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Piazze africane (di segno opposto)

Migliaia di sudanesi che manifestavano il loro dissenso contro il golpe militare sono stati dispersi dai gas e dalle cariche della polizia mentre, nel Paese confinante, le piazze erano piene di folla e cartelli contro i media occidentali (vedi a  destra la foto tratta dal sito della Bbc)  in sostegno del Governo di Addis Abeba impegnato nella guerra contro una parte del popolo etiopico: quella che vive nel Tigrai. Piazze di segno opposto (e dunque con una diversa reazione delle forze di sicurezza) che testimoniano le gravi tensioni in questi due grandi Paesi africani, centrali nelle politiche del Continente. Una domenica segnata dalla gente nelle strade ma con segnali molto diversi tra loro.

Sudan: contro il Governo

Le forze di sicurezza sudanesi – racconta l’emittente del Qatar Al Jazeera – hanno arrestato decine di manifestanti e sparato gas lacrimogeni in diverse manifestazioni anti-golpe, mentre i manifestanti in differenti  città si sono uniti a un appello per due giorni di disobbedienza civile e per  una campagna di scioperi contro la presa di potere dal mese scorso da parte dei militari. Le manifestazioni si sono svolte  domenica nella capitale, Khartum, così come nella sua città gemella di Omdurman, Wad Madani a Sud, e nella città settentrionale di Atbara.

Etiopia: a sostegno del Governo

In Etiopia al contrario, spiega l’emittente britannica Bbc, decine di migliaia di persone hanno preso parte a manifestazioni di massa nella capitale Addis Abeba. Una domenica nelle strade per mostrare sostegno al Governo nella sua lotta contro l’alleanza di forze ribelli che minacciano di marciare sulla città a un anno dall’inizio della guerra nel Tigrai di cui però Addis Abeba non ha avuto ragione. I combattimenti  infatti sono ancora in corso dal novembre 2020 tra il Governo dell’Etiopia e le forze “ribelli” nella regione settentrionale del Tigrai. Una guerra che – oltre ad aver causato un’ondata di sfollati e profughi –  coinvolge anche soldati eritrei. Le parti sono state accusate di atrocità e possibili crimini contro l’umanità.

(Red/Est)

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