Una luce in fondo al tunnel per la Libia

La rappresentante del segretario generale dell'Ounu Stephanie Williams ha annunciato al Palazzo di Vetro che il prossimo 9 novembre inizierà' a Tunisi un nuovo ciclo di consultazioni in video nell'ambito del Foro di Dialogo Politico Libico

di Gianna Pontecorboli da New York

Potrebbe davvero cominciare ad aprirsi una speranza per la Libia? Lunedi scorso, la rappresentante temporanea del segretario generale dell’Ounu, l’americana Stephanie Williams, ha annunciato al Palazzo di Vetro che il prossimo 9 novembre inizierà’ a Tunisi un nuovo ciclo di consultazioni in video nell’ambito del Foro di Dialogo Politico Libico. Per l’occasione, sono stati invitati 75 rappresentati delle fazioni politiche e della società civile libica, comprese le donne e i giovani, provenienti da tutte le aree geografiche del Paese. La riunione, nelle speranze della diplomatica americana, dovrebbe aprire la strada verso le elezioni nel tormentato paese mediorientale. ”Qualsiasi cosa decidano dovrà avere un chiaro focus nella preparazione delle elezioni”, ha spiegato la Williams ”e mi aspetto assolutamente che sarà stabilita una data per le elezioni. Abbiamo imparato dai precedenti processi politici a non escludere nessuna costituente politica ed e’ per questo che sono molto più ottimista che in passato”. Ad aprire la strada verso un nuovo processo elettorale poi, dovrebbero essere anche le dimissioni di Fayez al Serraj, l’attuale leader del GNA, il Governo di accordo nazionale di Tripoli riconosciuto dall’ONU, annunciate per fine ottobre.

Le difficoltà dell’Onu

In un Palazzo di Vetro depresso dalla pandemia e che ha potuto celebrare con ben poche notizie rincuoranti il settantacinquesimo anniversario della creazione dell’organizzazione internazionale, gli sviluppi della situazione in Libia hanno certamente rappresentato, nelle ultime settimane, una delle poche note positive.
Il primo sviluppo concreto e’ arrivato quando il 23 di ottobre le fazioni in guerra, il governo di accordo nazionale di Tripoli e l’esercito nazionale libico di Bengasi guidato da Khalifa Haftar, hanno annunciato di aver raggiunto a Ginevra un accordo per il cessate il fuoco nell’ambito del Commissione Militare 5+5 mediata dall’ONU.

Da quando Gheddafi e’ stato deposto nel 2011 e la Libia e’ finita vittima di un sanguinoso conflitto, ovviamente, i cessate il fuoco annunciati e poi purtroppo ignorati sono stati diversi. E altrettanto inutili erano stati i tentativi di scoraggiare gli interventi della Russia e degli Emirati Arabi a favore di Haftar come quelli della Turchia a favore di Tripoli. A testimoniare le difficoltà dello sforzo dell’Onu per ottenere una pacificazione erano servite, a marzo le dimissioni del rappresentante di Antonio Guterres, il diplomatico Gassam Salame’, seguite dalla nomina temporanea di Stephanie Williams. Adesso, pero’ la situazione sembra essere almeno in parte cambiata. Da un lato, gli insuccessi militari delle truppe di Haftar hanno congelato la situazione militare e favorito una parziale riapertura degli impianti petroliferi. Dall’altro, e’ aumentata negli ultimi mesi la pressione diplomatica per trovare una soluzione.

Già a cominciare da gennaio, per esempio, Angela Merkel e il segretario generale dell’Onu Antonio Guterres hanno organizzato una serie di riunioni nell’ambito della Conferenza di Berlino e hanno offerto una lista di 52 raccomandazioni diverse per raggiungere un cessate il fuoco, bandire le armi e i combattenti provenienti da paesi terzi e riavviare il processo politico.
Cosi’, almeno inizialmente, l’annuncio del cessate il fuoco raggiunto a Ginevra e’ stato accolto con una serie di dichiarazioni improntate all’ottimismo.  ”Questo e’ un passo fondamentale verso la pace e la stabilita’ in Libia,” ha spiegato Antonio Guterres dopo l’annuncio,”mi congratulo con le parti che hanno messo l’interesse del paese al di sopra delle loro differenze … Troppa gente ha sofferto troppo a lungo”.

Sia pure senza clamore, gli incontri diplomatici volti a discutere la situazione, a cominciare da quelli che si sono svolti a Mosca tra il Ministro degli Esteri italiano Luigi di Maio e il suo collega russo Sergei Lavrov, sono aumentati.
A lasciare un’incertezza di fondo, tuttavia, saranno nei prossimi mesi le posizioni dei paesi esterni che hanno trovato fino ad ora nel conflitto libico una strada per rafforzare le loro posizioni strategiche nel Mediterraneo e che hanno di fatto bloccato, fino ad ora, un coinvolgimento significativo del Consiglio di Sicurezza. ”Chiedo alla comunità internazionale di aiutare i libici a mantenere il cessate il fuoco e a portare alla fine del conflitto. E questo include il pieno e condizionale rispetto dell’embargo delle armi stabilito dal Consiglio di Sicurezza”, ha detto, non certo a caso, Antonio Guterres.

Nell’immagine di copertina: Tripoli: l’arco dell’imperatore Marco Aurelio

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