Tutto tranquillo a Libreville

È durato poche ore il tentativo di colpo di stato in Gabon. Il governo di Ali Bongo assicura: “Siamo stabili”

di Lucia Frigo

Tutto tranquillo a Libreville. E’ durato poche ore il colpo di stato in Gabon, annunciato da rappresentanti dell’esercito lunedì 7 Gennaio. Erano le 4:30 di mattina nella capitale Libreville, quando tre miliziani dell’esercito della Guardia Repubblicana hanno annunciato ai microfoni della radio nazionale l’imminente attentato al governo.

Avevano velocemente fatto il giro del mondo le immagini del luogotenente Kelly Ondo Obiang, affiancato da due soldati armati, durante il suo discorso alla stazione radio. Il messaggio, diffuso anche sui social media, chiamava la popolazione all’insurrezione approfittando dell’assenza del presidente Bongo dal paese. Tuttavia l’invito alla ribellione non ha ottenuto i risultati sperati, e il golpe è fallito già nella stessa giornata, con l’arresto di sette persone – tutti membri dell’esercito – e la morte di due sospettati durante le operazioni di arresto. Nelle strade attorno alla stazione radiofonica si erano radunate circa 300 sostenitori della tentata rivoluzione. A contenere la folla però sono intervenuti subito corpi di polizia ed esercito, leali al governo di Bongo.

L’annuncio è arrivato dal portavoce del governo Guy-Bertrand Mapangou, che ha assicurato che l’esecutivo rimane stabile e le istituzioni sono tutte sicure. Il presidente, Ali Bongo Ondimba, rimane in Marocco dove si trova per motivi di salute, dopo l’infarto che l’ha colpito nel mese di ottobre durante una conferenza in Arabia Saudita.

Nel loro messaggio radio i miliziani di Obiang dichiaravano che, in quello stato di salute, il Presidente non era più in grado di mantenere il potere. A dimostrarlo sarebbe stato anche il messaggio di capodanno alla Nazione, in cui si sarebbe visto, secondo gli insorti, un presidente debilitato e incapace di governare.

Ma il potere del leader Gaboniano non è facile da eradicare: la presidenza della famiglia Bongo vanta ormai più di 50 anni. Ali Bongo è infatti succeduto al padre nel 2009, alla sua morte, ed è stato rieletto nel 2016 (nonostante molti dubbi fossero stati sollevati sulle elezioni, con l’ombra di brogli e di corruzione pesante tra le fila del regime)

È la prima volta in mesi che il Gabon appare sulle testate dei giornali del mondo: il Gabon è un paese relativamente piccolo dell’Africa Centrale, autonomo dal 1960, anno in cui si è affrancato dall’imperialismo francese. A differenza degli Stati che lo circondano (Camerun e Repubblica Democratica del Congo) ha sempre vissuto una situazione di pace e di relativo benessere economico. Rimane però un paese di grande rilevanza nella regione: non solo per il Pil pro capite (molto più alto del resto degli Stati centrafricani) ma anche per la sua rilevanza strategica.

Era infatti il 4 Gennaio 2019, qualche giorno prima della tentata insurrezione, quando il presidente statunitense Donald Trump aveva annunciato l’invio di 80 corpi dell’esercito USA in Gabon: dopo i disordini che hanno scosso la Repubblica Democratica del Congo (di cui vi abbiamo parlato qui) e con la situazione congolese incerta dopo le elezioni (qui l’articolo), le truppe americane sarebbero state inviate per “assicurare la sicurezza degli americani e delle istituzioni”. “Se sarà necessario” ha annunciato Trump “altre truppe saranno stanziate in Gabon in un prossimo futuro”.

*In copertina un fotogramma del video registrato nella sede della Radio Television Gabonaise (Rtg)

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