Made in Bangladesh

di Andrea Tomasi

I sette militanti che l’1 luglio hanno assaltato il ristorante di Dacca uccidendo 20 civili erano cittadini del Bangladesh: giovani rampolli di buona famiglia. Non che il loro status sociale cambi il risultato finale, ma di sicuro questo aiuta a capire il radicamento dell’Isis, che ha rivendicato la responsabilità dell’attacco nel bar ristorante di Dacca – la capitale e la città più popolosa del Bangladesh, nonché capoluogo del distretto omonimo – dove sono stati uccisi anche nove italiani. Massimo rispetto per le vittime, ma intanto il giornale on line Senza Tregua si chiede che ci facevano tanti italiani imprenditori, o lavoratori del settore tessile in Bangladesh. «Non un caso isolato, ma una frequentazione sempre maggiore quella del sud est asiatico per le imprese tessili della penisola, che getta ormai un’ombra sul Made in Italy, divenuto a tutti gli effetti marchio di sfruttamento planetario». «Nel periodo gennaio-febbraio 2016 – ha scritto l’AdnKronos – ammontava a 274 mln il valore delle importazioni dal Bangladesh all’Italia. Oltre 271 mln di questi, quasi il 99%, è rappresentato da prodotti tessili, articoli di abbigliamento e articoli di pelle. Per altro, secondo gli ultimi dati disponibili dell’agenzia Ice, in crescita del 13% rispetto allo stesso bimestre del 2015. Non è un caso, infatti, che più della metà degli italiani morti nell’assalto terroristico di ieri sera a Dacca, in Bangladesh, lavorasse nel tessile. La Lombardia è una delle regioni dove pesa di più, in termini di ricchezza prodotta, l’interscambio commerciale con il Bangladesh, rappresentando circa il 15% del totale nazionale. Secondo gli ultimi dati disponibili della Camera di commercio di Milano, nella prima parte del 2015 gli scambi valevano 132 milioni di euro, di cui 80 di import e 52 di export, un valore in crescita del 94% rispetto a 5 anni fa, 64 milioni di euro in più. Le importazioni, che riguardano per il 97,3% prodotti tessili, hanno vissuto un boom lo scorso anno e sono salite del 30% con punte del +496% a Cremona e del +264% a Pavia». Il giornale comunista punta il dito contro i grandi media, che non ha approfondito la questione dello sfuttamento dei bengalesi: «Nell’imbarazzo dei media e della stampa, che si sono tenuti ben lontani dall’approfondire questa questione, viene fuori ancora una volta quel legame tra le peggiori condizioni di lavoro, bassi salari, lavoro minorile, orari massacranti e un settore che è insieme all’agroalimentare il fiore all’occhiello della produzione nazionale, che vanta una forte tradizione imprenditoriale, di qualità e riconoscimento mondiale. Non è un mistero che da tempo la delocalizzazione al di fuori dei confini nazionali abbia comportato una crisi del settore e delle piccole aziende italiane delle filiere dei grandi marchi, che oggi preferiscono appaltare i propri lavori a veri e propri centri di sfruttamento, in cambio di maggiore profitto. Il Bangladesh è uno dei centri privilegiati di questo meccanismo». Mentre le aziende italiane di meccanica, automobili, farmaceutica producono principalmente per il mercato locale, «in molti comparti del Made in Italy, invece – scrive l’Istat nel suo rapporto annuale nel 2014 – quote rilevanti della produzione realizzata all’estero sono riesportate in Italia, in particolare nei settori tessile e abbigliamento (58,2%)…»  La denuncia è chiara: il prodotto resta «Made in Italy» ma la maggior parte del lavoro è svolta fuori daI nostri confini, con conseguenti enormi guadagni alle grandi imprese. «Le piccole falliscono, o si convertono in una sorta di agenti intermedi che fanno anche loro questo tipo di lavoro, per conto di grandi gruppi, che così mascherano le loro responsabilità adducendo rapporti di terzi intermediari e la loro non diretta responsabilità». Insomma la strage del Bangladesh diventa occasione per puntare i riflettori sul sommerso bengalese: ci sono migliaia di operai sottopagati che lavorano in condizioni misere. «E le imprese italiane lo sanno. E non sono lì a fare filantropia».

http://www.lastampa.it/2016/07/04/esteri/ricchi-belli-e-colti-il-bangladesh-scopre-i-volti-del-terrore-i1cxOm0frc15Uv1X3JcujN/pagina.html

http://www.lapresse.it/bangladesh-polizia-aveva-gia-cercato-di-arrestare-5-dei-7-militanti.html

http://www.senzatregua.it/quanto-puzza-tessile-italiano-bangladesh/

 

 

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