Palestina: ancora morte e demolizioni

Quasi 9mila strutture di proprietà palestinese sono state abbattute dal 2009 da Israele. La denuncia dell'Onu mentre la violenza in Cisgiordania continua

Quasi 9mila strutture di proprietà palestinese sono state demolite dal 2009 da Israele. A dirlo un recente rapporto dell’Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari, riportando anche che 13mila sono stati i civili palestinesi sfollati e 152mila quelli che hanno subito danni. Il rapporto afferma che 1.559 case palestinesi sono state demolite dalle autorità israeliane o dai loro stessi proprietari per evitare di pagare pesanti multe. Nella prima metà del 2022 a Gerusalemme, infatti, sono state abbattute 90 strutture di proprietà palestinese, di cui 79 auto-demolite.

Ma non è l’unica denuncia arrivata dalle Nazioni Unite in Palestina negli ultimi mesi. A metà agosto era arrivato l’allarme di Michelle Bachelet, alto commissario Onu per i diritti umani che aveva denunciato l’uccisione, in soli sette giorni, di 19 bambini palestinesi nei territori occupati dall’esercito d’Israele. “Fare del male – aveva detto – a qualsiasi bambino nel corso di un conflitto è profondamente inquietante. L’uccisione e mutilazione di così tanti bambini nell’ultimo anno è inaccettabile”. Dal 5 al 7 agosto, durante l’ultima massiccia offensiva dell’esercito israeliano a Gaza i bambini palestinesi uccisi sono stati 17, e altri due sono morti il 9 agosto nelle operazioni eseguite dalle forze dell’ordine israeliane in Cisgiordania. Sono quindi 37 i minori uccisi dall’inizio dell’anno.

E la violenza non accenna a fermarsi. Pochi giorni fa il Ministero della Salute palestinese ha dichiarato: “Abbiamo un martire di 29 anni e 16 persone ferite a seguito dell’aggressione israeliana a Jenin”. Il nuovo attacco è stato condotto nella città della Cisgiordania dalle forze israeliane. Proprio a Jenin, infatti, dall’aprile 2022 è in corso un’operazione militare che risponde ai cinque attacchi in territorio israeliano in cui sono morte 18 persone.

Proprio mentre raccontava le operazioni di Jenin era stata uccisa l’11 maggio la giornalista palestinese-statunitense Shireen Abu Akleh. Lunedì 5 settembre l’esercito israeliano ha pubblicato un rapporto in cui ha ammesso che “c’è un’alta possibilità” che la reporter di Al Jazeera sia stata uccisa da un proiettile sparato da un suo soldato. Finora Israele aveva sempre smentito ogni coinvolgimento nell’uccisione. Si tratta però di un’ammissione parziale, perché si dice che sarebbe stata colpita “accidentalmente” da proiettili sparati “contro persone sospettate di essere palestinesi armati, nel corso di uno scontro a fuoco”. Nel rapporto si specifica inoltre che rimane la possibilità che Abu Akleh sia stata uccisa da un proiettile sparato da un palestinese. La famiglia della giornalista aveva richiesto un’indagine indipendente.

(Red/Est)

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