Morti e centinaia di feriti nelle proteste in Kenya. E Ruto fa marcia indietro

Davanti alla rivolta il Presidente ha ritirato il pacchetto di riforma fiscale da lui stesso presentato

ULTIMA ORA: Le proteste hanno vinto. Davanti alle proteste massicce, il Presidente Ruto ha ritirato il pacchetto di riforma fiscale da lui stesso presentato, dichiarando “…la necessità di fare maggiori concessioni. Il popolo ha parlato”. 

di Maurizio Sacchi

Almeno 13 persone sono state uccise in Kenya nelle proteste di martedì 25 giugno, Un funzionario del Kenyatta National Hospital di Nairobi ha dichiarato che i medici stanno trattando “160 persone… alcune con ferite ai tessuti molli, altre con ferite da proiettile”. Simon Kigondu, presidente dell’Associazione medica del Kenya, ha dichiarato di non aver mai visto “un tale livello di violenza contro persone disarmate”.  Le proteste sono state causate  in 37 contee del Kenya dal pacchetto di misure fiscali proposto in Parlamento , con tassazione su beni essenziali come il pane, e e su ogni transazione con carte di credito, o mpesa, portafogli digitali gestiti dai telefonini,  ampiamente diffuse fra tutta la popolazione.

Uno dei punti salienti delle proteste è stata l’irruzione dei manifestanti nelle sedi governative più importanti, tra cui gli edifici del Parlamento e il Municipio di Nairobi. La reazione delle forze di sicurezza é stata brutale, con il prezzo di sangue che riportiamo.  Inoltre, il presidente William Ruto, in un discorso alla televisione di Stato, a commento dei fatti, ha accusato i manifestanti di essere infiltrati e manovrati dal “crimine organizzato”, e ha ordinato alle Forze armate e di polizia di usare “ogni mezzo” per reprimere quello che definisce come un attacco all’integrità della nazione. 

Sulla brutalità della polizia polemiche fin dal 18 giugno quando i manifestanti hanno tentato di riunirsi davanti al Parlamento per esercitare pressioni sui parlamentari che discutevano il Finance Bill 2024, le cui disposizioni sono state ampiamente respinte dai kenioti. Come era accaduto durante le proteste del 2023, il governo ha scelto di scatenare la violenza della polizia contro i manifestanti, visibilmente pacifici. Scrivendo su X, ex Twitter, in vista delle proteste previste, l’attivista Boniface Mwangi ha dichiarato: “È una protesta pacifica e crediamo che gli agenti [di polizia] siano stati mobilitati per proteggerci”, aggiungendo: “Koome [l’Ispettore Generale del Servizio di Polizia Nazionale] sa bene che la Costituzione… dà a ogni keniota il diritto di protestare e fare picchetti”.

Sebbene questa mattina sia tornata una parvenza di normalità nella maggior parte delle aree colpite, permane una forte presenza di polizia nel centro di Nairobi, a Nakuru e a Eldoret, in particolare intorno alle principali installazioni governative. Tuttavia, giovedì 27 giugno, quando il Presidente dovrebbe firmare la legge, gli organizzatori di Occupy Parliament hanno minacciato di tornare in strada. Hanno intenzione di bloccare le principali strade che portano a Nairobi e di marciare verso la State House, nel caso in cui la legge venga firmata. Data la storia delle proteste, ci aspettiamo una risposta severa da parte del governo.

Protagonisti della protesta sono i giovani: nel 2024 l’età media dei  quasi 54 milioni di kenioti é di 19,9 anni. E’ proprio la generazione che va dai 20 ai 35 anni e ad animare le proteste, quella che nelle precedenti elezioni fu accusata di passività e di disinteresse per la politica -molto pochi si erano iscritti al voto – che, usando ampiamente i social e la rete per organizzarsi e dibatter. Una “Generazione Z” che, ben lungi dall’essere passiva, rappresenta un vero punto di svolta nella società del Kenya, capaci di superare le divisioni su base etnica che hanno marchiato la storia del grande Paese africano già dall’epoca coloniale, quando i britannici, in una logica del “divide et impera” , ne avevano fatto strumento di dominazione. Divisioni mantenute poi dopo l’indipendenza, come illustra bene un’analisi di “The Elephant”, 

La graduale africanizzazione della governance keniota verso la fine dell’amministrazione coloniale ha fatto sì che, al momento dell’indipendenza, il neonato Stato keniota continuasse a stabilirsi nel programma materiale di governo tramandato dal regime imperiale britannico. Di conseguenza, la concezione etno-regionale della partecipazione politica, che era stata al centro della strategia di dominio politico divide et impera del governo coloniale, si radicò maggiormente nell’ordine politico keniota. “, e più avanti: 

“Oltre a consolidare una coalizione di leader regionali di rango inferiore, il Presidente Ruto ha attinto alla storia inegalitaria della politica keniota per proporsi come outsider della politica dinastica del Kenya. il significato della parola “nazione” nella politica keniota. Oltre a evocare recentemente una Nazione Hustler nell’immaginario keniota, la parola è stata storicamente usata per proliferare altre “nazioni”: la Nazione Mulembe, la Nazione Kalenjin, la Nazione Mijikenda, la Nazione Kikuyu, ecc. Il riferimento a queste nazioni non sembra scomparire.”

nell’immagine da wikimedia, uno slum di Nairobi: Kibera

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