Nigeria, storia di ratti e di porcelli

di Andrea Tomasi

Porcello ce l’aveva con Ranocchio: «Non dovresti andare in giro con quello sporco ratto» lo scridò.
«Perché?» chiese Ranocchio.
«Perché è diverso da noi» aggiunse Anatra.
«Diverso… – borbottò Ranocchio – ma noi siamo tutti diversi».
«No! – strillò Anatra – Noi siamo di qua. Lui non è… di qua».
È la storia di «Ranocchio e lo straniero» firmata dallo scrittore e illustratore olandese Max Velthuijs. Parla di un ratto arrivato in campagna, in un clima non esattamente amichevole. Il libro è «approvato» da Amnesty International e fa venire in mente i recenti fatti di cronaca. Pensiamo ad esempio alle ragazze che scappano dalla Nigeria e che chiedono asilo in Italia. Tante storie di paura e di miseria, di fuga e di ricerca di un posto sicuro. «Abidemi in Nigeria faceva la maestra elementare. Ha dovuto smettere quando i terroristi islamici del Boko Haram – quelli che nel 2014 hanno sequestrato più di duecento studentesse, buona parte della quali sono ancora tenute in ostaggio – hanno cominciato a uccidere in modo sistematico i cristiani della sua regione. Le è stato suggerito di scomparire, possibilmente di raggiungere l’Europa». Come la maggior parte delle sue connazionali che intraprendono questo lunghissimo viaggio si legge su tiscali.it – ha raggiunto la Libia. Dopo l’arrivo ha creduto di trovare, nella casa di una donna, un rifugio provvisorio per il tempo dell’attesa di un posto su barcone. Ma, appena accettata l’ospitalità, ha scoperto d’essersi consegnata agli aguzzini. Le è stato ordinato di prostituirsi. Ha tentato di ribellarsi». Cosa le è successo Abidemi lo ha scritto sulla pelle. Abbassa il collo del maglione e scopre una spalla. Si vedono le cicatrici: una «poltiglia scura, gonfia, indurita». Sono le ustioni causate dall’acqua bollente. «Le torture – scrive Giovanni Maria Bellu – sono andate avanti per giorni: acqua bollente e poi sale sulle piaghe. Finché, grazie all’aiuto di due donne che si sono impietosite e le hanno aperto la porta della prigione, è riuscita a fuggire». Il viaggio verso la Calabria è durato quattro giorni. La ragazza ha raccontato la sua storia al quotidiano Avvenire. Abidemi è una delle 12 donne che la notte del 24 ottobre (cioè due giorni dopo essere approdate in Italia) furono «respinte con le barricate dalla popolazione di Gorino, il piccolo centro in provincia di Ferrara a cui erano state destinate dalla prefettura». Ora otto di loro vivono a Ferrara. Abidemi è stata costretta a fuggire per via della sua religione e nel corso del viaggio è stata vittima di torture (…). I richiedenti asilo sono donne e uomini che hanno realmente bisogno di aiuto e che sono arrivate da noi perché l’unica alternativa era rischiare di essere uccisi o incarcerati (…) Storie come quella di Abidemi sono segnate dall’emergenza e dall’urgenza». Premesso che l’accoglienza imposta non è veramente accoglienza, tornando alla favola per bambini, sta a noi decidere se vogliamo essere ranocchio, anatra o porcello, ricordando che non è eslcuso che si possa essere anche ratto (la storia dell’immigrazione italiana insegna).

 

http://notizie.tiscali.it/cronaca/articoli/gorino-donne-rifiutate/

foto tratta da «Ranocchio e lo straniero» di Max Velthuijs, favola sostenuta da Amnesty International

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