Ucraina, negoziati sempre più lontani

La situazione militare resta indecifrabile, il numero dei morti sale, mentre i "possibili mediatori" fanno scelte di campo

di Raffaele Crocco

Contabilità macabra, quella di ogni guerra. L’Ucraina invasa dalla Russia di Putin non è da meno. Ufficialmente sono 343 i bambini uccisi dall’inizio di quella che il capo del Cremlino si ostina a definire “Operazione Speciale”. Nello stesso periodo, cioè dal 24 febbraio 2022, 635 sarebbero rimasti feriti, colpiti da bombe, missili, colpi di cecchini. La maggior parte delle vittime viveva nelle regioni di Donetsk, Kharkiv, Kiev, Chernihiv, Lugansk.

È il prezzo della guerra, che macina civili e militari. Stando alla contabilità dello Stato Maggiore delle Forze Armate ucraine, sarebbero 35.750 le perdite fra le fila russe dal giorno dell’attacco. Va detto: le cifre non sono verificabili, ma data la lentezza dell’avanzata russa, i dati sembrano quanto meno credibili, dicono gli osservatori. Per quanto riguarda i mezzi, Mosca avrebbe perso 1577 carri armati, 3736 mezzi corazzati, 796 sistemi d’artiglieria, 246 lanciarazzi multipli, 105 sistemi di difesa antiaerea. A questo elenco si aggiungerebbero 217 aerei, 186 elicotteri, 2610 autoveicoli, 15 unità navali e 645 droni. Da parte Ucraina non ci sono dati certi, ma le perdite umane stimate restano fra i 60 e i 100 soldati al giorno.

Dati spaventosi, che allontanano ogni possibilità di negoziato. Sul campo, è sempre l’esercito russo ad avere l’iniziativa. L’obiettivo sembra essere accerchiare le truppe ucraine da Sud e da Ovest, fuori dalla città di Lysychansk, nella regione di Lugansk. Le unità ucraine sono state sottoposte al fuoco dell’artiglieria fuori dagli insediamenti di Siversk, Bilohorivka, e Vovchoyarivka. I russi stanno tentando di prendere il controllo di un tratto dell’autostrada Bakhmut-Lysychansk.

Obiettivi mirati, che dovrebbero consentire a Mosca di cogliere la vittoria attesa, cioè il ricongiungimento territoriale fra Crimea e Donbass. Sul piano militare, Mosca sembra aver bisogno di riguadagnare fiducia, soprattutto dopo l’abbandono dell’Isola dei Serpenti, nel Mar Nero. Una ritirata avvenuta nella notte, dopo i bombardamenti delle forze armate ucraine. La guarnigione è stata caricata su due motoscafi e portata via. Impossibile tenere la posizione, dicono gli esperti, nonostante fosse fondamentale per le operazioni nel Mar Nero. Mosca ha raccontato lo sgombero come un “passo di buona volontà. Le forze armate russe – ha scritto il governo russo  – hanno completato la loro missione sull’Isola dei Serpenti e hanno ritirato la loro guarnigione. Questa decisione impedirà a Kiev di speculare sull’impossibilità di esportare grano”.

La situazione militare resta indecifrabile e questo fa apparire il tavolo dei negoziati sempre lontano e improbabile. Per giorni si è parlato di una lettera che il presidente ucraino Zelensky avrebbe inviato a Vladimir Putin. Non ci sono state conferme e non ci sono state risposte. Il resto del Mondo – Stati Uniti, Nato, Europa, Cina – non si muovono certo come “possibili mediatori”, anzi. Biden ha annunciato altri 800milioni di dollari di aiuti militari e la Nato ha allargato la propria formazione, accogliendo Svezia e Finlandia. Una scelta che, certamente, non ha creato un clima più disteso e riflessivo con Mosca.

*In copertina la ripresa dall’alto di un edificio distrutto a Nikolaev tratta da Twitter

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