Talebani, dove vogliono arrivare (aggiornato)

Mentre il governo di Kabul punta sulle milizie civili e appare senza una linea, la guerriglia in turbante ha una strategia, una tattica e un piano B su come gestire la guerra sul terreno. E continua a prendere l'iniziativa. Per arrivare dove? Un'analisi

di Emanuele Giordana

Secondo l’emittente afgana Tolonews, da domenica sera sono in corso combattimenti tra le forze di sicurezza e i Talebani nelle province settentrionali di Balkh e Takhar e le forze di sicurezza governative – sostenute dalle milizie dei civili armati – avrebbero ripreso il controllo dei distretti di Farkhar e Worsaj a Takhar, dopo essersi ritirate dalla capitale Taluqan. Intanto a Balkh, da domenica notte, sono in corso pesanti scontri nel distretto di Dehdadi così come gli scontri sono vicini alla capitale di Balkh, Mazar-e-Sharif, e all’area di Pul-e-Imam Bukhari. Secondo fonti locali, le linee di difesa si spezzeranno se non verranno inviati rinforzi alla provincia, un elemento già visto e che spesso ha visto cittadine e villaggi abbandonati al loro destino.

I Talebani hanno sequestrato tre importanti città del Nord negli ultimi tre giorni (Sar-e-Pul, Shebergan e in parte Kunduz) e Zaranj nel Sudovest*. Le bocce invece si sono fermate nel tentativo di una spallata nelle città chiave del Paese: Herat e Kandahar. Ancora fluida invece la situazione a Lashkargah ma la città resiste. Sul fronte dell’appoggio esterno, si registra invece l’autorizzazione di Joe Biden a utilizzare i bombardieri B-52, resi famosi dalla guerra in Vietnam e che si sono già dimostrati inefficaci sul terreno afgano. Gli effetti collaterali della guerra dal cielo si sono già visti, ad esempio con la distruzione di una scuola e di una clinica a Lashkargah.

A quanto sembra di capire, avendo fallito la presa delle città maggiori, i Talebani sono passati al piano B, ossia la conquista di centri minori ma di importanza non secondaria come Kunduz. La manovra a tenaglia mira a isolare dunque le grandi città, quelle dove sono concentrate le difese, e dunque a strangolare l’esercito di Ashraf Ghani che si è già visto non essere in grado di provvedere immediati rinforzi nel luogo della bisogna. I Talebani invece, che hanno sempre preso per primi l’iniziativa, riescono a muoversi con facilità e hanno evidentemente un piano preordinato, che non sembra invece avere il Governo di Kabul. Per ora Ghani sembra puntare soprattutto sulle milizie dei vari signori della guerra ma anche qui l’iniziativa appare tardiva.

I Talebani dal canto loro puntano su una rapida vittoria militare che può dare loro due possibilità: la prima è che cadano le città e che dunque sia la guerriglia coranica a poter decidere il futuro del Paese senza mediazioni. Se non dovessero farcela, sarebbero comunque in una posizione di forza – territoriale e psicologica – sufficiente a dettare legge in un processo negoziale che per ora è lettera morta. Sembrano però non far troppo caso al consenso e dunque a quanti non li vogliono o meno al comando. Gente che è stanca della guerra e su cui non potrà far più leva il messaggio dei liberatori dalle forze straniere.

E’ abbastanza impressionante vedere la propaganda talebana su Internet (su twitter o sulle pagine fb dei loro adepti): sono tutte scene di violenza con le armi in bella mostra mentre la gente fugge o cerca di mettere in salvo dagli incendi i propri beni. Nessuna pietà, verrebbe da dire, per la gente comune e una retorica della guerra che non può far presa su chi la vive da ormai 40 anni. Inoltre i talebani svuotano le carceri e dunque reclutano proseliti (la tariffa si dice sia di 200 dollari al mese) per combattere. Ma questa tattica spiccia ha due aspetti pericolosi: gente inaffidabile e dedita presumibilmente al saccheggio (e allo stupro) e sempre più forza ai comandanti locali e dunque all’ala militare di terreno in grado poi di far deragliare il vertice politico riunito nella Rahbari Shura. Dimostrazione di forza dura e rapida nell’azione immediata ma rischiosa sul lungo periodo quando i rais locali vorranno far pesare non le conquiste del movimento ma la loro propria vittoria territoriale.

  • Lunedi sera  il numero delle città importanti cadute in mano ai talebani è salito a cinque: Zarang, capitale di Nimruz, Sheberghan, capitale della provincia di Jawzjan, Taloqan, capitale di Takhar, Sar-e-Pul, capitale della provincia di Sar-e-Pul e  Aybak, capitale di Samangan. Sempre lunedi è stato formato  a Kabul un centro di comando congiunto per meglio gestire le milizie civili ed equipaggiarle (aggiornato alle ore 22 CET)

In copertina l’ex signore della guerra ed “emiro di Herat” Ismail Khan. Determinanti le sue milizie
Nel testo un soldato governativo e la mappa dei combattimenti di queste ore. Sono tutti fermoimmagini tratta dal notiziario di Tolonews

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