Venezuela, nuovi passi nel processo di pace

Firmato a Città del Messico un memorandum d'intesa tra Governo e opposizione

di Maurizio Sacchi

Sotto gli auspici della Norvegia, il governo venezuelano e l’opposizione maggioritaria hanno fatto un passo fondamentale nel processo di pace. Le due delegazioni hanno firmato venerdì al Museo di Antropologia di Città del Messico un memorandum d’intesa che stabilisce sette priorità:  “Diritti politici per tutti; garanzie elettorali per tutti e un calendario elettorale per elezioni garantite da osservatori imparziali; revoca delle sanzioni e ripristino del diritto ai beni; rispetto dello stato di diritto costituzionale; convivenza politica e sociale, rinuncia alla violenza e riparazione per le vittime della violenza; protezione dell’economia nazionale e misure di protezione sociale per il popolo venezuelano; garanzie di attuazione, follow-up e verifica di quanto concordato”. 

Il processo sarà monitorato da Russia e Paesi Bassi, oltre a un gruppo di “Paesi amici”: si parla al momento, di Germania, Turchia, Stati Uniti e Canada. Questa volta. si spera nel superamento degli ostacoli ha portato al fallimento del tentativo di dialogo promosso dal Vaticano nel 2016 e del riavvicinamento cercato dalla Repubblica Dominicana e dalle Barbados. 

Secondo El Espectador di Bogotà, il punto chiave di questa negoziazione sta nel metodo., che permette di avere regole del gioco chiare, cosa che finora non è stata possibile tra il Governo e l’opposizione venezuelana. E si ricorda che la frase centrale di questo “memorandum d’intesa” è presa dal processo di pace colombiano: “nulla è concordato finché tutto è concordato“. Questo rende chiaro che qualsiasi accordo è parziale e soggetto a miglioramenti, e impedisce che una delle parti si allontani dal tavolo una volta ottenuto ciò che vuole. In modo che si possa raggiungere un accordo finale che sia organico e non la somma di piccoli negoziati.

Jorge Rodríguez, presidente dell’Assemblea Nazionale e capo della delegazione del governo venezuelano ha sottolineato: “Sappiamo già dove siamo in disaccordo e come diversamente vediamo le nostre vite e immaginiamo il futuro. Il lavoro  [che affrontiamo] è dove trovare punti di convergenza, dove trovare accordi concreti”.

Mentre il capo della delegazione dell’opposizione,  riunita sotto la sigla di  Plataforma Unitaria, Gerardo Blyde, ha sottolineato: “Il processo sarà complesso, avrà momenti molto difficili, non è stato facile accordarsi sull’agenda e sul formato (…) tra narrazioni diametralmente opposte, sta iniziando un processo trascendentale che deve costringerci a cercare accordi su tutte le questioni che affronteremo“.

Tuttavia, le parti possono concludere accordi parziali se considerano che l’argomento o gli argomenti sono stati sufficientemente discussi e se la loro attuazione è urgente, necessaria o almeno verificabile prima della fine del negoziato“, ha letto Dag Nylander, direttore del Centro norvegese per la risoluzione dei conflitti, all’apertura dei colloqui. Durante i colloqui dell’Avana tra il governo della Colombia di Juan Manuel Santos e la guerriglia delle Farc, Nylander aveva già svolto questo ruolo di mediazione, e a quanto pare l’esperienza è servita. In questo caso, poi, l’aggravarsi della crisi economica e sociale del Venezuela, e la necessità assoluta di veder eliminate le sanzioni e l’embargo, rappresentano un’urgenza che né il governo di Maduro, né l’opposizione possono più ignorare. 

Il ritorno a elezioni trasparenti e riconosciute è una delle condizioni poste dagli Usa per sollevare le misure punitive contro Caracas. E l’appuntamento per le amministrative di novembre metterà alla prova la sincerità ed efficacia di questo ultimo tentativo di pace.

di Red/Ma.Sa.

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