Palestina/Israele: raid, allarmi e riposizionamenti

L'Unione Europea lancia l'allarme, l'Unione Africana (forse) si schiera, mentre la violenza non si placa

di Alice Pistolesi 

Ancora un’irruzione dei reparti speciali dell’esercito e della polizia israeliani nel campo profughi di Jenin, dove il 26 gennaio erano rimasti uccisi 10 palestinesi. L’ultimo raid, il 7 marzo, ha innescato violenti scontri a fuoco e questa volta i palestinesi uccisi sono almeno sei, mentre altri 16 sono i feriti. Feriti anche due agenti israeliani dell’unità speciale Yamam. 

Nello stesso momento le forze israeliane hanno fatto incursione anche nel campo profughi di Askar, nella città di Nablus, dove sono stati arrestati tre palestinesi. Secondo Pressenza in tutte e due le città almeno 40 veicoli militari blindati sono penetrati nelle strade e hanno assediato le case di alcuni ricercati, ostacolati dal lancio di pietre della popolazione locale. La Mezzaluna rossa ha denunciato che una delle sue ambulanze è stata colpita da proiettili. Anche il villaggio di Hawara è stato di nuovo teatro di incursioni dei coloni ebrei israeliani che abitano negli insediamenti illegali vicini. Alcuni video postati sui social mostrano i coloni andare in giro armati di pistole, pietre e spranghe di ferro e ballare insieme ai soldati israeliani al grido: “Hawara conquistata!”.

Dall’inizio del 2023 le forze israeliane hanno ucciso almeno 69 palestinesi, quasi uno al giorno, 21 a Jenin e 11 a Nablus. Tredici sono gli israeliani uccisi dai palestinesi nello stesso periodo. Numeri che segnano quello in corso come l’inizio anno più sanguinoso dal 2000.

Allarmata dalla pericolosa escalation anche l’Unione Europea. “L’Unione europea e i suoi Stati membri – si legge in un comunicato stampa emesso l’8 marzo – esprimono profonda preoccupazione per la violenza e l’estremismo crescenti in Israele e nei territori palestinesi occupati, che stanno portando a un numero spaventoso di vittime israeliane e palestinesi, compresi bambini. La situazione a Gaza e in Cisgiordania, compresa Gerusalemme Est, è fonte di grande preoccupazione”.

“Chiediamo ai leader israeliani e palestinesi di disinnescare la situazione e di astenersi da azioni che aumenterebbero il livello già alto di tensione. Gli insediamenti sono illegali ai sensi del diritto internazionale. Israele deve fermare l’espansione degli insediamenti, impedire la violenza dei coloni e garantire che i responsabili siano chiamati a rispondere delle loro azioni. Le operazioni militari devono essere proporzionate e in linea con il diritto internazionale umanitario. Occorre porre immediatamente fine agli attacchi terroristici, che dovrebbero essere condannati da tutti, e alle pratiche che li sostengono. La situazione umanitaria nella Striscia di Gaza richiede un ulteriore allentamento delle restrizioni. Occorre preservare lo status quo dei luoghi sacri, in linea con le intese precedenti e tenendo conto del ruolo speciale della Giordania, così come è necessario mantenere una coesistenza pacifica tra cristiani, ebrei e musulmani”. Ricordando “l’urgente necessità di una nuova prospettiva di pace”, l’Ue ha poi rilanciato la sua proposta, presentata tre settimane fa, di lanciare un pacchetto senza precedenti di misure di sostegno a livello economico, politico e della sicurezza”.

“In quest’ottica – concludono – collaboriamo strettamente con altri partner arabi e internazionali. Pur non potendo costringere le parti a fare la pace, abbiamo insieme la responsabilità di preparare il terreno a tal fine. La sicurezza, lo Stato di diritto e la pace in Medio Oriente rappresentano una priorità per l’Ue”.

E ad alzare la testa è stata anche l’Unione Africana. Alla cerimonia d’apertura del vertice di febbraio ad Addis Abeba, la diplomatica israeliana Sharon Bar-Li è stata allontanata dall’incontro. Moussa Faki Mahamat, Presidente della commissione dell’Unione africana, ha infatti chiarito che l’accreditamento di Israele come stato osservatore resta tuttora sospeso. Secondo quanto riportato da Internazionale, in una bozza di dichiarazione fatta circolare alla fine del vertice, l’Ua ha espresso “pieno sostegno al popolo palestinese nella sua legittima lotta contro l’occupazione israeliana” e ha anche esortato gli stati africani a “mettere fine a tutti gli scambi commerciali, scientifici e culturali con lo stato d’Israele”. La bozza invita inoltre “la comunità internazionale a smantellare il sistema israeliano di colonialismo e apartheid”.

Intanto in Israele non si fermano le proteste di piazza contro la riforma della giustizia promossa dal governo di Benjamin Netanyahu. Il 9 marzo si è ‘celebrata’ la ‘Giornata di resistenza contro la dittatura’, così come definita dagli stessi manifestanti. A Tel Aviv i dimostranti hanno bloccato la strada che porta all’aeroporto Ben Gurion, da cui doveva partire, per una visita ufficiale in Italia, il premier Netanyahu. La mobilitazione, iniziata ormai dieci settimane fa, sta coinvolgendo ampi settori della società, compreso l’esercito. I militari israeliani hanno infatti minacciato di boicottare gli addestramenti. Sabato 4 marzo 250mila persone hanno protestato in tutto il Paese al grido “democrazia” e “niente dittatura”.

Leggi la scheda conflitto Israele/Palestina

*In copertina foto di Leonid Altman su Shutterstock

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