Siria, ospedali nel mirino

Anche le strutture mediche e ospedaliere sono nel mirino dei raid aerei in Siria.

L’ultimo attacco risale ai primi giorni di febbraio, quando, un centro sanitario supportato da Medici Senza Frontiere a Mishmishan, nel nord-ovest della Siria, è stato colpito.

Il bombardamento è avvenuto mentre l’equipe medica del centro era impegnata nel programma vaccinazioni in alcuni villaggi limitrofi.

Vittime dell’attacco sei persone che si trovavano nel centro, tutti pazienti o loro accompagnatori. Altre diciassette, tra cui tre medici sono state ferite.

Dalla metà di dicembre 2017, i combattimenti in diverse aree del paese, sia con attacchi aerei che con bombardamenti di terra, hanno causato uno dei più grandi sfollamenti di persone dall’inizio della guerra.

Secondo MSF, ong che da anni opera nell’area “le violenze sono in aumento e stanno mettendo a dura prova la popolazione con già alle spalle quasi sette anni di guerra”.

In Siria MSF gestisce direttamente cinque strutture sanitarie e tre cliniche mobili in Siria settentrionale, è partner di 5 strutture e fornisce supporto da remoto a circa 50 strutture in tutto il paese, in aree dove le equipe non possono essere direttamente presenti.

“È triste e innegabile vedere come aree civili, in particolare strutture sanitarie, – ha dichiarato Omar Ahmed Abenza, capo dei programmi di MSF per la Siria nord-occidentale – siano ancora sotto attacco nel nord-ovest della Siria e come questi attacchi, sempre costanti in questi sette anni di conflitto, stiano crescendo di intensità fino a raggiungere un preoccupante livello d’allarme”.

“È un atto oltraggioso che non può essere tollerato. Una situazione già grave sta peggiorando. L’obbligo di evitare le aree e infrastrutture civili, come quelle mediche, è il primo passo per evitare una catastrofe”.

Nel centro sanitario di Mishmishan Medici Senza Frontiere supportava le attività di vaccinazione, che solo nella seconda metà del 2017 hanno coinvolto oltre 10mila bambini.

Il servizio, in seguito all’attacco è in frantumi e l’attività di vaccinazione è attualmente bloccata: sono stati colpiti gli stock di vaccini e i frigoriferi necessari per mantenerli al fresco.

Ma in un teatro di guerra un attacco non è mai fine a se stesso: “ogni volta che una struttura medica viene bombardata si verifica un terribile effetto a catena sulle strutture sanitarie limitrofe e anche l’ospedale di Qunaya, anche questo supportato da MSF, ha risentito di quanto accaduto a Mishmishan”.

A causa dei bombardamenti la direzione ha deciso di limitare i servizi per ridurre al minimo il rischio per i medici e ha dimesso i pazienti meno critici: in struttura è rimasta quindi attiva solo una piccola equipe per la gestione del pronto soccorso e della sala operatoria.

In questo contesto le cliniche mobili curano molte persone, ma non possono arrivare a tutte le centinaia di migliaia di sfollati sparsi nell’area settentrionale di Idlib.

La ong fa poi sapere che tra i bisogni medici più diffusi ci sono le infezioni del tratto respiratorio e le malattie croniche, come il diabete e l’ipertensione.

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