Uganda, il primo giorno. Nel dramma dei profughi

di Giorgia Stefani e Elisabetta Bozzarelli

Oggi, nella giornata mondiale del rifugiato, Acav insieme a 46esimo parallelo, ha partecipato alla celebrazione di questo giorno nel West-Nike Ugandese.

Abbiamo vissuto ciò che ogni giorno vivono i 2 milioni e 800 Mila ugandesi residenti in questa parte di Uganda, nel West-Nile. Anche oggi dal confine sud sudanese, a pochi km di distanza, sono entrate oltre 300 persone, in fuga da una guerra che fa vittime soprattutto donne e bambini.

Sono arrivati portando le poche cose che sono riusciti a salvare, qualche pentola, chi poteva un materasso, qualche gallina.

Arrivano al confine, poi UNHCR, l’agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati, li accompagna con degli autobus dai punti di arrivo al centro di prima accoglienza.

Ci spiegano  che tutti vengono registrati, vengono fatti loro alcuni esami sanitari, in particolare ai bimbi ed alle donne in gravidanza, che sono la maggior parte. Al primo colpo d’occhio colpisce che la maggior parte di loro sono incinte, torna alla memoria quell’indagine della fondazione di George Clooney dello scorso anno che denunciava stupri ed efferatezze ai danni dei civili che sono proprio stanchi di una guerra assurda. Lo si vede nei loro volti.

Troviamo lì una donna. Continua a chiedere di venire registrata un’altra volta, poi capiamo che le razioni di cibo sono la metà di ciò che sarebbe necessario per una famiglia come la sua. Sono entrati un milione di persone, anche le agenzie internazionali faticano a rispondere all’emergenza.

Ma le regole sono quelle e la donna non trova risposta.

Domani visiteremo uno dei campi profughi allestiti nella zona, Rhino Camp. A domani!

20 giugno 2017

 

 

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