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Armi della Leonardo spa “impiegate nei bombardamenti a Gaza”

il logo del gruppo italiano del settore aerospazio e difesa Leonardo SpA sullo schermo davanti al sito web

di Alessandro De Pascale

Dodici gennaio 2024. Le agenzie stampa battono la notizia che Papa Francesco ha rifiutato una donazione da 1,5 milioni di euro per l’Ospedale Pediatrico Bambin Gesù di Roma, un presidio ospedaliero privato di proprietà della Santa Sede che si autodefinisce “il più grande Policlinico e Centro di ricerca pediatrico in Europa”. Il Vescovo di Roma, in questi anni sempre più in campo contro la guerra e a favore della pace, ha deciso di rinunciare pubblicamente a quei fondi in quanto provenienti dalla Leonardo spa. Una società pubblica italiana controllata dal Ministero dell’Economia e delle Finanze, primo produttore di armi dell’Unione Europea, secondo in Europa e 13° al mondo, secondo lo Stockholm International Peace Research Institute (SIPRI).

La risposta al Papa dell’azienda non si è fatta attendere: “In tutti i teatri di guerra in corso, a partire dall’Ucraina e dal Medio Oriente, non c’è nessun sistema offensivo di nostra produzione”, si è subito affrettata a dichiarare la dirigenza della Leonardo spa. Peccato che, per The Weapon Watch (l’Osservatorio sulle armi nei porti europei e mediterranei), non sia così: “Dobbiamo smentire l’azienda delle armi sotto controllo governativo italiano: nella guerra di Israele contro la popolazione palestinese non solo sono presenti armi di Leonardo, ma queste sono state impiegate in azioni di bombardamento indiscriminate su aree urbane densamente abitate”. A supporto di questa affermazione, l’Osservatorio ha pubblicato sul proprio sito internet tutta una serie di foto e la descrizione dei prodotti di questa azienda nelle mani dell’esercito israeliano che, da ottobre 2023, bombarda e occupa la Striscia di Gaza.

Attacco alla Striscia di Gaza di una corvetta classe Sa’ar 6 della Marina israeliana con cannoni Oto Melara (screenshot di un video dell’IDF del 14 ottobre 2023)

Su siti specializzati anche italiani, sottolinea The Weapon Watch, “è circolato un breve filmato attribuito alle Forze armate israeliane (IDF), in cui si mostrano navi da guerra al largo dalla costa di Gaza che sparano e colpiscono le aree urbane settentrionali della Striscia”. E questo lo sanno tutti. Ciò che invece era finora noto praticamente soltanto agli addetti ai lavori è che “il bombardamento su aree abitate da popolazione civile è stato effettuato con cannoni navali super rapidi Oto Melara 76/62 Multi-Feeding da 76mm, costruiti nello stabilimento Leonardo (ex Oto Melara) di La Spezia”. Sistemi d’arma “adottati da numerose marine militari nel mondo, tra cui dal 1969 quella israeliana”, chiarisce questo Osservatorio italiano che si batte da sempre per “rendere pubbliche le connivenze e gli interessi nascosti dalle aziende italiane più implicate nell’economia di guerra”.

Tali cannoni “sono stati consegnati alla Marina militare israeliana nella base navale di Haifa il 13 settembre 2022 con apposita cerimonia, e montati su due nuove corvette della Marina militare israeliana”, ricorda The Weapon Watch. Le navi in questione “impegnate nella loro prima azione in battaglia, sono la INS Magen e la INS Oz, le unità più grandi e più moderne della Marina militare israeliana”. Costruite in Germania dai cantieri ThyssenKrupp e consegnate tra dicembre 2020 e maggio 2021, “il costo di ciascuna era stimato di poco inferiore ai 600 milioni di dollari, sostenuto per due terzi dal governo israeliano e per un terzo da quello tedesco”.

Secondo The Weapon Watch, “la ragguardevole spesa era stata a suo tempo giustificata con la necessità di difendere i giacimenti di gas metano che Israele controlla nel Mediterraneo e che sono rivendicati dagli stati confinanti”. Ma poi, in seguito all’attacco di Hamas a Israele del 7 ottobre 2023, quelle due corvette dotate dei cannoni navali super rapidi del gruppo italiano a controllo statale Leonardo, la cui gittata (a seconda del tipo di munizionamento) va da 20 a 35 chilometri di distanza, “sono state impiegate per la prima volta nella guerra interna contro i palestinesi di Gaza, occasione propizia per testare sistemi ed equipaggio”, denuncia ancora l’Osservatorio sulle armi nei porti europei e mediterranei.

Un M-346 Master “Lavi” dell’Alenia Aermacchi in volo con le insegne dell’Aeronautica Militare israeliana (The Weapon Watch)

Il quale poi aggiunge che, se ritenuto necessario dal Governo israeliano, “potranno essere impiegate anche in azioni di guerra contro le postazioni di Hezbollah in Libano”. Ci sono poi i caccia Alenia Aermacchi M-346 Master ‘Lavi’: “Il gruppo Leonardo ne ha consegnati a Israele 30 esemplari tra il 2014 e il 2016, senza alcuna garanzia che non vengano trasformati nella versione armata fighter attack, dotabile di mitragliatrici da 20 millimetri, cannoncino da 30 millimetri, sistemi di ancoraggio e sgancio di bombe e pod subalari per missili aria-aria o aria-terra”.

The Weapon Watch ci tiene inoltre a evidenziare “la forte connessione con il sistema militare-industriale di Israele”. Perché per il gruppo italiano a controllo statale, lo Stato ebraico non è solo un cliente, in quanto quest’ultimo ospita stabilimenti e dipendenti di Leonardo. La presenza diretta della Leonardo spa in Israele “si deve a un’operazione conclusasi nel luglio 2022 con l’acquisizione della società israeliana RADA Electronic Industries, specializzata in radar per la difesa a corto raggio e anti-droni (leggi il comunicato della Campagna BDS Italia), e alla conseguente nascita della nuova società israeliana DRS RADA Technologies, che è – si noti – controllata da Leonardo DRS Inc. con sede negli Stati Uniti”. La DRS RADA Technologies del gruppo Leonardo conta 248 dipendenti e ha tre sedi in Israele (uffici a Netanya, stabilimento principale a Beit She’an e centro ricerche nel Gav-Yam Negev Tech Park di Beer Sheva), oltre uffici negli USA (a Germantown, Maryland, ai margini dell’area metropolitana di Washington D.C).

La DRS RADA Technologies del gruppo a controllo statale italiano “ha partecipato alla realizzazione di ‘Iron Fist’, un sistema di protezione attivo montato sui nuovi Armoured fighting vehicles (AFV) delle Israel Defence Forces (IDF), gli ‘Eitan’ a otto ruote destinati a sostituire i vecchi M113”. Il loro effettivo impiego era previsto nel corso del 2024, ma “l’attacco a sorpresa di Hamas del 7 ottobre scorso ha comportato un immediato utilizzo dei nuovi mezzi nella battaglia di Zikim, circa 3 km a nord della Striscia di Gaza, nei pressi di una base militare israeliana attaccata dai militanti palestinesi”. Successivamente, “gli Eitan hanno partecipato all’invasione e alle operazioni militari di Gaza”, denuncia The Weapon Watch.

Stesso discorso per i giganteschi bulldozer blindati Caterpillar D9, adoperati a Gaza per distruggere abitazioni e strutture palestinesi, che “saranno dotati dei sistemi di protezione attiva e dei radar tattici di DRS RADA”. C’è poi la DRS Sustainment Systems Inc., altra azienda del gruppo Leonardo con sede negli Stati Uniti, che “supporta la mobilità dei mezzi pesanti delle Forze armate israeliane fornendo gli speciali carrelli a due assi capaci di un carico utile di 77 tonnellate, cioè più di quanto pesi un carro armato da combattimento Merkava (65 t) e il bulldozer corazzato ‘Doobi’ (70 t)”. Tali forniture alle forze armate dello Stato ebraico, targate Leonardo spa, avvengono “almeno dal 2007, quando mise a punto un prototipo adatto alle esigenze dell’esercito insieme a un partner israeliano, la Shladot Metal Works, un’azienda di Haifa che produce soprattutto veicoli militari leggeri e pesanti per le IDF”, rivela ancora The Weapon Watch.

La Leonardo spa, nome immaginifico che rimanda al noto scienziato, inventore, artista e talento universale del Rinascimento italiano, assunto dopo lo scandalo per corruzione internazionale e false fatturazioni del 2016 (fino ad allora si chiamava Finmeccanica), negli ultimi decenni ha dismesso quasi tutti i settori produttivi civili (a partire da quello ferroviario). Nell’ultimo bilancio disponibile dichiara del resto che attualmente realizza l’83% del proprio fatturato nel settore difesa, avendo quasi solo clienti governativi (88%). Ma pur dedicandosi oggi quasi esclusivamente al business della guerra, tenendoci molto alla propria immagine (fatta salva la quota del governo italiano, il 51,8% del capitale è nelle mani di investitori istituzionali in gran parte britannici e statunitensi), preferisce collocarsi nel generico e più presentabile mercato del settore aerospazio, difesa, sicurezza (ADS).

Per saperne di più, leggi la nostra scheda conflitto Israele/Palestina

Nella foto di copertina, il logo del gruppo italiano del settore aerospazio e difesa Leonardo SpA sullo schermo davanti al sito web ©T. Schneider/Shutterstock.com

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