Israele/Palestina: una nuova “Dichiarazione Balfour”

Il nuovo progetto  americano per il Medio Oriente "Deal of the Century" denunciato come una riedizione del vecchio piano britannico di un secolo fa

di Maurizio Sacchi

Donald Trump ha rivelato ieri  il suo “piano di pace” per il Medio Oriente  accanto al Primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, e al cospetto del Premier palestinese Mohammad Shtayyeh. Una copia del piano, pubblicata dalla Casa Bianca, afferma che la proposta intende:

– Stabilire Gerusalemme come capitale “indivisa” di Israele, con una potenziale capitale palestinese a est e nord della città.

– Riconoscere la stragrande maggioranza degli insediamenti israeliani sul territorio palestinese occupato come parte del paese.

Riconoscere la valle del Giordano, che costituisce circa un terzo della Cisgiordania occupata, come parte di Israele.

Offrire un percorso verso una qualche forma di Stato palestinese, ma senza esercito, e un controllo globale della sicurezza israeliana in alcune aree, incluso il mare.

Riconoscere le sezioni del deserto al confine con l’Egitto come parte di qualsiasi futuro stato palestinese.

Rifiutare ai rifugiati palestinesi il “diritto al ritorno” nelle case perse a Israele in conflitti precedenti.

Nel piano si afferma anche “che le parti economiche del piano porterebbero a 1 milione di nuovi posti di lavoro per i palestinesi nei prossimi 10 anni, investimenti di  $ 50 miliardi nel nuovo Stato, e triplicere il PIL”. La proposta, che come temi più rilevanti prevede l’accettazione del concetto della coesistenza dei due Stati israeliano e palestinese, entrambi con capitale a Gerusalemme, significa di fatto l’accerchiamento totale della Palestina, che si troverebbe interamente attorniata dal nuovo Stato di Israele grazie all’annessione di tutte le colonie israeliane non riconosciute dalla comunità internazionale.

Il primo ministro palestinese Mohammad Shtayyeh, già alla vigilia dell’evento, aveva invitato le potenze mondiali a boicottare l’iniziativa. “Questo è un piano per proteggere Trump dall’impeachment e proteggere Netanyahu dalla prigione. Non è un piano di pace in Medio Oriente “, ha detto il primo ministro palestinese a una riunione del suo Consiglio. Fakhry Abu Diab, un attivista palestinese citato da  Al Jazeera ha scelto questo paragone: “È ovvio che Trump sta ripetendo la storia con l’istituzione di una nuova Dichiarazione Balfour. Sta regalando ciò che non possiede, alle persone che non ne hanno il diritto.

Husam Zomlot, capo della missione palestinese nel Regno Unito, ha detto: ”Non è un accordo di pace. È la bantustan-izzazione del popolo della Palestina e della terra della Palestina. Saremo trasformati in bantustan”, ha detto Zomlot secondo quanto riferito dall’agenzia di stampa Reuters, riferendosi alle nominalmente indipendente enclavi nere nell’era dell’apartheid in Sudafrica.“Il 28 gennaio 2020 segnerà il timbro legale ufficiale di approvazione degli Stati Uniti affinché Israele attui un sistema di apartheid a tutti gli effetti“, ha affermato.

La crisi ha generato per altro una rara dimostrazione di unità da parte delle fazioni palestinesi rivali, Hamas a Gaza, e Fatah nella Cisgiordania occupata. Le due parti hanno concordato una riunione di emergenza a Ramallah per discutere una risposta comune. Per il 28 e il 29 erano già pianificate proteste nei territori palestinesi, aumentando la possibilità di scontri con le truppe israeliane. Il “Deal of the Century”  da Gaza è stato definito da Hamas  “aggressivo”, e il piano per Gerusalemme un ‘nonsenso’.

Netanyahu ha lodato invece la proposta comeun grande piano per Israele, è un grande piano per la pace“. Ha affermato che lo “status quo” del controllo israeliano sui territori palestinesi rimarrà in vigore fino a quando non verrà raggiunto un accordo, che secondo lui richiederebbe anni. Ha aggiunto, diretto  a Trump: “Sei stato il più grande amico che Israele abbia mai avuto alla Casa Bianca”.

Il senatore democratico Chris Van Hollen ha affermato che la proposta “porterà solo a una maggiore divisione e conflitto”, rilevando che i palestinesi sono stati esclusi dalla pianificazione. “Affermare di far avanzare la pace senza il coinvolgimento di una delle parti in conflitto è una bufala diplomatica che mina la possibilità di una vera soluzione a due Stati”, ha scritto il senatore su Twitter. “È un piano anti-pace“, ha aggiunto.

I leader dei coloni israeliani che hanno accompagnato Netanyahu nel suo viaggio, da parte loro lamentano che ai palestinesi non dovrebbe essere permesso nessun tipo di Paese, anche se fosse spogliato territorialmente e senza un esercito o un aeroporto. “[Netanyahu] ha cercato di venderci  l’idea che non ci sarebbe stato davvero uno Stato palestinese“, ha affermato David Elhayani, eminente figura di colono, come riporta il quotidiano Times of Israel. Ha anche contestato il fatto che il piano preveda grandi incentivi economici per i palestinesi.

Netanyahu vende la sua intima relazione con Trump nella contesa politica interna e di mostrarsi come l’unico in grado di estrarre concessioni dagli Stati Uniti. Accanto a Trump alla vigilia della presentazione del piano, ha definito il piano “una visione della pace storica”. Da parte sua, l’esercito israeliano ha rafforzato la sua presenza nella Valle del Giordano, che rappresenta una  vasta parte della Cisgiordania che il governo israeliano intende annettere. E che il piano di Trump assegnerebbe allo Stato ebraico. Lunedì, durante un tour della valle, il ministro degli interni israeliano, Aryeh Deri, ha dichiarato che si stava preparando per la mossa, che Netanyahu aveva già promesso durante la campagna  elettorale di settembre. “Abbiamo iniziato a prepararci per un’annessione e stiamo preparando le carte“.

Trump ha affermato che l’iniziativa è qualcosa che i palestinesi “dovrebbero desiderare”, ma ha riconosciuto che “inizialmente non la vorranno”. “Penso che alla fine lo faranno. Penso che alla fine lo vorranno. È molto buono per loro “, ha detto. Netanyahu, che  sapeva che l’evento avrebbe messo in secondo piano le accuse che lo riguardano, ha ritirato una richiesta di immunità parlamentare alla Knesset, sul punto di formare un comitato che avrebbe dovuto pronunciarsi al riguardo.

Washington ha anche invitato il rivale  di Nethanyau, Gantz, a garantire che chiunque diventerà il prossimo leader di Israele dopo le elezioni del 2 marzo si metta al lavoro subito per attuare il piano, ottenendo subito una risposta positiva.  Il piano è stato redatto dal genero di Trump, Jared Kushner, con il contributo dell’ambasciatore americano in Israele, David Friedman, un sostenitore esplicito degli insediamenti israeliani nei territori palestinesi occupati.

Il Guardian di Londra, nelle ore che precedevano la presentazione del piano, commentava che  “...a differenza dei precedenti tentativi che si sono concentrati sul far sì che i leader israeliani e palestinesi trovassero un terreno comune, il nuovo piano è lungo decine di pagine ed è stato redatto come una serie di suggerimenti dettagliati”. Aggiungendo che “L’amministrazione  Trump si è caratterizzata soprattutto per il tentativo di compiacere una vasta parte degli elettori evangelici statunitensi, che appoggiano ardentemente lo stato ebraico, come il più pro-Israele nella storia del Paese”.

In un raro spettacolo di unità, i leader di Hamas, che governano Gaza, sono stati invitati a una riunione di emergenza tenuta dal presidente palestinese Mahmoud Abbas nella città di Ramallah in Cisgiordania. “Quando siamo uniti, né Netanyahu né Trump hanno il coraggio di toglierci i diritti”, ha affermato il funzionario di Hamas Khalil al-Hayya.

Intanto a Mosca si attende una imminente visita di Nethanyau, che dovrebbe esporre a Putin il suo punto di vista sulla proposta Trump. Il Presidente russo ha da parte sua subito dichiarato che qualunque accordo deve vedere la partecipazione attiva di entrambe le parti coinvolte. Il che chiaramente non è avvenuto in questa occasione.

In copertina la dichiarazione Balfour (scritta dal ministro degli Esteri Arthur Balfour nel novembre 1917) fu il documento ufficiale della politica del governo britannico in merito alla spartizione dell’Impero Ottomano all’indomani della prima guerra mondiale. Pose la basi della nascita dello Stato ebraico a discapito della comunità araba della Palestina. 

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