Schierati con la protesta in Myanmar

Il Forum della Pace trentino  invita Provincia e  Comuni a prendere   posizione contro le violenze nel Paese asiatico

Riceviamo e  volentieri pubblichiamo questo invito  del Forum della Pace trentino  perché la Provincia e i Comuni prendano  posizione contro le violenze in Myanmar

Il Forum trentino per la pace e i diritti umani condivide e sostiene la profonda preoccupazione, il cordoglio e lo sdegno per il colpo di Stato avvenuto in Myanmar espressi diffusamente dalla comunità internazionale. Per questa ragione ha inviato ai Comuni trentini e alla Giunta provinciale la richiesta di attivarsi allo scopo di fare pressione sul Governo nazionale per condannare il colpo di Stato avvenuto in Myanmar per mano dell’esercito birmano e chiedere l’immediata scarcerazione di Aung San Suu Kyi e degli altri prigionieri politici.
Come Forum, abbiamo chiesto inoltre un’assunzione di responsabilità anche allo scopo di intraprendere azioni per l’immediata cessazione della repressione che sta causando la morte di centinaia di persone e per il rilascio sicuro delle centinaia di manifestanti pacifici arrestati dalle forze armate. Questo, in un contesto già pesantemente condizionato da violazioni ripetute dei diritti umani, in particolar modo nei confronti della popolazione Rhoingya per la quale il Forum della Pace rinnova l’invito alla Giunta e alle Amministrazioni locali di farsi portavoce presso il Governo nazionale per tutelarne i diritti e impedirne la persecuzione.

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Tra il 1988 e il 2010, la dittatura militare in Myanmar ha oppresso il popolo birmano, con costanti violazioni dei diritti umani e abusi quali il lavoro forzato, la persecuzione di dissidenti, i trasferimenti coatti, la coscrizione di bambini soldato e la brutale repressione di importanti gruppi etnici. Le elezioni multipartitiche del 7 novembre 2010 hanno dato inizio a un delicato processo di transizione democratica che ha visto tra l’altro la scarcerazione di Aung San Suu Kyi, leader del movimento democratico birmano, nonché Premio Nobel per la Pace nel 1991.
L’8 novembre 2020, la Lega nazionale per la democrazia di Suu Kyi ha nuovamente vinto le elezioni, aggiudicandosi l’83 per cento dei seggi; la mattina del 1° febbraio 2021, tuttavia, l’esercito birmano ha attuato un colpo di Stato per rovesciare il Governo eletto, arrestando il Presidente Win Myint e la Consigliera di Stato Aung San Suu Kyi, insieme ad altri leader del partito, e consegnando il potere al capo delle Forze armate, Min Aung Hlaing.

Da settimane, le proteste pacifiche dei manifestanti contro il golpe vengono represse nel sangue. Il bilancio giornaliero delle vittime e degli arresti è in costante aumento: l’UNICEF denuncia la detenzione arbitraria di oltre 700 bambini e bambine (12 marzo 2021); l’inviata speciale delle Nazioni Unite Christine Schraner Burgener evidenzia come “la perdurante brutalità, incluse le violenze contro il personale medico e la distruzione delle infrastrutture pubbliche, mina severamente qualunque possibilità di pace e stabilità” (14 marzo 2021).

A fronte di questa continua escalation, Amnesty si rivolge a tutti gli Stati della comunità internazionale per andare al di là delle sole affermazioni di condanna e preoccupazione per la situazione in Myanmar e di intraprendere azioni finalizzate a fermare le violazioni dei diritti umani in atto nel Paese. Antonio Guterres, Segretario Generale delle Nazioni Unite, ha richiamato la comunità internazionale ad una presa di posizione, collettivamente e bilateralmente, per favorire la fine della repressione da parte della giunta militare. Il 15 marzo, inoltre, il Dipartimento di Stato americano ha preso posizione descrivendo la violenza della giunta militare come “immorale e indifendibile”, invitando tutti gli Stati a intraprendere azioni concrete per opporsi al colpo di stato e all’escalation di violenza in Myanmar. Infine, Amnesty International denuncia l’uso di tattiche letali e di un arsenale di armi da campo contro i manifestanti pacifici (4 marzo 2021).  Armi la cui provenienza deve essere attentamente indagata: fonti giornalistiche (Domani, 11 marzo 2021; La Repubblica, 10 marzo 2021), infatti, hanno riportato l’utilizzo di munizioni prodotte in Italia nella repressione delle proteste da parte dei cittadini del Myanmar. Anche su questo, crediamo debba essere fatta chiarezza.

Quanto sta avvenendo in Myanmar non deve né può lasciarci indifferenti: come territorio radicato all’interno di una profonda cultura cooperativistica e di pace, siamo chiamati a non tacere di fronte a queste crudeltà, a prendere posizione e lottare per la pace e la tutela dei diritti per tutte e per tutti, dentro e fuori dai confini del Trentino.

Il Presidente
dott. Massimiliano Pilati

La foto in copertina e’ di Svetva Portecali

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