Lotta al terrorismo con i mercenari russi

L'accordo tra il Mali e il Cremlino per l'invio di contractor della Wagner preoccupa la Francia. Le reazioni

Esce (gradualmente) la Francia, entra la Russia, o meglio i mercenari della Wagner. Nei giorni scorsi il Cremlino ha confermato le indiscrezioni: il governo del Mali si è rivolto ad una società militare privata russa per supportarlo nella lotta contro il terrorismo. Una lotta, che sembra che il Paese africano stia perdendo. Le autorità maliane hanno infatti più volte sottolineato che la situazione si deteriora giorno dopo giorno e che ad oggi intere porzioni del territorio nazionale sfuggono al controllo del governo. A conferma delle voci che circolavano da tempo sull’accodo tra Mali e Russia è arrivata la dichiarazione, il 25 settembre, durante una conferenza stampa a New York, a margine dei lavori dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite, del ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov. “Le autorità di transizione del Mali – ha detto – sottolineano chiaramente il loro impegno nei confronti degli obblighi internazionali e stanno combattendo il terrorismo. Si sono rivolti ad una società militare privata russa perché la Francia vuole ridurre significativamente il suo contingente militare schierato nel paese e avrebbe dovuto combattere i terroristi che si sono insediati nel Nord”.

A rincarare le dose è stato il 26 settembre Choguel Maiga, primo ministro del governo di transizione del Mali, che in un intervento all’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha accusato la Francia di averli abbandonati decidendo di ritirare le forze dell’Operazione Barkhane. Il presidente francese Emmanuel Macron aveva infatti annunciato lo scorso luglio un taglio della propria presenza militare nel Sahel che prenderà il via con la chiusura delle basi nel nord del Mali e il progressivo ritiro, entro il 2022, degli oltre 5mila militari francesi della missione Barkhane, per inquadrarli nella missione a mandato europeo della “Forza Takuba.

Nel 2019, il Capo di Stato Maggiore francese aveva infatti richiesto agli omologhi europei la realizzazione di una forza multinazionale (la Takuba) composta da elementi del comparto Operazioni Speciali dei paesi europei. L’articolazione operativa, doveva fornire “attività di consulenza, assistenza e mentorship alle forze armate maliane nella lotta al terrorismo fino a quando queste non saranno in grado di operare autonomamente”. L’area di operazione è individuata ad est del fiume Niger, nella zona dei “tre confini” (Mali, Niger, Burkina Faso) chiamata Liptako-Gourma.

L’accordo tra Mali e Russia

Secondo varie fonti l’accordo Mali-Russia, che consentirebbe di fatto a Mosca di espandere la propria influenza in Africa occidentale, prevederebbe l’invio di circa mille contractors russi. Secondo Reuters l’accordo tra la giunta militare e la Wagner dovrebbe valere 9,15 milioni di euro al mese e garantirebbe all’azienda russa l’accesso a tre giacimenti minerari, due d’oro e uno di magnesio. I mercenari russi si occuperebbero poi dell’addestramento delle forze armate maliane (Fama) e della protezione personale di alcuni alti dirigenti pubblici del Paese.

La Francia non ci sta

La reazione della Francia non si è fatta attendere. La ministra della Difesa francese, Florence Parly, ha dichiarato che con un’alleanza con il gruppo Wagner, Bamako non rispetterebbe “gli impegni presi nei confronti della comunità internazionale”. Nel corso di un’audizione a una commissione parlamentare la ministra ha poi dichiarato che “se le autorità maliane stipulassero un contratto con Wagner, questo sarebbe estremamente preoccupante e contraddittorio, incoerente con tutto ciò che abbiamo fatto per anni e che intendiamo fare per sostenere i Paesi della regione del Sahel”.

Condanna arrivata anche dal ministro degli Esteri francese, Jean-Yves Le Drian, secondo il quale una cooperazione tra la giunta al potere in Mali e la compagnia russa Wagner “è assolutamente inconciliabile” con la presenza di una forza francese sul territorio. Il capo della diplomazia francese ha poi ricordato che le unità della Wagner si sono già macchiate in Siria e nella Repubblica Centrafricana di “abusi, furti e violazioni di tutti i generi” e che il loro arruolamento non può “essere una soluzione”.

L’appello alle Nazioni Unite e la scuola di guerra

Il premier maliano ha chiesto alle Nazioni Unite di intraprendere un atteggiamento “più offensivo” sul campo e di aiutare il Paese a creare “condizioni reali” per la stabilità e lo sviluppo. In Mali le Nazioni Unite sono presenti con la missione Minusma, che si compone di 12.500 caschi blu.

Il presidente di transizione ha anche ricordato, durante le celebrazioni per il 61esimo anniversario della sua indipendenza, l’imminente apertura di una scuola di guerra in Mali, un progetto che dovrebbe garantire l’autonomia del Paese nella formazione di alto livello degli alti ufficiali della catena di comando: “Questa scuola fornirà alle forze di difesa e sicurezza uno strumento efficace di riflessione, ricerca e analisi su questioni strategiche, una competenza essenziale per affrontare le sfide odierne” ha sottolineato Assimi Goïta.

Il nodo elezioni

Nel suo discorso alla nazione il presidente ad interim ha anche comunicato  di voler rimandare le elezioni previste per febbraio 2022 “a causa della minaccia jihadista”, oltre a rivendicare il diritto del proprio paese “di chiedere supporto militare a chi vuole”.

Stesso annuncio anche dal primo ministro del Mali, Choguel Kokalla Maiga, che parlando con l’agenzia Afp a margine dell’Assemblea generale dell’Onu a New York ha detto che le elezioni presidenziali e legislative potrebbero essere rinviate di “due settimane, due mesi, alcuni mesi”, aggiungendo che la decisione sarà presa a ottobre, dopo una riunione di un forum nazionale. Il voto dovrebbe portare al ripristino del governo civile dopo il colpo di Stato militare guidato dal colonnello Assimi Goita, che ha destituito il presidente Ibrahim Boubacar Keita nell’agosto dello scorso anno. Nel maggio 2021 si è verificato poi un secondo golpe che ha dichiato Goita il nuovo ‘Presidente di transizione’ del Mali.

di Red/Al.Pi.

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