Vaccino vs pandemia. La sfida del Covax

Cos'è e come sta funzionando l'iniziativa dell'Oms per garantire una distribuzione equa dei farmaci con una  campagna globale anti Covid19. In salita

di Gianna Pontecorboli da New York

”La giustizia nella distribuzione dei vaccini è il più importante test morale di fronte alla comunità globale”, ha detto mercoledi scorso il Segretario generale dell’Onu Antonio Guterres parlando durante una riunione straordinaria del Consiglio di Sicurezza: ”Giusto dieci Paesi hanno amministrato finora il 75 per cento di tutti i vaccini per il Covid19. Nel frattempo, più di 130 Paesi non ne hanno ricevuto neppure una dose”. Le frasi di Guterres hanno ricordato a tutti una realtà che finora pochi hanno voluto affrontare concretamente, a cominciare dalle profonde diseguaglianze che rendono troppo spesso impossibile la lotta alla pandemia nei Paesi più poveri e l’impatto dei conflitti nella lotta al virus. Una realtà resa ancor più drammatica dallo sfruttamento politico della propria disponibilità di vaccini da parte di alcuni Paesi come la Cina e la Russia e dalle spinte speculative di molti operatori del settore.

Proprio le parole del segretario generale, pero’, hanno riportato l’attenzione su un programma, il Covax, che sembrava destinato a un percorso in gran parte deludente, ma a cui il ritorno degli Stati Uniti nell’ambito di molte istituzioni multilaterali sembra aver ridato energia negli ultimi giorni . Nato nel giugno del 2020 per iniziativa dell’Organizzazione mondiale della Sanità insieme alla Gavi Alliance, l’alleanza tra finanziatori privati promossa da Bill Gates, e la Cepi, la Coalition for epidemic preparedness Innovations, il Covax ha la missione di accelerare lo sviluppo e la produzione dei vaccini e garantire un accesso giusto e equo a tutti i Paesi del mondo grazie al finanziamento e al coinvolgimento dei Paesi più ricchi.

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”Il Covax è la chiave per immunizzare le persone più povere del Mondo e porre fine alla pandemia”, ha spiegato in un editoriale la rivista Nature. Il suo obbiettivo, dall’inizio, e’ stato quello di assicurare l’immunizzazione del 20 per cento della popolazione mondiale e di combattere quello che e’ stato definito ”il nazionalismo dei vaccini” da parte dei Paesi che possono permetterselo.

La partenza del progetto è stata, apparentemente, abbastanza spedita. Nel giro di pochi mesi, 190 diversi Paesi hanno aderito ed è stato firmato un contratto per poco più di due miliardi di dosi con Pfizer-Bio-N-Tech e AstraZeneca/Oxford. I singoli Paesi hanno cominciato a sottoporre, come richiesto, i piani nazionali per l’acquisizione e la somministrazione dei vaccini. Il progetto ha assegnato, sulla carta, 330 milioni di dosi ai Paesi più poveri, con la speranza di distribuirne altri milioni entro la prima meta’ del 2021. ”Ci aspettiamo di poter iniziare le consegne dalla fine di febbraio 2021”, aveva dichiarato Seth Berkley, direttore generale di Gavi, ”e 1,8 miliardi di dosi andranno entro fine anno ai Paesi a basso reddito senza alcun costo per i loro governi”.

Luci e ombre

Nella realtà poi, le speranze iniziali si sono arenate contro una serie di ostacoli. Tutti i Paesi più ricchi e diversi Paesi a medio reddito hanno iniziato una corsa per assicurarsi le dosi necessarie per i propri cittadini, e talvolta anche di più, acquistandole direttamente dai produttori. Per i Paesi più poveri, come ha ammesso lo stesso direttore dell’Oms, Tedros Adhanom Ghebreyesus, la data prevista per ricevere le prime immunizzazioni è così slittata al 2022. A dicembre, l’organizzazione ha denunciato un deficit di 4 miliardi di dollari nei finanziamenti necessari.

Adesso però, qualcosa sembra cominciare a muoversi. Durante il loro summit a metà febbraio, i leader del G7 hanno preso l’impegno di finanziare il Covax con 7.5 miliardi di dollari e il presidente Biden ha promesso di donare 2 miliardi di dollari nel 2021 e altri 2 nei due anni successivi. ”La UE ha raddoppiato il suo contributo al Covax da 500 milioni a un miliardo di euro” , ha raccontato in un twitter Ursula von der Leyen, mentre Angela Merkel ha garantito ai giornalisti che il contributo addizionale della Germania sarà di 1.2 miliardi di dollari. Il Regno Unito, da parte sua , ha aumentato i finanziamenti e promesso di donare le dosi superflue, una mossa che anche Washington si e’ impegnata a fare appena possibile. La Cina, che ha già donato i suoi vaccini a 53 Paesi in via di sviluppo e li ha venduti a altri 22 Paesi, ha annunciato di voler contribuire in via preliminare al Covax con 10 milioni di dosi.

All’inizio di febbraio, il Covax, in collaborazione con l’Unicef, ha annunciato i piani provvisori per la distribuzione dei vaccini entro la prima meta’ del 2021. A beneficiarne, hanno promesso, saranno 18 Paesi nei cinque continenti, dal Bhutan alla Bolivia e dalla Bosnia a Gaza . ”L’Unicef è orgoglioso di far parte del lancio di un piano indicativo di distribuzione da parte del Covax”, ha dichiarato Henrietta Fore, Direttrice generale dell’organizzazione internazionale: ”Questo lancio aiuterà i Paesi a continuare i loro preparativi per la distribuzione del vaccino”.

Prezzi e  quantità

A un’indicazione concreta delle quantità che saranno distribuite ha fatto seguito un impegno a negoziare all’ingrosso con le case di produzione e a condividere le informazioni sui prezzi garantendo la massima trasparenza. Qualcuno ha cominciato a parlare della possibilità di negoziare un vaccino generico. E l’Unicef ha garantito il suo sforzo per informare e aggiornare gli operatori sanitari sui passi necessari da compiere per una corretta somministrazione. Che il lavoro del Covax sia ormai a un punto di svolta, cosi’, lo ha indicato con chiarezza il Consiglio di Sicurezza dell’Onu convocato la settimana scorsa dal ministro degli esteri inglese Dominic Raab, ufficialmente per esaminare i rischi del Covid nelle zone di conflitto, e a cui ha partecipato per la prima volta il nuovo segretario di Stato americano Anthony Blinken. ”Gli Stati Uniti lavoreranno con i partner attorno al mondo per espandere la produzione e la capacita’ di distribuzione dei vaccini e per migliorare l’accesso, anche per le popolazioni svantaggiate”, ha promesso il rappresentante della politica estera di Joe Biden.

Durante la riunione virtuale, Guterres ha chiesto a tutti di fare un passo avanti con la creazione di un Piano Globale di Vaccinazione, che veda coinvolti i Paesi che hanno la possibilità di assicurare una distribuzione globale, gli scienziati e i produttori e di una Task Force di emergenza da parte dei Paesi del G20. Le spinte ad ascoltarlo, è ovvio, sono diverse. Da un lato, si sa, a dare una solida motivazione ai Paesi che hanno gia’ avviato una vaccinazione di massa della propria cittadinanza ci sono gli avvertimenti degli scienziati che temono il ritorno delle varianti. E dall’altro, anche se pochi ne parlano apertamente, ci sono i segnali d’allarme lanciati dagli economisti, che hanno calcolato che la mancanza di vaccini nei Paesi in via di sviluppo potrebbe costare all’economia globale quasi dieci trilioni di dollari. E le vittime di una drammatica contrazione potrebbero essere proprio quei Paesi che ancora esitano ad aiutare il Covax.

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La foto di copertina e’ tratta dal sito dell’Oms

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