Un angelo bizzarro nella Jugoslavia in fiamme

Un libro e una storia, che stanno diventando un film,  raccontano l’umanità nei tempi bui. Protagonista un militare straniero avventuratosi in quei conflitti. In macchina

di Edvard Cucek

Non sarebbe molto facile immaginare oggi di essere nel 1991 in una Croazia infiammata in piena guerra oppure solo un anno dopo da qualche parte in una Bosnia lacerata da un conflitto che si pensava non potesse accadere mai più. Oltre a vivere quel inferno indescrivibile, stare lì significava in alcuni casi assistere a delle scene e delle “apparizioni” possibili soltanto nei film con il protagonista principale Mad Max o nelle opere cinematografiche dello stesso genere.

Lo racconta  un libro, che sta per diventare un film del regista Roland Leyer, che e’ anche un riassunto delle testimonianze di diverse persone che durante la guerra in Croazia e in Bosnia  sopravvivevano giorno per giorno nelle zone dove gli aiuti umanitari della UN, Croce Rossa o altro non arrivavano. Anche perché nessuno andava a cercare quella gente convinto che in quelle aree i sopravvissuti non potevano esserci e dunque nessuno osava di inviare i convogli d’aiuto in certi posti. Era proprio li dove entrava in scena un personaggio che poteva essere creato e pensato soltanto dal cinema. Ex soldato delle unità militari speciali della Dansk Jægerkorpset equivalente all’élite dell’esercito americano che conosciamo come Delta Force, Helge Meyer era li con la sua Chevrolet Camaro del 1979, motore V- 8 di cilindrata di 5,7 litri per le sue necessità modificata a tal punto di diventare un mostro meccanico quasi inarrestabile. Sempre parlando di una vettura per l’uso personale.

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E’ vero che sia la Croazia sia la Bosnia nei tempi in cui le armi distruggevano questi due Paesi ne hanno visti di personaggi a dir poco inimmaginabili. Cialtroni, opportunisti, mercenari violenti. Molti spiacevolmente inviati dalle Nazioni Unite e altre istituzioni mondiali incaricate per fermare i conflitti oppure arrivati da soli per dei motivi solo a loro conosciuti. Comunque, oltre a quelli di sicuro non benvenuti, in questi due Paesi si sono recati in tanti anche coloro che cercavano semplicemente di aiutare o di ripristinare la pace. Anche se fragile e di breve durata. Helge Meyer, classe 1946, pazzo, audace e generoso, merita uno dei posti speciali nella cronaca degli anni bellici della ex Jugoslavia.

Chi era il personaggio con una missione così folle che difficilmente si puo’ descrivere soltanto con il coraggio e l’altruismo di una persona nata a  più di 2000 chilometri di distanza? Dal 1992 al 1995 questo ufficiale delle forze speciali danesi  guidò la sua Camaro durante il pieno dei combattimenti. Quasi disarmato, in quanto aveva soltanto un coltello da combattimento e la Bibbia, portava aiuti umanitari alle persone che ne avevano più bisogno. Nell’inverno 1991/92 si presentò in Croazia nelle zone di Vinkovci e di Vukovar e poi dal 1992 al 1995 lo si vedeva in tutta la Bosnia.

Dopo aver comprato la Chevrolet Camaro da un soldato americano della base aerea statunitense del Reno-Meno (Germania), tramite la mediazione di un cittadino tedesco per 4000 dollari americani, Meyer diede il via alle sue missioni umanitarie per le quali nel arco di più di 10 anni spenderà più di 160 000 marchi tedeschi di allora autofinanziando l’intero progetto di circa 160 viaggi. Ha continuato a fornire gli aiuti di emergenza anche dopo che i combattimenti erano cessati nel 1995 e fino al 2005 in Kossovo. Gli sforzi di Meyer durante le sue missioni sono state indubbiamente sostenuti da varie organizzazioni militari, ma in modo “molto poco ufficiale”. I rifornimenti provenivano anche dai magazzini degli aiuti umanitari dell’esercito e dell’aeronautica degli Stati Uniti nella zona. I tecnici e meccanici dell’esercito degli USA lo hanno aiutato a modificare la vettura. La Camaro di Meyer è stata particolarmente efficace nell’entrare in luoghi in cui i veicoli di rifornimento delle Nazioni Unite verniciati di bianco non potevano andare. Inoltre, lo ammette lui stesso nel suo libro, quasi sempre si presentava con il solito Mr Meyer US Army ossia come l’ufficiale dell’esercito americano.

Ci sono stati molti incontri ravvicinati in cui Meyer è stato picchiato selvaggiamente. I banditi erano un problema costante, così come la possibilità di pestare una mina oppure di essere colpito dai cannoni di grosso calibro. La sua automobile prese anche fuoco un paio di volte, e una volta Meyer fu colpito al casco da un proiettile che si è fermato lì e fortunatamente non arrivato alla testa.

Quella balorda e amata automobile

L’auto di Meyer era una Chevrolet Camaro del 1979. carrozzeria F di seconda generazione con un propulsore V-8 da 5,7 litri. Nell’allestimento di fabbrica, questa vettura non è stata di certo il massimo delle prestazioni delle Camaro nel corso dei decenni. Il suo V-8 da 350 pollici cubici produceva al massimo 170 CV e raggiungeva la velocità di 60 miglia in circa otto secondi. Questo particolare prototipo invece, era tutt’altro che un pezzo classico di fabbrica. I pavimenti e la parte posteriore erano rinforzati con le lastre d’acciaio. Ci sono inserti kevlar scanalati all’interno delle porte, e le ruote gemelle di scorta e le attrezzature antincendio fanno parte della costruzione. Gli specialisti dell’aeronautica statunitense, che lavoravano nelle loro ore di riposo, hanno rimosso tutte le luci interne, comprese quelle per la radio, e hanno installato un sistema GPS militare. I fari anteriori sono stati potenziati da luci a infrarossi. Il guidatore di notte non poteva guidare senza appositi occhiali IR. Inoltre la vettura era dotata del sistema rilevatore di calore corporeo. I pneumatici erano riempiti di schiuma resistente alle forature per consentire alla Camaro almeno di scappare in sicurezza ed effettuare le riparazioni in un secondo momento.

La fuga era sempre preferibile, perché nonostante tutto il suo equipaggiamento militare, il conducente di questa Camaro non portava armi da fuoco. E nonostante tutto il suo aspetto da Mad Max, questa Camaro del ’79 era comunque soltanto un’automobile. Un rivestimento di vernice a infrarossi, rinforzi della carrozzeria e un po’di potenza aggiuntiva sotto il cofano non sostituivano un adeguato mezzo di trasporto militare. In quanto ex ufficiale delle forze speciali, a Meyer difficilmente  mancava il coraggio e le sue imprese sfidano ancora il buon senso. Per quanto improbabile possa sembrare, Meyer e la sua Camaro hanno evitato con successo ferite o catture in anni di rifornimenti per aiuti ai civili. Un uomo di fede, Meyer attribuisce ai suoi angeli custodi il merito di vegliare su di lui mentre attraversava coraggiosamente i posti di blocco e sgattaiolava via nella notte per rifornirsi.

La Camaro trasportava forniture mediche, aiuti alimentari e persino giocattoli per i bambini della zona. La compagnia danese Lego ha persino donato direttamente i giocatoli della propria produzione. Più tardi, quando la guerra era arrivata a un punto morto ma la gente comune faticava ancora a tirare avanti, Meyer ha continuato i suoi sforzi, guidando nelle zone più colpite durante i fine settimana. Il suo lavoro umanitario nell’area è durato più di un decennio. Quando portò la sua missione a termine guidò la sua Camaro direttamente a casa.

Meyer ha scritto un libro sulle sue esperienze, chiamato “Gottes Rambo”, nel 2009. Il titolo, Rambo di Dio, è il soprannome che si è guadagnato per essere una sorta di commando pacifista, per il coraggio intenso senza un’arma in mano. Il libro parla meno di viaggi in fuga che non dei suoi legami con persone che avevano un disperato bisogno di aiuto. Nel libro parla delle vicende che li accompagnavano ma ancor più dei suoi legami, ancora vivi, con le persone che all’epoca avevano un disperato bisogno di aiuto.

In un estratto, descrive di aver incontrato una famiglia nella città semidistrutta di Vares, nel 1994: “In mezzo alle rovine ho esaminato l’area circostante con il mio rilevatore che reagisce al calore corporeo. Segnava la presenza di esseri vivi nella rovina che stavo per raggiungere. Ho visto la luce delle candele attraverso la porta sbarrata. Bussai e la candela si spense immediatamente. Dopo aver bussato di nuovo presentandomi come sempre con: “Mr. Meyer U.S. Army! “un anziano mi aprì la porta e mi ha chiese di entrare. Era presente una giovane donna con il suo neonato. Tutti erano sporchi e chiaramente malnutriti, consegnai a loro sapone, acqua, cibo e alimenti per bambini dalla mia Camaro. La giovane madre lavò sé stessa e il suo bambino. Poi si mise a nutrirlo. Restammo seduti in silenzio intorno alla candela per un po ‘. Il vecchio leggeva attentamente il suo Corano e io la mia Bibbia, la mia compagna costante.Poi rientrai in macchina, stavo per infilarmi nel sacco a pelo quando qualcuno bussò alla mia finestra. Era la giovane donna in silenzio appoggiò il suo bambino sul mio petto nudo.”

Meyer ha ancora la sua Camaro, ora dipinta di arancione. Pieno di un sentimento che senza dubbio sarà familiare ad alcuni, dice: “Ho ancora la mia War Camaro, la adoro moltissimo e mia moglie la odia altrettanto. Per lei sono solo tante lastre di ferro”.  Ma anche un cinico deve ammettere che Meyer e la sua Camaro erano una coppia unica di eroi in tempo di guerra. Sono andati dove gli altri non avrebbero osato. Si sono protesi per assistere coloro che erano veramente bisognosi. Durante gli anni del conflitto, Meyer e la sua macchina si sono fatti una reputazione: la gente avrebbe sentito il rombo di quella Chevy V-8 e avrebbe saputo che i soccorsi erano in arrivo.

In copertina la macchina di Meyer

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