Dossier/ Guerra e Fame

a cura di Alice Pistolesi

La fame e l’insicurezza alimentare sono da sempre una delle terribili conseguenze della guerra. Il rapporto Monitoring food security in countries with conflict situations, presentato dalla Fao (Organizzazione delle Nazioni unite per l’alimentazione e l’agricoltura) e dal World Food Programme (Wfp) al Consiglio di sicurezza delle Nazioni unite all’inizio del 2019, analizza questa relazione.

In particolare il testo prende in considerazione sedici Paesi in conflitto: Afghanistan, Burundi, Repubblica Centrafricana, Repubblica democratica del Congo, Guinea-Bissau, Haiti, Iraq, Libano per quanto riguarda i rifugiati siriani, Liberia, Mali, Somalia, Sud Sudan, Sudan, Siria, Ucraina e Yemen, e l’area transfrontaliera del Bacino del Lago Ciad.

Sempre peggio in Afghanistan

Alla fine del 2018 l’Afghanistan stava vivendo la peggiore emergenza alimentare dal 2012 a causa della grande siccità unita al conflitto in corso. Per questo motivo più di mezzo milione di persone sono state costrette ad abbandonare le loro case nel 2018. Nell’aprile dello stesso anno il governo ha dichiarato emergenza siccità in almeno venti province. Gli aiuti alimentari hanno avuto difficoltà ad arrivare per la ripresa degli scontri e molte famiglie hanno dovuto migrare in città, vendere il bestiame, consumare le sementi e ridurre le aree coltivate. Il rapporto prevedeva che la percentuale di afghani che abitano in zone rurali e che soffrono di deficit alimentare arrivasse a raggiungere il 47% (10,6 milioni) tra novembre 2018 e febbraio 2019. La provincia più colpita è quella di Badghis, dove era interessata da insicurezza alimentare il 75% della popolazione.

In tutto questo poi c’è da considerare che tra il 2012 e il 2018 sono tornati a casa quasi due milioni di afghani, fra sfollati interni e rifugiati, ma l’acuirsi del conflitto ne ha fatti spostare oltre 270mila e altrettanto ha fatto la siccità.

Siria e Yemen, ancora disastro alimentare

Nella Siria all’ottavo anno di guerra ancora 5,5 milioni di persone avevano bisogno urgente di cibo, assistenza nutrizionale e mezzi di sostentamento nell’agosto 2018. Il numero, anche se ancora spropositato, segna un miglioramento: erano 6,5 i milioni di siriani che avevano bisogno di assistenza alimentare urgente nel novembre 2017. Mentre la sicurezza è considerevolmente migliorata in varie aree del Paese, il conflitto è proseguito in altre, minando ancora la base socio-economica e la produzione agricola. Circa 1,2 milioni di persone si trovano tuttora in zone difficili da raggiungere, in particolare nell’area rurale di Damasco, Idlib, Aleppo, Hama, Homs, Deir ez-Zor, Quneitra e Dar’a.

Nel 2018 anche la Siria ha dovuto affrontare la siccità. Ad Hasakeh, dove si coltiva la metà del grano del paese, il raccolto è stato praticamente nullo. Inoltre, molte persone ritornate ai luoghi d’origine, hanno trovato ad accoglierli terre incoltivabili a causa delle mine antiuomo sparse un po’ ovunque.

Situazione senza segnali positivi nello Yemen, dove alla fine del 2018 la crisi ha raggiunto un livello critico, etichettato come il peggior disastro causato dall’uomo nella storia moderna. Circa 15,9 milioni di persone (più della metà, il 53 percento, della popolazione totale) avevano urgenti necessità di assistenza alimentare e di mezzi di sussistenza da dicembre 2018 a gennaio 2019.

Dalla metà del 2018 la battaglia per il controllo della costa del Mar Rosso si è aggravata, così come le difficoltà che affliggono la popolazione di Hodeida, che ospita 600mila persone e che rappresenta un passaggio strategico per il commercio e un’ancora di salvezza per due terzi del Paese. Allo stesso tempo il lungo assedio di Taizz ha creato una diffusa insicurezza alimentare, coinvolgendo oltre a due milioni di persone. Le parti in conflitto hanno ignorato la protezione delle strutture umanitarie del e personale, mettendo gravemente in pericolo gli operatori e danneggiando la diffusione degli aiuti.

Nella difficoltà del Paese si intrecciano vari elementi: il conflitto e le condizioni ambientali avverse, lo scarso accesso ai servizi sanitarie l’aumento delle malattie a causa anche delle diete povere di nutrienti.

 

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