Turchia e Ue, intervista ad Anna Maria Giordano

La giornalista Rai (Radio3 Mondo) ai microfoni di Caravan parla del futuro del governo di Ankara. La Turchia fa tanto comodo alle grandi potenze: un Paese che, con i profughi siriani, oggi fa il lavoro sporco per conto dell'Unione Europea

di Andrea Tomasi

La Turchia brutta sporca e cattiva. Ma è veramente così? C’è stato un tempo in cui il governo di Ankara veniva elogiato dalle cancellerie europee. E c’è stato un momento in cui il Paese, oggi guidato da Recep Tayyip Erdoğan, sembrava essere ad un passo dall’entrata nell’Unione Europea.

Oggi la Turchia, quella dove vengono incarcerati intellettuali e giornalisti visti come nemici del regime, è considerata “impresentabile” al cospetto di Bruxelles.

Ma non ha smesso di essere un territorio strategico nello scenario del Mediterraneo: è un territorio di 783.562 km quadrati, con quasi 80 milioni di abitanti, che rappresenta l’alleato ideale nella geopolitica fatta di controllo dei mari e delle risorse minerarie (petrolio in primo luogo). Non solo. Ricordiamo che la Turchia, grazie ad un accordo con l’Europa (un contratto da 6 miliari di euro), si occupa del “lavoro sporco” di blocco e gestione dei profughi siriani.

Una visione diversa del Paese ce la dà Anna Maria Giordano, giornalista Rai, tra gli ideatori e conduttori della trasmissione Radio3 Mondo. Con Fazila Mat – giornalista e ricercatrice – e il professor Roberto Belloni del Centro europeo Jean Monnet – Università di Trento, martedì 16 maggio è stata ospite del CCI (Centro per la Cooperazione Internazionale) e dell’Osservatorio Balcani.

Nei giorni scorsi vi abbiamo fatto sentire una anteprima dell’intervista che Giordano ha rilasciato a Caravan. Oggi – in attesa di vederla dal vivo a Cesena dal 25 al 27 maggio nell’ambito della Festa di Radio3 – vi proponiamo la sua analisi integrale.

 

 

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