Perù: tempesta su Pedro Castillo

Solo un peruviano su cinque approva il Presidente. Mozione di sfiducia anche per il Primo ministro  

di Maurizio Sacchi

Mentre monta l’opposizione al Presidente Pedro Castillo, il Congresso del Perù al completo ha ammesso alla discussione – con 73 voti a favore e 42 contrari – la mozione di sfiducia contro il Primo ministro, Aníbal Torres, per la gestione delle proteste sociali di aprile nell’interno del paese e per la dichiarazione del coprifuoco a Lima e nella città portuale del Callao. Il dibattito per la rimozione del presidente del Consiglio dei Ministri è programmato per il prossimo giovedì 12 maggio, come richiesto dalla  Vicepresidente, Patricia Chirinos, del partito di opposizione  Avanza País. La mozione di interpellanza è stata presentata il 12 aprile dalla deputata Flor Pablo, del Partito Viola, ed è stata appoggiata da 22 parlamentari dei banchi di Somos Perú, Alianza para el Progreso, Fuerza Popular, Acción Popular, Cambio Democrático (ex Juntos por el Perú), e Renovación Popular.

Ma l’opposizione al governo va ben oltre la critica all’operato del Primo ministro. La richiesta di elezioni generali anticipate sarebbe sostenuta da un’ampia maggioranza a favore di elezioni anticipate secondo un recente sondaggio dell’istituto CPI. Alla domanda su quale opzione sarebbero più d’accordo se fossero indette nuove elezioni presidenziali, l’86,2 percento  vuole che sia eletto sia un nuovo  presidente del Paese, che un nuovo Congresso. Solo il 21,2 percento approva il modo in cui il Capo dello Stato ha gestito il Paese. Un totale dell’83,6 percento  disapprova l’operato del Congresso, in cui l’opposizione ha la maggioranza. In altre parole, un livello di rifiuto superiore a quello rilevato contro Castillo. Il sondaggio ha consultato la popolazione da lunedì 25 a venerdì 29 aprile recentemente e ha margini di errore di 2,7 punti.

La proposta contro il Primo ministro Aníbal Torres nasce  dalla mancanza di risposte per i morti, i danni e le violenze contro i cittadini e gli agenti di polizia, per la distruzione della proprietà pubblica e per le restrizioni dei diritti e delle libertà nella capitale durante le proteste per lo sciopero dei trasportatori in varie regioni del Perù all’inizio di  aprile. I disordini erano iniziati il 5 aprile, mentre Castillo stava tenendo una riunione con i leader dell’opposizione, che controllano il Congresso; centinaia di persone stavano protestando intorno al palazzo legislativo e altrove a Lima. Durante questo incontro,  Pedro Castillo aveva annunciato la fine del coprifuoco, al fine di contenere le proteste per l’aumento dei prezzi del carburante e del cibo.

I dimostranti si erano scontrati con la polizia vicino al Congresso, mentre alcuni di loro “hanno causato danni ai locali della Procura, della magistratura e degli stabilimenti commerciali nel centro di Lima”, secondo la dichiarazione del Minstro dell’interno.  Lo sciopero dei lavoratori dei trasporti peruviani di un mese fa, e la dura repressione che ne é seguita, hanno causato almeno quattro morti, uno dei quali  un minore caduto in un fiume. Le proteste hanno colpito Lima e le regioni di Piura, Chiclayo, La Libertad, Junín, Ica, Arequipa, San Martín, Amazonas e Ucayali, tra le altre, e hanno portato alla sospensione delle lezioni nelle scuole a causa della limitazione del trasporto pubblico.

L’Unione delle Corporazioni del Trasporto Multimodale del Perù protesta contro l’aumento dei prezzi del carburante e dei pedaggi. Aumenti che hanno contribuito anche all’aumento dei prezzi degli alimenti. Tutti questi elementi hanno contribuito al crollo della popolarità di Pedro Castillo, che in pochi mesi ha visto svanire il consenso che gli aveva consentito di battere, se pur di stretta misura, la candidata della destra Kiki Fujimori, figlia dell’ex presidente Albero Fujimori.

Nell’immagine della Presidenza del Perù, Pedro Castillo

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