Stupri in Bosnia: vittime da risarcire

di Ilario Pedrini

«Lei è una donna bosniaco-musulmana, madre di due bambini di nove e dodici anni. Lui è un ufficiale serbo bosniaco, Milan Lukic, noto con il nome di battaglia di Lucifero. Siamo nel periodo della guerra di Bosnia, scoppiata nei primi anni ‘90. Lui irrompe nella casa di lei, la violenta davanti ai due figli, poi la porta in cucina e le ordina di scegliere un coltello affilato. Con quello stesso coltello, Lukic sgozza i due bambini sotto gli occhi della donna». Il racconto si può leggere sull’edizione italiana dell’International Business Times. «Ma questa è solo una delle tante storie di stupri e violenze contro le donne bosniaco-musulmane perpetrate dall’esercito serbo bosniaco durante la guerra in Bosnia-Erzegovina (1992-1995)». La violenza sessuale è stata usata come strumento di violenza, utilizzato dai serbi per distruggere l’etnia musulmana. In questo modo si colpivano le donne, «gettando sulle loro famiglie la vergogna e il disonore». I carnefici conoscevano bene le proprie vittime. Spesso si trattava di vicini di casa «con cui, durante gli anni di Tito, avevano vissuto in pace» e sapevano quali erano i loro valori e la loro cultura. Il fine ultimo era costringere i i bosniaci-musulmani ad abbandonare il territorio, «specie dove erano la maggioranza». Il disturbo psichico di cui spesso soffrono le vittime di stupro è la Ptss (sindrome da stress post-traumatico), «ma molte hanno registrato anche pesanti cambiamenti di personalità, soprattutto nella sfera dei rapporti sociali, sbalzi d’umore, depressione, disturbi ansiosi, difficoltà ad avere rapporti sessuali, disturbi del sonno». Il commissario dei diritti umani del Consiglio d’Europa, Nils Muiznieks, ha chiesto al ministro serbo Aleksandar Vulin informazioni su una nuova legge allo studio per il risarcimento delle vittime dei crimini di guerra e sulla possibilità di estendere quanto previsto dal testo anche ai gruppi di vittime, stimate a 15mila, attualmente esclusi. Fra queste annovera anche le vittime di stupro. La lettera è stata inviata al ministro il 12 settembre scorso. Muiznieks afferma che il risarcimento delle vittime dei crimini di guerra «è una questione della massima importanza per raggiungere la coesione sociale e per assicurare una riconciliazione durevole nell’intera regione» e che nel suo ultimo rapporto sulla Serbia nel luglio 2015 «esprimeva preoccupazione per il fatto che le vittime dei crimini di guerra rischiavano di non avere accesso a un risarcimento adeguato e effettivo». Nella lettera il commissario nota che il testo della nuova legge è stato redatto e che le consultazioni su di esso sono terminate nel dicembre 2014, ma che stando alle informazioni in suo possesso, non è stato ancora presentato al parlamento. Muiznieks sottolinea inoltre che «anche se il testo ha sostanzialmente migliorato lo status legale dei veterani e militari vittime di guerra, alcune categorie, come le vittime di stupri e quelle delle forze armate serbe, e i familiari degli scomparsi, non sono state incluse nelle legge. «Le Nazioni Unite hanno ufficialmente riconosciuto la violenza sessuale come un crimine di guerra e un crimine contro l’umanità, nonché come un atto di genocidio perché commessa con l’intento di distruggere un gruppo specifico di individui». Spesso però queste prese di posizione a livello Onu restano poi lettera morta all’interno dei singoli Stati.
http://it.ibtimes.com/bosnia-erzegovina-larma-dello-stupro-durante-la-guerra-1351561

http://www.ansa.it/nuova_europa/it/notizie/rubriche/politica/2016/09/20/croazia-crimini-guerra-al-via-processo-a-capitano-dragan_843ef157-956d-4a92-baed-7a4fa6aaf5fb.html

foto tratta da it.ibtimes

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