Vertice sul clima: speranze e problemi

Tra Usa e Cina una sfida virtuosa. E un possibile terreno di dialogo

Che bilancio emerge dall’incontro virtuale tra i Paesi  più importanti del Pianeta del 23 aprile sulla risposta alla crisi climatica globale ? Prima di tutto, con il ritorno degli Stati uniti all’accordo di Parigi, si chiude il capitolo negazionista della prima potenza mondiale.  In secondo luogo, apre un importante terreno di confronto, ma anche di dialogo, tra le due massime potenze: tra Usa e Cina anche questo campo di confronto è occasione di attrito e di polemica. Ma in questo caso vi è anche una concordanza di fondo sugli obbiettivi da raggiungere, e un impegno forte, anche se espresso in termini diversi, per mettere in primo piano la riduzione delle emissioni nelle rispettive agende.

Lo stesso Presidente cinese Xi Jingping, prima del vertice, aveva espresso l’impegno di ridurre gradualmente  le proprie emissioni di anidride carbonica, raggiungendo il picco entro il 2030 e la neutralità entro il 2060. Questo è avvenuto una settimana prima dell’incontro a livello globale, in un meeting trilaterale con Macron e la Merkel. Da parte loro, gli Stati Uniti  hanno annunciato tagli delle emissioni dal 50 al 52 percento rispetto ai livelli del 2005 entro il 2030, L’ Unione europea ha preso l’impegno a una riduzione degli stessi indici del 55 percento entro il 2030 rispetto ai valori del 1990 ; e ha tradotto in legge comunitaria vincolante  questo impegno. Anche il Regno unito si è posto un obbiettivo ambizioso, con tagli del 68 percento sempre per il 2030.

Nel complesso, pare che intorno a questa sfida globale si stia costruendo, pur fra cento ostacoli, un consenso planetario, nella coscienza che il problema non possa che essere affrontato in collaborazione e coordinamento internazionale.  Decisivo à stao il cambiamento di rotta di joe Biden, che ha  presentato al Congresso un budget di 1,2 miliardi di dollari per il Green Climate Fund (GCF) sostenuto dalle Nazioni Unite,  un aumento del 12 percento dei finanziamenti per il Dipartimento di Stato e altri programmi internazionali nell’anno fiscale ottobre 2021-settembre 2022 più $ 1,3 miliardi per altri programmi climatici bilaterali e multilaterali.

Ma un portavoce del ministero degli Esteri cinese ha detto che il ritorno degli Stati uniti all’accordo di Parigi “non è [da accogliere come] il ritorno del re, ma piuttosto come un cattivo scolaro che torna in classe”. La Cina sostiene che le emissioni cumulative di CO2 degli Stati uniti sono circa tre volte quelle della Cina. Dal 1750 (quando si pensa che le emissioni siano state praticamente nulle) fino alla fine del 2018, la Cina ha prodotto circa 210,20 miliardi di tonnellate di CO2, secondo Our World in Data, che compila statistiche provenienti da diversi Paesi. Nello stesso periodo gli Stati Uniti hanno prodotto 404,77 miliardi di tonnellate. Gli Stati uniti sostengono che le emissioni totali legate all’energia della Cina sono il doppio di quelle degli Stati uniti e quasi un terzo di tutte le emissioni a livello globale.Le emissioni annuali della Cina oggi sono circa il doppio di quelle degli Stati Uniti, secondo i dati delle Nazioni unite.E l’anno scorso, la Cina ha  prodotto circa un terzo delle emissioni globali di CO2, mentre gli Stati Uniti ne producevano il 13 percento.

Ma si tratta finalmente di uno scontro virtuoso, e di una competizione che supera gli interessi nazionalisti e privilegia un obbiettivo globale. Tutto ciò sarà posto ora alla prova dei fatti. Ma certamente la condivisione sugli obbiettivi è un punto da non sottovalutare, e nel panorama globale, oltre a rappresentare una gara che può essere di beneficio all’intero Pianeta, potrebbe rappresentare un contributo al dialogo e alla costruzione di un percorso di pace

(Red/Ma.Sa.)

Foto di copertina di Louis Reed

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