Nigeria, contadini contro pastori

di Tommaso Andreatta

Pastori contro contadini, scontri per la terra in Nigeria. L’International Crisis Group lancia l’allarme. Violenze che sarebbero equiparabili a quelle dell’insurrezione di Boko Haram.

Il governo pare incapace di intervenire per riportare la situazione sotto controllo. «Secondo lo studio nel 2016 – scrive Nigrizia – circa 2.500 persone sono rimaste uccise».

Agricoltori e contadini si stanno scontrando per la ricerca di nuovi spazi vitali, per l’acqua. E poi c’è il problema dei danni arrecati ai campi e quello del furto di bestiame.

Il peggioramento della situazione è dovuto ad una costante desertificazione abbinata alla siccità. Meno risorse, uguale popolazione, lotta cronica.

Nella cintura del Sahel settentrionale l’acqua è ormai un lontano ricordo. Così molti pastori sono stati costretti a migrare verso sud alla ricerca di mezzi per vivere e per far vivere i propri animali.

Fra le cause di questo spostamento e del conseguente conflitto con i contadini vi è l’insicurezza negli stati settentrionali «generata dall’insurrezione di Boko Haram e dal susseguirsi di atti di banditismo nelle zone centro-settentrionali e nord-orientali del Paese».

«Muhammadu Buhari, il presidente della ex colonia britannica, ha richiamato tutte le parti interessate – i residenti, contadini stanziali, per lo più cristiani, e i fulani, pastori semi-nomadi musulami, giunti nella zona nel XVII secolo provenienti dal Mali – alla calma e all’ordine, per evitare nuovi scontri» scrive Cornelia I.Toelgyes su Africa Express.

In Nigeria, dove i sanguinari  jihadisti continuano indisturbati o quasi i loro attacchi, «alcuni residenti hanno fatto sapere che spesso non riescono a distinguere i terroristi Boko Haram dai miliziani fulani, che da anni non combattono più con machete o forconi, sono invece armati di kalashnikov (AK 47s) e altri fucili automatici di ultima generazione e si presentano come gruppo ben organizzato».

I pascoli erano stati garantiti dal governo a chi esercita la pastorizia: promesse fatte e in parte mantenute dopo la proclamata indipendenza dalla Gran Bretagna.

Ma quei terreni sono stati acquisiti in gran parte dagli agricoltori e da imprese commerciali. Un’operazione su larga scala, programmata e che ora vede anche degli effetti collaterali.

Marco Cochi spiega che queste tensioni incidono suille già precarie relazioni tra i principali gruppi regionali, etnici e religiosi del Paese. «Le comunità cristiane, di maggioranza del sud, risentono dell’influenza esercitata dai pastori, prevalentemente musulmani, descritti in alcune narrazioni come “milizie islamizzate”».

E ancora: «I pastori nomadi appartengono in prevalenza al gruppo dei fulani e tale appartenenza imprime una dimensione etnica alle violenze. Il fatto che i fulani siano presenti in molti paesi dell’Africa occidentale e centrale, implica inoltre che qualsiasi scontro di congrua rilevanza tra essi e altri gruppi nigeriani, potrebbe avere anche ripercussioni regionali».

Il fatto è che a fronte di un aumento della violenza, non sono scattati meccanismi di prevenzione da parte delle agenzie di sicurezza federali, che pure esistono.

Il rapporto dell’International Crisis Group dice che il fallimento del governo, incapace di far fronte in qualche modo a questi nuovi scontri,

La Nigeria rischia di «sprofondare in conflitti sempre più letali, mettendo in pericolo la sicurezza di tutti i nigeriani».

Negli ultimi cinque anni sono state uccise migliaia di persone: dal 2011 al 2016 si parla di una media annuale di oltre 2 mila vittime, «superando in alcuni anni il numero di quelle provocate dagli attacchi del movimento jihadista Boko Haram».

http://www.africa-express.info/2017/09/10/altro-focolaio-di-guerra-nigeria-pastori-fulani-attaccano-contadini/

http://www.nigrizia.it/notizia/nigeria-si-aggrava-il-conflitto-per-la-terra

 

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