Raid e droni: il botta e riposta della guerra in Yemen

Bombardamenti sauditi e attacchi houthi su Arabia Saudita e Emirati Arabi, mentre gli Usa inviano mezzi per protezione gli alleati. Nel 2021 la guerra è stata la quarta più letale per i civili

Bombardamenti sauditi in Yemen e droni sull’Arabia Saudita. La guerra si intensifica e si espande. Nuovi bombardamenti della colazione saudita si sono verificati nella notte tra il 21 e 22 febbraio nell’area di Al-Jar, nel distretto settentrionale di Abs e hanno provocato varie vittime. Medici Senza Frontiere, attivo nell’ospedale di Abs ha riferito di aver curato 10 persone (principalmente donne e bambini, inclusa una donna incinta) e che due (una bambina di 12 anni e una donna di 50) sono invece decedute all’arrivo in ospedale. I combattimenti si sono intensificati sulla linea del fronte vicino alla città di Haradh dall’inizio del mese di febbraio e dal 17 nel distretto settentrionale di Abs. “Negli ultimi mesi- ha infatti dichiarato Msf – i combattimenti si sono intensificati nel governatorato di Hajjah e vicino ad altre linee del fronte in tutto lo Yemen, accrescendo le preoccupazioni per la sicurezza delle persone già colpite da anni di combattimenti e sfollamenti. Siamo profondamente preoccupati per il terribile impatto degli attacchi indiscriminati, compresi i bombardamenti e le esplosioni sui civili su entrambi i lati della linea del fronte”.

Ai raid della coalizione i ribelli Houthi rispondono con i droni. Il 22 febbraio sedici persone, compresi cittadini stranieri, sono rimaste ferite in Arabia Saudita a causa dell’esplosione  sull’aeroporto King Abdullah, nella provincia sudoccidentale di Jizan. Una dichiarazione della coalizione, riportata dall’agenzia di stampa statale saudita SPA, ha affermato che il drone è stato lanciato “dall’aeroporto internazionale di Sanaa per prendere di mira i civili”. Si tratta del secondo attacco ad un aeroporto in meno di due settimane di cui sono stati accusati i ribelli Houthi.

Meno di due settimane fa un simile tentativo di attacco e intercettazione con droni aveva ferito 12 persone in un aeroporto nella città saudita meridionale di Abha, nei pressi del confine con lo Yemen. Dopo quell’attacco la coalizione a guida saudita aveva affermato di aver distrutto un sistema di comunicazione utilizzato per attacchi di droni che si trovava vicino al ministero delle telecomunicazioni a Sanaa. Nel dicembre 2021, la coalizione ha dichiarato che gli Houthi avevano sparato più di 850 droni e 400 missili balistici contro l’Arabia Saudita nei sette anni precedenti, uccidendo un totale di 59 civili. Solo nel gennaio 2022, invece, sono stati 401 i raid aerei della coalizione, secondo lo Yemen Data Project, un portale di monitoraggio indipendente. Le vittime civili provocate dai raid dal 2015 sarebbero circa 9mila.

Protezioni Usa contro i droni

I droni degli houthi allarmano il Golfo. Gli Stati Uniti, come riportato da Agenzia Nova i primi di febbraio, hanno in programma di schierare uno squadrone di caccia F-22 Raptor della Lockheed Martin, il più potente velivolo di quinta generazione attualmente in dotazione alle Forze armate Usa, in aggiunta all’invio di un cacciatorpediniere missilistico per sostenere gli Emirati Arabi Uniti a respingere gli attacchi lanciati dallo Yemen dai ribelli. “Stiamo lavorando – Il generale Kenneth F. McKenzie, comandante del Comando centrale Usa (Centcom) ha rivelato all’agenzia di stampa emiratina “Wam”- con i nostri partner qui nella regione e con l’industria negli Stati Uniti per sviluppare soluzioni che funzionino contro i droni”.

Gli Emirati Arabi Uniti ospitano circa 2mila militari statunitensi nella base di Al Dhafra ad Abu Dhabi, dove si trovano schierati anche caccia F-35 e sistemi di difesa aerea Patriot. Alla fine di gennaio 2022 gli Stati Uniti hanno invitato i loro cittadini ad evitare viaggi negli Emirati a causa dei continui attacchi missilistici condotti non solo dallo Yemen (a causa del maggior impegno di Abu Dhabi nella guerra), ma anche dall’Iraq.

La quarta guerra più letale per i civili

Secondo l’Action on Armed Violence, ente che monitora la forza esplosiva che ricade sui civili in ciascun conflitto, nel 2021, lo Yemen è stato il quarto paese più colpito per vittime civili di armi esplosive, dopo Afghanistan, Siria e Gaza. L’Aoav ha registrato 867 vittime civili a causa di violenze esplosive lo scorso anno, 279 delle quali sono state uccise e 588 ferite. I civili hanno rappresentato il 36% del totale di 2.439 vittime. Sono stati registrati 133 episodi di violenza esplosiva in Yemen nel 2021.

Il 2021 è stato poi segnato dall’aumento del 27% delle morti e dei feriti di civili causati da armi esplosive rispetto al 2020, quando erano state registrate 683 vittime civili. Le armi esplosive lanciate a terra hanno rappresentato il 66% (569) delle vittime civili. Ulteriori vittime civili sono state causate da attacchi aerei (93 vittime civili), mine (88), IED (56) e attacchi con diversi tipi di armi esplosive (35). Le restanti 26 vittime sono state causate da missili.

Il numero di vittime civili da attacchi aerei è stato notevolmente inferiore lo scorso anno, scendendo del 44% da 166 nel 2020. Gli attacchi aerei, tuttavia, hanno causato il maggior numero di vittime totali in Yemen nel 2021, uccidendo e ferendo 1.383 attori armati. Le vittime hanno raggiunto il picco in ottobre, quando 622 persone sono rimaste vittime di violenze esplosive durante l’intensificarsi del conflitto tra lo stato yemenita e i ribelli Houthi a Marib. 422 di queste vittime erano attori armati e 200 civili. L’ente mette comunque in guardia sui dati: “con pochi giornalisti indipendenti in grado di riferire dalle regioni colpite- si legge- , questi dati dovrebbero essere trattati con cautela poiché è difficile dire se i dati sulle vittime sono gonfiati o se mancano i dati sulle vittime civili”.

*In copertina un fermoimmagine di un video di Action on Armed Violence

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