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Incognita Kurdistan iracheno

Qualcosa si muove nel Kurdistan iracheno, ma è ancora difficile stabilire se la direzione sarà quella della pace e della stabilità della regione autonoma.

Il 30 settembre i cittadini sono stati chiamati a votare per eleggere il nuovo parlamento della regione autonoma all’interno dell’Iraq. Sono state le prime consultazioni organizzate nella regione del Kurdistan dopo il referendum sull’indipendenza del 2017. Referendum che peraltro aveva fallito il suo intento indipendentista (nonostante i sì furono il 92%) e aveva provocato la dura reazione (a tratti vendicatrice) di Baghdad. Il risultato non è stato riconosciuto dal governo iracheno. Inoltre dopo tre settimane dal voto le forze federali avanzarono su Kirkuk e le aree contese e il Kurdistan iracheno perse metà del petrolio e un terzo del territorio che controllava al momento del voto.

Le elezioni del 30 settembre sono state vinte dal Partito democratico del Kurdistan (Pdk). Il Pdk ha ottenuto 45 parlamentari su 111 seggi e 738.698 voti, accreditatosi come primo partito. Secondo arrivato invece il Puk (Unione Patriottica Curda). I due partiti governano insieme dal 2005 il Kurdistan iracheno. L’affluenza al voto è stata dal 57%, in netto calo rispetto alle consultazioni precedenti. Le opposizioni, sia laiche riformiste che islamiste, restano invece deboli e divise.

Il neo governo dovrà affrontare prove difficilissime: ridiscutere le relazioni politico-militari-istituzionali con Baghdad, districarsi tra le ingerenze delle potenze regionali e risolvere la crisi finanziaria e di legittimità politica che colpisce il Kurdistan iracheno dopo il fallimento del referendum nel 2017.

Un risultato che piace agli inglesi. L’ambasciatore britannico in Iraq, Jon Wilks, in un colloquio con il presidente del Pdk, Massoud Barzani, ha riferito che la vittoria elettorale del Pdk dovrebbe riflettersi positivamente sui progressi democratici della regione autonoma del Kurdistan iracheno.

Adel Abdul Mahdi nominato primo ministro.  Intanto i legislatori iracheni hanno eletto il veterano curdo Barham Salih come nuovo presidente del Paese. Salih è un ex primo ministro del governo regionale del Kurdistan e un ex vice primo ministro del governo federale iracheno.

In base ad un accordo non ufficiale che risale all’invasione a guida Stati Uniti nel 2003, la presidenza irachena (ruolo in gran parte cerimoniale) è detenuta da un curdo, mentre il primo ministro è sciita e il presidente del parlamento è sunnita.

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