Thailandia: la giunta alla prova del voto

Urne aperte per il rinnovo del Parlamento. La scelta è se mantenere i militari al potere o scegliere un governo civile. Molte speranze ma anche molte incognite in un Paese su cui grava da sempre l'ombra degli uomini in divisa

dall’inviato nel Sudest asiatico Emanuele Giordana

Se c’erano dei dubbi sul fatto che le elezioni tailandesi siano lo specchio di un vecchio scontro – quello tra le giunte militari sostenute dalla monarchia e i sostenitori della famiglia Shinawatra (Thaksin e sua sorella Yingluck entrambi esautorati ed esiliati) – il matrimonio di un rampollo di Thaksin a Hong Kong nei giorni scorsi ne è stata la riprova. Alla vigilia dell’apertura delle urne,  cui ci si può recare da stamane  nel Paese, c’era una sorpresa: al matrimonio in pompa magna ha partecipato infatti, senza nascondersi, la principessa Ubolratana Rajakanya che Pheu Thai, il partito che rappresenta in Thailandia gli interessi della famiglia esiliata, aveva presentato come candidata alle elezioni guadagnandosi così l’esclusione dalla corsa elettorale dopo un intervento diretto della Real Casa che ha vietato alla figlia del vecchio re – e sorella dell’attuale -. di entrare in politica. Quel matrimonio alla vigilia del voto, che i giornali tailandesi non han potuto ignorare, spiega bene come lo scontro tra i militari e il vecchio imprenditore populista sia tutt’altro che finito. Ritorna infatti nel voto di oggi. Ma con qualche sorpresa aggiuntiva.

Shinawatra: una dinastia che non vuole mollare

La giunta militare che da cinque anni regge la Thailandia dopo una lunga sequenza di golpe in divisa va oggi alla sfida del voto nella prima tornata elettorale dove vecchie e nuove forze le contendono il nuovo governo. Ma è un’elezione blindata sia nei numeri sia nelle leggi che regolano la longeva e conservatrice monarchia siamese. Si vota per il rinnovo di 500 membri dell’Assemblea nazionale con un sistema complicato e farraginoso e non basterà  guadagnare la metà più uno per ottenere la guida del governo.

La scelta del premier compete infatti alla maggioranza dei 750 membri che compongono il parlamento e se 500 verranno scelti oggi, i 250 scranni del  Senato sono già stati attribuiti  dalla giunta che conta quindi al buio già su un terzo – voto più voto meno – di sostenitori certi (vedi schema più sotto). Una strada in salita.

La scommessa però sta in piedi lo stesso e non solo per i possibili franchi tiratori al Senato. Alla Camera bassa, Palang Pracharath – il partito della giunta – sa già che potrebbe non arrivare a prendere i 126 seggi che gli servirebbero per nominare il premier e dunque dovrà sia sperare che i nemici guadagnino poco, sia far conto su piccoli partitini alleati. Ma dall’altra parte la sfida è agguerrita. I sondaggi danno in vantaggio Pheu Thai, partito che rappresenta i sostenitori dei fratelli Shinawatra – Thaksin e Yingluck – esautorati ed esiliati dai militari con l’avallo del vecchio re. Non può più contare su Pheu Chart, partito gemello messo al bando dalla Commissione elettorale dopo che aveva presentato come candidata la sorella del re, una mossa che gli è costata un intervento ufficiale del monarca e la squalifica nella corsa elettorale. Ma quei voti non saranno persi e non confluiranno certo verso i partiti pro giunta.

Pheu Thai può infine contare su un’altra schiera di partiti alleati. Ma tutto andando bene non basterà per contrastare Prayut, attuale premier e candidato di Palang Pracharath oltreché capo della giunta militare con saldi rapporti con la Real Casa. A fare la differenza però ci sono però altri due schieramenti non meno importanti e con due leader di peso, uno dei quali – nuovo sulla scena politica – si è affermato con un’ascesa insperata che gli ha guadagnato sempre più simpatie dai più diversi strati della popolazione.

Thanathorn Juangroongruangkit: outsider

Uno è lo storico capo del  vecchio Partito democratico:  Abhisit Vejjajiva, ex premier e consumato politico con buoni appoggi nel capitalismo locale. Pochi giorni prima del voto, mentre il suo partito si barcamenava, ha detto che non darà una mano a Prayut, il generale premier e candidato del partito dei militari. E anche se qualcuno mette in dubbio che il leader democratico resti dell’idea se gli venisse fatta un’offerta interessante, c’è appunto anche un giovane outsider, cresciuto nei sondaggi e che piace molto ai giovani, alla classe media e ai poveri cui ha promesso un nuovo welfare. Si chiama Thanathorn Juangroongruangkit – 40 anni, assai meno dei suoi concorrenti – ha parole d’ordine progressiste e al contempo è un imprenditore di successo, che piace anche alla borghesia illuminata. Su di lui però già pende il rischio di un’esclusione post elettorale per pendenze che la Commissione elettorale ha deciso di esaminare – guarda caso – solo dopo il voto. Abhisit e Thanathorn, anche se non schierati coi partiti pro Shinawatra, potrebbero fare con loro un accordo di governo. Ma anche questo è un tema a rischio. La Costituzione varata dai militari consente loro di intervenire se la sicurezza nazionale lo dovesse richiedere.

La scommessa si gioca dunque nelle prossime ore e in quelle immediatamente dopo che saranno stati resi noti i risultati di un voto su cui gravano speranze ma anche grandi rischi di una nuova svolta autoritaria. La giunta ha smentito voci di un possibile nuovo golpe se il voto non li dovesse premiare . Ma il condizionale resta d’obbligo, specie in un Paese dove l’esercito è sempre pronto a mettere le cose a posto.

Nell’immagine di copertina il testo del messaggio di augurio diffuso per le elezioni dalla real Casa. Sotto, lo schema parlamentare tailandese tratto dal quotidiano progressista Bangkok Post

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