Venezuela, scontro alle frontiere

Alla vigilia della data prevista per la partenza dei convogli umanitari  dalla Colombia e per l'organizzazione di due concerti rivali, è sotto accusa la spettacolarizzazione e l’uso strumentale degli aiuti. Mentre la tensione al confine col Brasile  fa le prime vittime
Nicolàs Maduro

Il 23 di febbraio – domani – è la data prevista per il tentativo di ingresso dei convogli umanitari in Venezuela. Alla frontiera con la Colombia, la tensione sale di ora in ora mentre si scaldano i motori di due concerti rivali su entrambi i lati di un ponte che collega i due Paesi. Ma è dalla frontiera col Brasile che giungono le prime cattive notizie: Almeno udue persone sono morte  e molti altri sono stati feriti negli scontri al confine oggi dopo che le forze di sicurezza venezuelane hanno aperto il fuoco contro un gruppo di persone per impedir loro di raggiungere il confine, chiuso dal presidente Nicolás Maduro. Erano in fila per la consegna degli aiuti umanitari.

Questa mattina le autorità venezuelane avevano fatto chiudere anche  il ponte di Tienditas, il principale punto di accesso dalla Colombia. Da qui nella notte sono transitati migliaia di venezuelani, diretti al concerto promosso dal magnate inglese Richard Branson, fondatore della compagnia Virgin Atlantic, e patrocinatore del Venezuela Aid Live. Il cui inizio è previsto  oggi  in contemporanea con il tentativo di ingresso delle colonne di aiuti.

José Luis Rodríguez , el puma

Al concerto parteciperanno oltre 30 artisti di diverse nazionalità tra cui Carlos Vives, Juanes, Juan Luis Guerra, Paulina Rubio, i messicani Maná, oltre al venezuelano José Luis Rodríguez “el puma” – che qualcuno ricorderà per una partecipazione a san Remo nel 1984 – e Miguel Bosé. L’evento gratuito mira a raccogliere quasi 100 milioni di dollari in donazioni, “con l’intento di mitigare le esigenze primarie dei venezuelani”. Lo stesso Branson è già sul posto , e secondo quanto ha detto, attende qualcuno: “Lui (Guaidò) arriverà dall’altra parte del ponte con forse un milione di suoi sostenitori, e credo che entrambi, da entrambe le parti, consegneremo fiori ai militari e alla gente che sorveglia il ponte, e vedremo se possono essere persuasi a fare la cosa giusta “, ha detto riferendosi al presidente dell’Assemblea nazionale che guida le proteste anti Maduro e che si è autoproclamato presidente.

Mentre il braccio di ferro alle frontiere continua, giungono notizie inquietanti sul fronte umanitario. Secondo Lancet, la più antica e prestigiosa pubblicazione medica del Regno unito, la malaria, già data per eradicata in Venezuela dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), è riapparsa e si sta diffondendo ben oltre i confini. Le cause di questa nuova epidemia sono, secondo la rivista, da attribuire alla scarsità di personale medico specializzato, in gran parte fuggito dal Paese, o messo in condizioni di non lavorare. E ancora, all’intensificarsi dell’attività mineraria illegale nelle zone di giungla fluviale alle frontiere col Brasile.

La pagina Venezuela di Usaid

Alla ricerca dell’oro, resa necessaria dal tracollo dell’economia nazionale, gli improvvisati cercatori di pagliuzze vivono in campi di fortuna, in situazioni igieniche inesistenti, dove l’acqua stagnante e la mancanza di fognature producono le condizioni ideali per il riaccendersi dei focolai infettivi della malaria e del dengue. Al ritorno a casa con il ricavato, l’infezione si diffonde, e l’allarme ormai riguarda anche tutti i Paesi che hanno ricevuto e stanno ricevendo l’impatto migratorio dal Venezuela. Oltre alla Colombia, gran parte dei Paesi dell’America del Sud; e anche Miami e Los Angeles.

La posizione del governo Maduro è nota: si accusa della crisi economica e umanitaria il blocco e l’assedio economico che avrebbero strangolato la “Rivoluzione Bolivariana”. E si accusano Trump e l’opposizione di fare un uso strumentale degli aiuti umanitari. E’ una tesi non troppo diversa da quanto sostiene una parte della stampa internazionale. A parlare apertamente di “cavallo di Troia”, in riferimento alle colonne di aiuti marchiati USAID scaricati dai C7 dell’aviazione militare Usa alla frontiera è il Guardian di Londra .

Mentre si ritiene che l’uso politico degli aiuti non sia un male di per sé, e viene rievocato lo storico ponte aereo con Berlino Ovest, la valutazione del Guardian è che “mentre gli aiuti degli Stati Uniti sono stati politicizzati fin dal dal dopoguerra, col Piano Marshall, nessun presidente degli Stati Uniti è stato così ovvio e grezzo come Trump nell’ approccio utilitario agli aiuti umanitari”. Anche il governo Maduro –  sostiene invece l’opposizione – ha fatto e fa un uso politico dell’emergenza, soprattutto sanitaria. Sempre nel reportage di Lancet, si dice che i dati ufficiali sulla diffusione delle malattie in Venezuela non sono più disponibili, perché il governo ha prima privato di mezzi, poi sequestrato hard disk, e distrutto microscopi e attrezzature, dell’agenzia di rilevamento collegata all’Oms, Nel tentativo di nascondere i dati reali.

Il concerto del 23 febbraio, con le colonne di camion in attesa alle porte del ponte, tre rimorchi di tir messi di traverso a sbarrare la linea di confine sopra al fiume, e forse con i militari bolivariani stretti fra il pubblico del concerto e la folla che lo ascolterà dal lato venezuelano, potrebbe essere un momento critico. Certo è che la diplomazia si è mossa con ritmi assai lenti, e che al momento una mediazione che possa portare a un accordo non è nemmeno partita.

(Red/Ma.Sa.)

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