Un Atlante internazionale delle guerre

Presentata l'edizione inglese "Atlas of Wars and Conflicts in the World"

E’ sempre stato un vecchio sogno: avere un’edizione inglese dell’Atlante e uscire così dagli angusti confini nazionali. Ce l’abbiamo fatta e molto dobbiamo ai nostri partner e amici di ANVCG, l’Associazione nazionale vittime civili di guerra che fin dall’inizio ci ha incoraggiato e sostenuto perché arrivassimo a questa prima prova del fuoco. Una prima prova perché per ora abbiamo tradotto in inglese solo una parte dell’Atlante: una selezione ragionata di articoli, reportage, immagini e infografiche della versione completa, senza le schede Paese. Ma era un passo necessario. Il secondo, più impegnativo, sarà tradurre tutto l’Atlante in inglese ma se ne riparla alla decima edizione cui già stiamo lavorando.

Atlas of Wars and Conflicts in the World – Executive Summary” è stato dunque presentato ieri a Roma in un evento organizzato da ANVCG, l’Ente Morale preposto per legge alla tutela delle vittime civili delle guerre in Italia – e ovviamente da 46° Parallelo, l’associazione che sta dietro al progetto dell’ “Atlante delle Guerre e dei Conflitti nel Mondo”. Alla diretta online – moderata da Raffaele Crocco – ideatore e direttore del progetto Atlante – hanno preso parte Andrea Celentano (Ufficio VI della Direzione Generale della Cooperazione allo sviluppo del MAECI), Giovanni Camilleri (Senior Consultant Undp), il nostro Daniele Bellesi (tra i fondatori del progetto) e Sara Gorelli (Referente operativa nazionale de L’Osservatorio ANVCG). Il direttore editoriale del sito, Emanuele Giordana, ha inviato dal Sudest asiatico un breve video che postiamo alla fine del testo più sotto.

L’evento è stato aperto dai saluti di Michele Corcio, vicepresidente Anvcg.: «Questa edizione speciale de l’Atlante delle Guerre e dei Conflitti nel Mondo è sicuramente unica nel suo genere. E’ pensata per rivolgersi a istituzioni, società civile, organizzazioni internazionali che operano nel settore umanitario e dell’advocacy per la promozione di azioni concrete per la protezione dei civili nei conflitti armati. Risponde inoltre all’obiettivo di ribaltare i termini della narrazione delle guerre, spostando l’attenzione dal piano degli schieramenti geopolitici a quello delle vittime e delle cause che concorrono a renderle tali».

Andrea Celentano, in rappresentanza del Ministero degli esteri, ha ricordato l’impegno umanitario della cooperazione italiana in molti Paesi dove vi sono conflitti e dunque rifugiati e sfollati, ma anche nelle aree dove vivono i “rifugiati ambientali”, gente che ha dovuto lasciare le proprie case in seguito a inondazioni, terremoti, eruzioni vulcaniche. Argomenti che da sempre trovano posto nell’Atlante.

Giovanni Camilleri, senior consultant UNDP, ha detto che “i dieci anni dell’Atlante hanno dimostrato la sua  importanza per ridurre un  vuoto informativo. Uno strumento di informazione che è inoltre stimolo alla riflessione sulle cause e sulle conseguenze che le  determinano; tra esse le crisi ambientali, economiche, il non rispetto dei diritti umani, la mancanza di giustizia sociale da un lato ed i movimenti massivi di popolazione, la violenza, le guerre, appunto  dall’altro. Atlante che,  proprio per la natura dei temi trattati, non può limitarsi alla sola realtà italiana. Ma è anche   un processo partecipativo,  di riflessione,  di  discussione anche a livello dei territori; espressione di un giornalismo attivo impegnato a  generare  iniziative concrete di costruzione di pace come dimostrano le presentazioni nelle scuole e nei Comuni e le iniziative di natura culturale, solidaristica ma anche di incidenza politica.

“In sintesi -ha concluso Camilleri – formazione, partecipazione, processi di sensibilizzazione, occasione di dialogo e di proposte per l’azione. Un’importante  advocacy che si collega , interpreta e declina nel contesto nazionale e locale l’importanza di una strategia globale come è  l’Agenda 2030. Infine In questa prospettiva si colloca l’avvio di una  collaborazione  tra l’Atlante ed il Terzo Foro Mondiale contro la violenza, un processo  animato da centinaia di città nel mondo e sostenuto da  UNDP”.

«La mia speranza – ha concluso Corcio – è che questa pubblicazione possa divenire uno strumento di puntuale e completa informazione che vada ben oltre i confini nazionali e che possa stimolare azioni concrete da parte di governi e società civile per garantire protezione e assistenza alle vittime civili di guerra”.

La versione inglese, curata da Sara Gorelli per l’Osservatorioe da Daniele Bellesi ed Emanuele Giordana per l’Atlante, è stata supervisionata da Lisa Clark

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