Uganda, a Rhino Camp. In cerca di speranza

di Giorgia Stefani e Elisabetta Bozzarelli

Mattinata a Rhino Camp uno dei sei campi profughi del West-Nile allestiti in Uganda a qualche decina di km dal Sud Sudan. Sono 450km quadrati, un solo campo, 86.500 persone, divise in sei villaggi. Si amplierà ancora.

Oggi sono stati distribuiti i primi 100 kit agricoli ad altrettante famiglie. Ne saranno distribuiti 1.300 grazie ad un progetto della Provincia Autonoma di Trento. Acav li ha formati, dando loro alcune semplici nozioni per poter coltivare un pezzo di terra e piano piano ricominciare una vita, che ci fa impressione dirlo, possa sembrare normale.

Qui a Rhino Camp i dati statistici sono impressionanti, in tre villaggi ogni persona ha a disposizione 12 litri di acqua al giorno, in altri due vengono dati 7 litri al giorno, nell’ultimo si arriva al massimo 3 litri al giorno.

Ma oggi è un buon giorno, nonostante tutto. Il pozzo perforato da Acav ha una portata superiore a 50.000 litri ora, potremo meccanizzarlo e così distribuire acqua ad almeno 50.000 persone. Ci allontaniamo da Rhino Camp ed andiamo in un altro dei campi profughi: Imvepi. Qui proviamo a parlare con diversi rifugiati, per capire cosa hanno attraversato, cosa vogliono fare. C’è chi ha camminato per molti giorni, perdendo ciò che portava con se’. L’esercito non risparmia niente e nessuno. Sorge spontanea da loro una domanda: “ma il neonato stato del Sud Sudan non avrebbe il compito di proteggerci?” Chiediamo se pensano di fare ritorno, ci rispondono che torneranno quando il paese sara in pace. Ma la pace è lontana. Il cammino è molto.

A noi tutti il compito di provare a ridare una fiducia, ripetendo da qui, una nuova terra, una nuova terra che li sta accogliendo.

21 giugno 2017

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