Stato di emergenza in Sudan

Dopo mesi di scontri e proteste il Presidente Omar al Bashir ha sciolto il governo, ma l'opposizione promette di continuare a pretendere le sue dimissioni

E’ stato di emergenza in SudanDopo mesi di dure proteste che chiedevano le sue dimissioni, il presidente Omar al Bashir ha sciolto il governo e decretato lo stato di emergenza per un anno. Lo scioglimento riguarda sia il governo federale, che quelli provinciali. In questo modo Bashir conta di riprendere in mano la situazione del Paese e, probabilmente, presentarsi ancora una volta alle elezioni presidenziali che si terranno nel 2020. Il presidente, su cui pende un mandato di cattura internazionale per crimini contro l’umanità in Darfur, festeggia nel 2019 trent’anni di potere.

Le proteste erano scoppiate lo scorso 19 dicembre dopo la decisione del governo di triplicare il prezzo del pane. Da quel momento sono diventate quasi quotidiane e, dalle richieste legate al prezzo del pane e del carburante, hanno iniziato a richiedere le dimissioni di Al Bashir.

Nei giorni precedenti la Sudan Professionals Association, l’organizzazione che sta guidando la campagna di protesta, aveva invitato i manifestanti a marciare sul Palazzo presidenziale per consegnare una richiesta al presidente Omar al-Bashir di dimettersi.  Nonostante l’annuncio di Bashir l’associazione ha dichiarato che continuerà a organizzare dimostrazioni fino a che il Presidente non si dimetterà. Secondo un rapporto ufficiale, 31 persone sono morte dall’inizio delle dimostrazioni, ma varie Ong parlano di un bilancio più pesante. Centinaia sono poi i manifestanti e gli attivisti incarcerati.

La figura di Omar Al Bashir è controversa. Il presidente, ricercato internazionale, è infatti un perno e uno dei garanti principali dell’accordo di pace con il Sudan del Sud di cui si è discusso nel giugno 2018. Il presidente sudanese aveva salutato l’accordo come un “dono per il popolo del Sudan del Sud”. Gli interessi economici del Sudan, nei confronti del ‘suo vecchio Territorio’ restano infatti molto forti. La secessione del Sudan del Sud ha colpito duramente il Paese guidato da Bashir dal momento che al Sud si trovano gran parte delle riserve petrolifere della regione. Per questo, a margine dei colloqui di pace, i due Paesi avevano raggiunto un piano per raddoppiare la produzione di petrolio dal Sud, concordato di riparare le infrastrutture petrolifere distrutte dalla guerra e deciso di creare una forza congiunta per proteggere i campi petroliferi dagli attacchi delle forze ribelli.

(Red/Al.Pi.)

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