Costa d’Avorio

Situazione attuale e ultimi sviluppi

Dopo la guerra civile il Paese sta tentando di creare una propria stabilità, mantenuta sempre sul filo del rasoio.

Nel gennaio 2017 migliaia di soldati hanno iniziato un ammutinamento per ottenere dal Governo stipendi più alti e per ricevere una sorta di “bonus” che riconoscesse i loro servizi durante la guerra civile. Le trattative che hanno portato ad un accordo sono state dure. Ci sono state sparatorie nelle caserme di varie aree del Paese e il sequestro del ministro della Difesa Alain Richard Donwahi, incaricato di portare avanti i negoziati.

Ad ottobre, tramite un referendum è nata la terza repubblica della Costa d’Avorio e il 18 dicembre si sono svolte le prime elezioni. Il voto sarebbe avvenuto in un clima sereno, ma con un tasso di affluenza non superiore al 34 per cento.

La situazione generale rimane comunque delicata. Nel marzo 2016 sedici persone sono state uccise a Grand Bassam, una località turistica della Costa d’Avorio. L’attentato è stato rivendicato dal gruppo jihadista Al Qaeda nel Maghreb islamico.

E’ poi iniziato il processo contro l’ex first lady Simone Gbagbo, accusata di crimini contro l’umanità, contro i prigionieri di guerra e contro i civili, che sarebbero stati commessi nel 2010. Dopo che suo marito Laurent Gbagbo perse le elezioni e si rifiutò di concedere la vittoria a Alassane Ouattara, scoppiò infatti un sanguinoso conflitto nel quale morirono tremila persone in cinque mesi. L’ex first lady è processata da un tribunale ad Abidjan, mentre Laurent Gbagbo è stato processato a L’Aja dalla Corte penale internazionale (Cpi) insieme al suo ex ministro della giustizia Charles Blé Goudé.

Per cosa si combatte

Le ragioni della guerra in Costa d’Avorio sono da ricercare nel controllo delle ricchezze del territorio, controllo che viene rivendicato dai diversi gruppi dirigenti facendo leva sull’appartenenza ad uno dei 60 diversi gruppi culturali. L’interdizione dalle cariche politiche delle popolazioni a sangue misto ha creato tensioni che non si assopiscono, innestate su un deficit democratico costante nella storia della Costa d’Avorio sin dall’indipendenza.

Inoltre, l’economia del Paese, una delle migliori del continente africano, dipende quasi interamente dall’esportazione delle materie prime e questo scatena da sempre gli interessi delle grandi aziende multinazionali, pronte a finanziare i diversi gruppi pur di assicurarsi – con la presa del potere – il controllo del mercato. Insomma, è un Paese diventato terreno di confronto per interessi esterni, con Francia, Stati Uniti e Cina a contendersi il ruolo di “partner” privilegiato.

Quadro generale

La Costa d’Avorio ottiene l’indipendenza nel 1960 grazie a uno dei padri della decolonizzazione, Felis Houphpuet-Boigny. Legato sia per il proprio passato politico sia per gli interessi economici alla Francia, Boigny garantisce al suo Paese uno sviluppo economico considerevole.

Grazie a un programma di incentivi statali sostenuti anche da Parigi, Boigny porta la Costa d’Avorio a essere il primo esportatore mondiale di cacao e il terzo di caffè. Per 20 anni l’economia del Paese cresce al ritmo del 10% all’anno, superata solo dall’economia dei grandi Paesi produttori di petrolio e diamanti. Boigny gode di enorme credito politico, cosa che gli permette di governare con pugno di ferro, senza permettere la nascita di partiti politici né, tanto meno, di organizzare elezioni libere.

All’inizio degli anni ’80 crolla il prezzo del cacao e del caffè con effetti disastrosi sull’economia del Paese. Il debito estero triplica e cresce la criminalità, la stabilità del Governo comincia a vacillare. Boigny, nel 1990, deve affrontare le prime proteste di piazza. Il Presidente risponde al malcontento attraverso la concessione di alcune libertà politiche, tra cui il multipartitismo. Le prime elezioni libere confermano alla guida del Paese il padre della patria. Boigny muore nel 1993 e viene sostituito da Henri Konan Bèdiè, che riesce a migliorare il quadro economico anche grazie a una svalutazione del 50% del franco Cfa, legato a quello francese e ora all’euro.

La repressione del dissenso crea un forte malcontento che viene sfruttato, nel 1999, da un gruppo di militari capitanati dal generale Robert Guei, che rovescia Boèdiè e organizza le elezioni presidenziali. Le consultazioni del 2000 si svolgono in un’atmosfera pesantissima, caratterizzata da tentativi di brogli compiuti da Guei e dall’esclusione di Alssane Ouattara, principale candidato dell’opposizione, perché di sangue misto. La decisione scatena la rabbia dei musulmani del Nord. Dalle urne esce vincitore Laurent Gbagbo, principale oppositore di Boigny. Nel 2002 parte dell’esercito si ammutina e tenta di rovesciare il Presidente Gbagbo che resiste e il golpe si trasforma in una vera e propria guerra civile che spacca il Paese in due: il Nord controllato dai ribelli del Fronte Nuovo e il Sud sotto controllo del Governo.

La Costa d’Avorio entra in uno stallo politico e istituzionale che paralizza il Paese. Nel 2003 vengono firmati accordi di pace che, tuttavia, rimangono sulla carta. Molti nodi costituzionali rimangono tali, soprattutto quelli che riguardano l’eleggibilità delle popolazioni di sangue misto.

Il Paese rimane diviso in due. E i tentativi del Presidente di riprendere il potere sul territorio sotto controllo dei ribelli, manu militari, falliscono anche grazie alla forza di interposizione dell’Onu, 10mila uomini ancora presenti nel Paese, e ai contingenti francesi che controllano la zona di sicurezza al “confine” tra Nord e Sud del Paese. Le elezioni libere vengono continuamente rimandate, fino alle elezioni del novembre 2010 che hanno visto la vittoria di Ouattara.