Costa d’Avorio

È stata una stagione politica più che vivace, quella vissuta dalla Costa d’Avorio nell’ultimo anno. Volendo stendere un filo temporale che possa in qualche modo aiutare a leggere quanto avvenuto, si potrebbero prendere come riferimento due momenti di lutto che hanno segnato in maniera significativa questo periodo e un’appendice giudiziaria che può aprire a percorsi nuovi. A un capo di questo ideale filo si pone certamente la morte di Amadou Gon Coulibaly, delfino del presidente ivoriano Alassane Dramane Ouattara, scomparso l’8 luglio 2020 quando era ancora Primo ministro. Dall’altro capo, il filo si chiude con la morte di un altro Premier, Hamed Bakayoko, scomparso il 10 marzo 2021, e con l’assoluzione dell’ex presidente Laurent Gbagbo il 31 marzo alla Corte penale internazionale. La morte di Coulibaly ha aperto le porte al terzo mandato di Ouattara, contestato dalle opposizioni che hanno scatenato manifestazioni e forme di disobbedienza civile e violenze diffuse. Il 78enne Capo di Stato è stato “costretto” a rimettersi in gioco sfidando un variegato fronte di opposizione, che alla fine ha invitato a boicottare le elezioni.

Queste ultime sono state vinte da Ouattara al primo turno, con il 94,27% dei voti favorevoli rispetto a un tasso di partecipazione però molto basso (del 53,90%). Intanto, ci sono state violenze che hanno fatto temere scontri di portata più ampia: da questo punto di vista, la stanchezza e il ricordo di quanto avvenuto dieci anni prima, all’apice del confronto tra Ouattara e Gbagbo, forse hanno rappresentato un freno. Rimane, tuttavia, un Paese ancora diviso, polarizzato tra Nord e Sud. Pascal Affi N’Guessan, uno dei candidati di opposizione, denuncia violenze e la morte di almeno 30 persone per mano dei sostenitori di Ouattara, a detta sua. E sono state ugualmente contestate dall’ex presidente Henri Konan Bedie. La Costa d’Avorio viene da un lungo periodo di divisione e, in particolare, dalla crisi del 2002, proseguita poi nel 2010. Il ruolo di Ouattara era quello di poter conciliare tutte le posizioni, ma così non è stato. Le critiche non sono rimaste inascoltate, almeno in apparenza, poiché Ouattara ha istituito un Ministero dedicato alla riconciliazione nazionale, affidato a uno dei suoi avversari alle elezioni, Koaudio Konan Bertin, dissidente del Rassemblement des houphouëtistes pour la démocratie et la paix (Rhdp).

L’assoluzione dell’ex presidente Gbagbo e del suo alleato Charles Ble Goude da parte della Corte penale internazionale ha inoltre aperto la via al ritorno dei due in patria, che potrebbe simboleggiare una svolta verso la riconciliazione ma anche ridare fiato all’opposizione, nel bene e nel male. Le contestate presidenziali del 31 ottobre del 2020 sono state uno dei due appuntamenti elettorali caduti tra la morte di Coulibaly e quella di Bakayoko. Alle legislative del 6 marzo 2021, come da copione, l’Rhdp si afferma nuovamente con l’elezione di 137 deputati all’Assemblea nazionale ivoriana, pari al 54% dei seggi. Il risultato è ritenuto soddisfacente, ma è inferiore alle aspettative che l’Rhpd aveva alla vigilia del voto. Sul fronte dell’opposizione, l’alleanza dei due schieramenti politici dei filo-Bedié e dei filo-Gbagbo ha portato a casa l’elezione di 81 deputati, il 32% del totale. Il Front populaire ivorien (Fpi), schierato con Pascal Affi N’Guessan, e alleati ottengono 10 seggi, mentre i deputati indipendenti eletti sono 26. Chiuse le elezioni, è arrivata la notizia della morte di Bakayoko.