Ripartiamo da Mladic

di Raffaele Crocco

Cosa si pensa quando condannano un mostro? Era ora, si pensa. Era tempo che la giustizia degli uomini
trovasse il coraggio di dire che ciò che è stato fatto era disumano.

La sentenza contro Ratko Mladic è arrivata, finalmente. Ergastolo: il Tribunale internazionale per i crimini
di guerra ha sentenziato che il macellaio di Sebrenica, l’uomo che ha fatto massacrare migliaia di esseri
umani durante la grande follia della guerra nella ex Jugoslavia, andava riconosciuto colpevole di genocidio,
crimini contro l’umanità, crimini di guerra. Il Tribunale ora si autoscioglierà: la sentenza è stato l’atto finale.
Tutto si è concluso, quindi, finalmente possiamo scrivere la storia vera di quegli anni? No, purtroppo no.
Quando condannano un mostro possiamo legittimamente pensare che era ora. Dobbiamo però anche
spaventarci, perché se ci accontentiamo di quella condanna il futuro può scomparire.

Pensando a Mladic dobbiamo ricordarci che il mostro ha agito con un infinito numero di complici.
Dobbiamo pensare che molti di quei complici sono ancora in giro. Sono uomini che in Bosnia, in questi anni,
hanno conquistato ruoli di potere, prestigio. Uomini che hanno stuprato, torturato, ucciso. Uomini che ora
camminano impuniti tagliando la strada alle loro vittime, che sono ancora inermi e senza giustizia.
Le reazioni alla sentenza contro Mladic ci dimostrano che il tempo è passato senza cambiare le cose. A
caldo, Milorad Dodik leader politico dei serbi di Bosnia, ha detto che “il generale resterà sempre il nostro
eroe, come un de Gaulle”. Nella Repubblica Srpska, se si parla di Sebrenica la parola “genocidio” è respinta
al mittente, negata. Lo stesso accade a Belgrado

In Bosnia, ma anche in Serbia, in Croazia, in Kossovo, non c’è stata ancora alcuna riconciliazione. Le armi
non sparano più da vent’anni, ma nessuno ha avviato davvero processi di pace. Le responsabilità sono
ancora negate. Ogni parte, ogni popolo, racconta solo ed esclusivamente la propria storia, vendendola
come unica verità.

La condanna di Mladic è importante, è fondamentale. E’ un criminale che ha pagato, com’era giusto. Ma
non basta. Quella condanna rischia di diventare un alibi per dimenticare, un modo per lavarci e lavare
coscienze, una pietra tombale su ciò che è accaduto. Mladic deve essere il primo atto verso la
riconciliazione. Non può diventare l’ultimo atto di una guerra che crediamo finita.

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