Dossier/ Agenda 2030: l’obiettivo 2

Il mondo non è sulla buona strada per raggiungere Fame Zero entro il 2030. Dopo decenni di costante declino, il numero di persone che soffrono la fame ha iniziato ad aumentare di nuovo nel 2015.

Nell’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile, il “programma d’azione per le persone, il pianeta e la prosperità” sottoscritto nel settembre 2015 dai governi dei Paesi membri dell’Onu, la fine della fame rappresenta il secondo obiettivo. In questo dossier ne analizziamo alcuni aspetti.

I precedenti dossier sull’Agenda 2030:

Dossier/Agenda 2030: l’obiettivo 1                                                                  In collaborazione con

Fame e Covid19

La pandemia da Covid19 colpisce milioni di persone già vulnerabili a causa dell’insicurezza alimentare, della malnutrizione, degli effetti dei conflitti e di altri disastri.  Il virus ha ad esempio causato interruzioni nei sistemi di trasporto e nei collegamenti a livello globale su cui normalmente contano gli operatori umanitari per raggiungere le zone di crisi.

Le misure per controllare le epidemie di virus stanno poi interrompendo le catene di approvvigionamento alimentare globale. La Fao ha denunciato poi che la perdita e lo spreco di cibo sono in aumento, poiché gli agricoltori devono ricorrere allo scarico di prodotti deperibili e molte persone nei centri urbani stanno lottando per accedere al cibo fresco.

L’impennata dei tassi di disoccupazione, la perdita di reddito e l’aumento dei costi alimentari stanno mettendo a repentaglio l’accesso al cibo sia nei paesi sviluppati che in quelli in via di sviluppo. Si prevede che ogni punto percentuale di calo del PIL globale si tradurrà in ulteriori 700mila bambini rachitici. I piccoli agricoltori e le loro famiglie, i lavoratori del settore alimentare in tutti i settori e coloro che vivono in economie dipendenti dalle materie prime e dal turismo sono particolarmente vulnerabili.

La Fao, inoltre ha lanciato l’allarme per le crisi esistenti (conflitti, disastri naturali, cambiamenti climatici, parassiti e piaghe) che stanno già stressando i sistemi alimentari e innescando l’insicurezza alimentare in tutto il mondo.

 I Paesi a rischio fame

Secondo un’analisi del Wtp suggerisce che, per molti paesi poveri, le conseguenze economiche saranno più devastanti dello stesso coronavirus.

La grande maggioranza dei Paesia rischio individuati dall’organizzazione si trova in Africa e comprende glo stati altamente dipendenti dalle esportazioni come Angola, Nigeria e Ciad e quelli altamente dipendenti dalle importazioni come Somalia e Sudan del Sud. Un’altra Regione che preoccupa è il Medio Oriente, con Paesi come Yemen, Iran, Iraq, Libano e Siria.

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