della stategia per il ritorno sullo scacchiere mondiale a stelle e strisce, è un tema troppo importante per essere messo in secondo piano dalla nuova presidenza. E il ritorno alla normalità dei rapporti commerciali sembra di nuovo alontanarsi.

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